ITI - Integral transpersonal Institute

Intervista a Pier Luigi Lattuada

Dove e come ha avuto origine la Biotransenergetica (BTE)? Che rapporto c’è fra il Dott. Lattuada e il Brasile? Da cosa è nata la collaborazione con Jim Garrison, fondatore di Ubiquity University?

Scopri le risposte a queste domande leggendo l’intervista:

Q: Ci puoi raccontare qualcosa su di te? Chi sei, da dove vieni e cosa ti ha portato a creare la Biotransenergetica (BTE)?

A: Beh, intanto sono stato spinto con dei ricatti morali instancabili a fare medicina da mia madre; io mi ero già iscritto a scienze politiche perché non c’era la facoltà di psicologia, ma sapevo vagamente che avrei fatto lo psicanalista. Dopo 7 anni di medicina, nel frattempo ho fatto tutte le varie formazioni in omeopatia, iridologia, bioenergetica, ecc., dopodiché ho fatto la specialità in psicologia, o meglio, in psicoterapia e poi nel frattempo mi avevano contattato da un’università, il campus europeo della Holjen university, che mi ha offerto di fare un insegnamento e contemporaneamente ottenere un PhD, quindi ho fatto PhD in Berastadi a Lugano. Questo per quanto riguarda la parte più burocratica, diciamo cosi… Collateralmente a questo, da subito appena laureato e quindi nell’82, c’è stato l’incontro col Brasile che è stato un punto di svolta, non tanto per i contenuti ma quanto per questo passaggio dalla mente al cuore: questo primo percepire che cosa significhi passare dalla mente al cuore. E quella è stata un po’ una guida della mia vita anche perché ero un giovane medico reduce del 68’; insomma, era molta testa e poco cuore. Poi soprattutto per creare una metodologia diversa – lo dico sempre – devi essere molto presuntuoso: non mi andava bene nulla di quello che c’era in giro, non riuscivo a fare il surrender a nessun maestro intorno, e allora faccio il maestro io. Quindi da questo atto di presunzione io ritengo di essere molto fortunato perché cosi come mi è stato messo sulla mia strada Marlene prima e Mela dopo, intanto ho avuto queste due maestre angeli, insegnanti, maestre di cuore. E questo lungo viaggio di apertura del cuore, che non è ancora finito, però è scandito dalla costruzione della BTE, la quale è come se qualcuno avesse deciso di mandarmi giù degli insegnamenti per quello che servisse per me per aprire il cuore e, quindi, doverlo saper trasmettere agli altri. Per cui posso senz’altro dire che la BTE è qualcosa che “mi è successa”, mi si è costruita davanti ed è stata prima di tutto la mia guida, terapia, metodologia, che funziona o, spero, ha funzionato in misura per me e quindi poi devo attraverso gli altri. Questo per quanto riguarda il processo formativo della BTE, che poi appunto ha avuto tutti i suoi passaggi istituzionali accademici perché comunque io credo di essere una “persona di mezzo,” sia perché nata a Milano, perché Mediolanum, in mezzo alle terre, sia forse perché Capricorno,… che ne so, pero comunque, l’equilibrio e lo stare in mezzo è una delle… e quindi questo giocare tra il mondo diciamo cosi accademico razionale e il mondo spirituale sciamanico, senza finire per la tangente è una delle prerogative e anche una delle linee essenziali della BTE.

Q: Questo mondo spirituale e sciamanico pensi di averlo sentito sempre dentro di te o l’hai scoperto in Brasile? In che momento si è palesato nel tuo percorso?

A: L’ho scoperto più in Brasile, però posso dire che grazie al Brasile ho scoperto di esserlo sempre stato. Nel senso che io ricordo dei momenti di estasi mistica da ragazzino all’oratorio, più o meno 13-14 anni. Mi ricordo che c’era questo educatore che era venuto un’estate tra noi e io mi ricordo di quest’estate in una condizione proprio paradisiaca, mi ricordo questo senso di connessione, a quei tempi era proprio un discorso di Gesù, del cattolicesimo e mi ricordo quel periodo di estrema connessione con qualche cosa a cui non sapevo ancora bene dare il nome. Poi è arrivato il 68’ e ha deviato verso il materialismo storico, anche se, posso dirlo dopo, questa lotta per la giustizia – la rivoluzione – era comunque spinta da un aneto spirituale di miglioramento del mondo e che, per esempio, io ero in un momento studentesco che era molto stalinista – il che è tutto dire – ed ero li per via di amicizie sia con il mio liceo, che il gruppo nella quale io ero era più orientato verso lo studentesco, e poi c’erano i gruppi più fricchettoni come Lotta Continua, ma la mia anima era sempre più rivolta verso un aspetto più “freak”, più hippie, diciamo cosi.. questa dimensione hippie freak era senz’altro una dimensione spirituale: il romanticismo, la fascinazione per la beat generation, per i figli dei fiori e tutte queste dimensioni, io ritengo che fosse già un segno di questa connessione spirituale, che poi si è aperta durante un’altra esperienza a tipo 18-19 anni con un LSD, che ha scoperchiato l’universo. Poi ancora qualche anno di tregua sempre all’interno della politica; poi il training autogeno è stata un’altra occasione incredibile verso i 23 anni, ho incontrato Otto Lams, un medico di 82 anni col pizzettino da cinese che insegnava questo training autogeno e ho avuto delle esperienze estatiche di apertura. Quindi le prime esperienze interiori di connessione, sono partite li. Quindi alla Bioenergetica, psicocorporea, però sempre sentivo che mancasse qualche cosa e appunto quello che mancava l’ho trovato in Brasile che era il transe e, di conseguenza, il cuore. Per cui il risveglio e l’accorgermi è arrivato dall’82 in poi, però in qualche modo c’era sempre.

Q: In poche parole o frasi che cosa ti ha insegnato il Brasile, a parte questo passare dalla mente al cuore?

A: Quello soprattutto, il lavoro con … il transe, e quindi la fluidità, il lavorare con il campo, con le forze spirituali, con le forze elementali, cioè con la natura, sì… e posso dire adesso, il lavorare con il campo, che poi potremmo anche chiamare appunto con il mondo spirituale. Poi c’è stato anche collateralmente e da subito, quindi nell’84, l’incontro con l’ayahuasca e quindi anche tutta quella dimensione di stati espansi di coscienza che è stato comunque collaterale. Però, tutte le tradizioni che ho incontrato, quindi sia l’Umbanda, che è stato luogo delle aperture di cuore, sia le dimensioni sciamaniche dell’ayahuasca, piuttosto che di altre tradizioni del tipo, sia le dimensioni degli spiritisti e quindi tutta la tradizione del lavoro con gli spiriti, sono tutte cose dalla quale sono passato “attraverso”, ma con la quale non mi sono mai identificato, che è stata una della caratteristiche della fondazione della BTE e credo di avere ricevuto dei doni e penso che quanto più di meglio potessi prendere dalle varie dimensioni che ho incontrato l’ho fatto, ma le ho sempre lasciate, non mi sono mai identificato con quello. Per quanto mi riguarda, tutti i doni che mi ha dato questo tipo di esperienze, sono diventati parte della BTE e quindi qualche cosa ordinario, che uno dovrebbe vivere nella vita ordinaria. Magari ogni tanto ricordare, attraverso qualche esperienza, ma non farne uno strumento.

Q: Come hai trovato Ubiquity? Da dove è nata questa collaborazione e come hai conosciuto Jim Garrison?

A: La mia vita è caratterizzata da sincronicità, credo nella vita di tutti quanto più noi siamo attenti a riconoscere, quanto più siamo in armonia, quanto più siamo nel famoso flusso – “fluire” – quanto più noi fluiamo e credo che la fiducia sia un dono che mi sia stato dato e mi abbia risvegliato. Quanto più noi fluiamo nella fiducia, quanto più succedono eventi sincronici. Me ne sono successi tanti nella vita, dall’incontro con Marlene, a quello con Mela e a tantissimi altri. Sempre incontri profondamente significativi, ossia io posso dire di avere incontrato tante persone nel mondo e con incontri sempre significativi, persone con la quale poi ho fatto dei progetti o delle cose. Jim è una di queste persone; ci siamo incontrati in Moldavia, forse nel 2013 e a parte che ho apprezzato molto la sua presentazione, ma poi siamo finiti vicini sull’autobus mentre andavamo ad un evento la sera. Abbiamo iniziato a chiacchierare e dopo mezz’ora avevamo già definito che avrei fatto il country partner di UU. C’è stato questo riconoscimento immediato e da allora è sempre andato tutto… due Yes Men: Si, si si, easy, facile e andiamo. Ci si riconosce e si va.

Q: Cosa pensi del ruolo dell’istruzione in questo momento?

A: Mi allineo completamente con ciò che dice Jim, appunto su questo possibile nuovo Rinascimento che passa attraverso una trasformazione dell’educazione, un’educazione che sia appunto al passo con l’iper-complessità e quindi questo discorso delle Soft Skills [SS] come punto cruciale dell’educazione mondiale, che serve all’umanità, serva agli insegnanti che insegnano e non hanno, è quello che serve ai manager che dirigono e che non hanno, per cui c’è un vuoto enorme da colmare e c’è una sete enorme da dissetare. Il fatto di chiamarle “Soft Skill” sia molto pragmatico, molto americano e anche molto utile, perché come sai il counseling, o la BTE stessa, alla fin fine io parlo di risveglio di potenzialità, realizzazione del sè o di lavorare con le qualità, ma nella realtà queste qualità, potenzialità, altro non sono che, detto in termini spendibili e pragmatici, sono Soft Skills. Per cui, questo incontro della vaghezza della BTE, nel senso che non si occupa molto di risultati nel mondo, ma di processi di realizzazione della vita, questo incontro tra questa dimensione cosí realizzativa, trasformativa di un ciclo di vita e l’applicabilità di questo percorso trasformativo attraverso le Soft Skills nel mondo, mi sembra molto significativo e interessante. Ho sempre usato il termine learning outcomes, e sempre mi chiedevano quali sono i learning outcomes di questo corso – non c’è uno preciso, nel senso che è un dialogo. È impossibile dire avrai questo, questo e quello; però è possibile anche attraverso un dialogo orientare i processi verso degli ottenimenti specifici. Questa educazione mirata da una parte alla realizzazione del sé e dall’altra ad un’applicazione specifica in determinati campi, con queste Soft Skills, mi sembra il futuro e mi sembra anche ci sia utile per esempio in UU & ITI.

Q: Come pensi che questi corsi, soprattutto Integral Transpersonal Psychology, possano avere un impatto nel mondo dell’istruzione soprattutto in Italia?

A: Ti posso dire che io ero, come tutti gli italiani un po’ provinciali e arretrati, scettico rispetto all’insegnamento online. Poi è successo che ho insegnato alla Sofia University, al Global PhD, e quindi ho fatto dei corsi online e ho visto come le persone si trasformassero attraverso questi corsi online e mi sono ricreduto. Poi ho visto anche l’utilità: persone che mai avrebbero potuto fare dei corsi, per esempio persone che vivono nel bush australiano, piuttosto che a Dubai, o che sono in giro per il mondo perché fanno corsi di avventura o di sport estremo, quindi questa possibilità anche di raggiungere persone che mai potrebbero farlo. O, per venire all’Italia, a persone che sia per lavoro o per questioni economiche o geografiche, non avrebbero la possibilità di seguire di corsi accademici; questo è un altro aspetto. Ma di più ancora c’è il discorso della qualità, questo riguarda i contenuti dei corsi, sono veramente speciali e specifici, non li trovi da altre parti e, quindi, questa è un’altra delle grandi utilità che può avere.

Per venire al discorso Italia, senz’altro deve avvenire una sorta di risveglio, bisogna sensibilizzare il mercato a questa cosa – è talmente innovativo e offre talmente tante possibilità che le persone forse non riescono ancora a coglierlo e quindi bisogna fargli comprendere quanto invece abbia valore. Questo passaggio proprio dalla ricerca del degree, del riconoscimento di “mamma Stato” che ti da il diploma del quale anche non te ne fai niente, oppure che non ti serve dal punto di vista delle capacità, ma che ti dice e ti autorizza ad essere, per esempio, psicologo – passare da questo a una formazione che realmente ti dia gli strumenti per essere quello che sai essere e puoi essere. Fare questo passaggio ovviamente è quello che questi corsi possono offrire, ma è anche quello che la persona deve riconoscere che può avere. Per cui se si riuscirà a fare conoscere, a sensibilizzare in modo efficacie il mercato italiano, io credo che potrebbe appunto subire una trasformazione. Le cose che in questi tempi, come dice anche Garrison, vanno molto di fretta, quindi io credo che ci siano tutti i margini per fare andare di fretta questo processo.

Q: Cosa consiglieresti ad una persona che esce dal liceo, a una di 25 anni post-università e alla generazione prima che vuole cambiare vita?

A:  Secondo me quelli di 25 anni già lo sanno, quindi di avere semplicemente il coraggio di seguire quello che sentono di fare, perché se non si fanno invogliare dalla mentalità vecchia, magari dai genitori, se non entrano in quest’ottica genitoriale, credo che i giovani – e per i giovani direi anche i millenials, che i primi millenials stanno diventando già adulti – però credo che lo sappiano che quello che conta è le competenze, piuttosto che qualcuno che ti dica… quindi osare, essere curiosi e guardarsi in giro e seguire quello che vogliono sapere ed essere, piuttosto che qualcosa da ottenere. Mentre per i quarantenni e oltre è senz’altro un’opportunità per cambiare vita e probabilmente ha già una sua vita strutturata, quindi a maggior ragione una formazione online che è pensata a dare l’opportunità a chiunque di formarsi e di trasformare veramente la propria vita, mi sembra che sia assolutamente quello che ci voleva. È vero che ci sono alcune università online italiane che stanno funzionando abbastanza bene, peccato che formano secondo una visione, almeno nell’ambito psicologico, molto classica o neuro-scientifico e cognitiva e quindi questi contenuti non li trovi in un’altra università né online, né in person.

Q: Come può uno studente beneficiare da questa esperienza UU & ITI?

A: Trova qualcosa di decisamente diverso da quello che ha cercato finora all’università. Per esempio l’ultimo corso che ho tenuto presso UU, fra gli iscritti aveva un ragazzo che è iscritto a psicologia alla Bicocca. Quindi ha fatto il Foundation in ITP durante la sua formazione come psicologo in Bicocca, appunto perché percepiva questa mancanza. Quindi semplicemente noi potremmo immaginarci che viviamo in un palazzo e ad un certo punto ci accorgiamo che abbiamo sempre vissuto in alcuni piani di questo palazzo e che c’è un attico che ci apre su un mondo del quale non ci eravamo mai accorti. Quello che la formazione in ITP, non è nemmeno da dire che sia concorrente, è proprio un’altra cosa, è un “dopo”, è un “dopo” l’approccio cognitivo, l’approccio psicanalitico e umanistico, anche se nelle università praticamente non ti viene insegnato nemmeno quello. Infatti è un dopo: trascende e include, è qualche cosa che devi (si direbbe ordinariamente) sentire. Se tu non ne senti la mancanza, se la tua formazione, se quello che tu, studente, cerchi è una formazione in neuroscienze, fatti il San Raffaele o la Bicocca o un’università. Non è assolutamente in contrasto. Se tu senti che c’è qualcosa che manca li e se c’è un anelito all’esperienza interiore, competenze per quanto riguarda la padronanza degli stati di coscienza, una psicologia del Se che si occupi non solo delle qualità più elevate ma che riconosca che ogni segno, ogni disturbo è una carenza di anima, di espressione, di qualità e di risorse e di esplorazioni di aree del nostro Sé, allora non trovi altro nel mondo accademico. Questo è assolutamente il nuovo nel mondo accademico. Per cui se hai le antenne un po’ accese, puoi scegliere un percorso di questo tipo. Non è che lo fai per valutare se ti conviene o che cosa ti darà; è semplicemente ciò che va fatto. Se tu ad un certo punto senti uno slancio verso la conoscenza profonda di te e dell’espansione della coscienza e delle dimensioni “spirituali” dell’esistenza, una formazione di questo tipo è semplicemente una porta che ti si apre su un nuovo mondo.

Q: Cosa può aspettarsi in termini pratici uno studente da questo corso?

A: Può aspettarsi di diventare una persona migliore che è in grado di stare di fronte al disagio con amore, compassione e competenza. Sia il proprio disagio che quello degli altri.

Q: Il riconoscimento del diploma: hai commenti?

A: Intanto questa formazione si dirige in prima battuta a tutti coloro che sono nel mondo della relazione d’aiuto e non sono psicologi o non hanno voluto esserlo. Quindi fornirebbe a tutto il mondo delle persone che si occupano della relazione d’aiuto, un background appunto non solo cognitivo ma anche di saper essere e quindi gli strumenti per fare meglio il lavoro che stanno facendo. Dall’altra parte per dare un maggiore valore, perché se tu, per esempio, sei un counselor che ha deciso di fare counseling e non psicologia perché non vuole studiare per 5 anni cose che non gli interessano e che si sente in qualche modo scoperto, perché in realtà nei confronti di uno psicologo che ha fatto 5 anni di dura fatica entra un po’ un senso di inferiorità ecc., fatti una formazione di questo tipo che ti da tutto quello che ti serve, ma ti consente di continuare a fare la tua professione o quello che ti piace e quindi orgogliosamente puoi dire che non vuoi essere uno psicologo, ma sei un counselor con un degree in ITP. Secondo me sarebbe un atto di estrema forza, perché giustamente se un counselor o una persona che si occupa della relazione d’aiuto vuole avere un diploma per lavorare più tranquillo, tanto vale che si faccia la Cusano, o un’altra università online italiana. Qui lo fai come scelta, lo fai come scelta di acquisire strumenti e competenze per fare bene quello che stai facendo. Nulla ti impedisce poi di percorrere quegli iter classici, perché poi essendo un diploma riconosciuto in Inghilterra, probabilmente poi vai a bussare o a un’università e ci sarà l’iter di riconoscimento come fa chiunque, come ho fatto io con la mia laurea di medicina venendo in Svizzera: devi chiedere comunque allo Stato che ti riconosca il titolo, per cui a quel punto sarà una trattativa, una valutazione tra il tuo titolo e il governo e lo stato della nazione dove vivi.

Q: Nel corso ITP ci sono diversi insegnanti, vuoi dire una o due parole su di loro? Che tipo di staff accademico è?

A: Sono intanto le persone che nel mondo transpersonale e integrale conosco un po’ tutti quanti nel panorama mondiale. Quelli che ho invitato a partecipare sono quelli che mi danno migliore affidabilità soprattutto dal punto di vista di essere persone di cuore e competenti. Saranno persone che sanno senz’altro trasmettere quello che sono.

Q: Può un laureato in ITP diventare psicoterapeuta in Italia?

A: Allora quello che molti fanno fatica a capire perché l’Italia ha una situazione diversa da tante parti nel mondo, dopo la laurea magistrale, quindi dopo il Master (neanche dopo il BA) per diventare psicoterapeuta devi fare 4 anni di scuola di specialità. Per cui non credo che il BA sia sufficiente, ci vorrà il Master per potere poi fare l’esame di stato. Poi bisognerà vedere. La procedura sarà: devi avere il Master, quindi poi l’esame di stato per poter accedere a una formazione di 4 anni. Però, come dico, questo corso è pensato in un’ottica molto pragmatica. È contraddittoria, perché da una parte ti da gli strumenti che hanno la pretesa di favorire la tua trasformazione e realizzazione del Se; dall’altra ti da gli strumenti pragmatici, pratici e applicabili facilmente – per cui sembra una contraddizione, ma il concetto è che è indirizzato soprattutto a chi o, come ho detto, vuole muoversi in un ambito di relazione d’aiuto che non sia medicalizzata, diagnosi, protocolli ecc., ma che sia del tipo “io sto con te e ti aiuto a viaggiare nel mondo”. Questo può valere per il counselor, per gli insegnanti, per gli artisti, manager, appunto Soft Skills, quindi questa formazione è aperta, bisognerebbe aprire un attimo le scatole: è ITP ma è dedicata agli psicologi ma non si sostituisce alla psicologia, nemmeno ti restringe nell’ambito psicoterapeutico, ma fornisce Soft Skills per essere una persona migliore in qualsiasi ambito uno sia. Sia per un manager, che nel mondo dell’educazione, che della relazione d’aiuto, che dello sport, per esempio, oppure dell’arte e cosí via. Bisognerebbe vederlo proprio come tornando all’inizio del nostro discorso, quindi dei Soft Skills che sono applicabili in qualsiasi ambito, anche in quello della relazione d’aiuto e nulla impedisce di diventare psicoterapeuta, però è in qualche modo ridondante, oppure vice versa: agli psicoterapeuti di una formazione classica potrebbe esser molto utile questo corso.

Q: Come può essere utilizzato concretamente nel mondo lavorativo il programma ITP?

A: In qualsiasi ambito. Come dicono le ricerche delle multinazionali che quello che serve sono proprio le Soft Skills; quindi se sei un manager che sa padroneggiare le sue emozioni, sa tollerare l’incertezza, sa stare nella fiducia, sa essere empatico con gli altri, che sa collaborare piuttosto che non competere, sa riconoscere le energie e i messaggi che ci sono oltre la mente e che sa lavorare con la dimensione archetipica, se vorrai vendere più macchine venderai più macchine, piuttosto che affermarti in qualsiasi altro ambito. Nel mondo dell’educazione, se sei un insegnante e hai la capacità di stare in un’ottica di questo tipo in classe, crei un campo risonante e armonico in modo gli allievi assorbano meglio quello che gli vuoi trasmettere. Uguale per l’arte e lo sport. La cosa bella è che è assolutamente trasversale. Ti insegna ad essere meglio te stesso, e quindi bisogna chiedersi “Come applico meglio me stesso?”

Pensa a tutta la dimensione dell’eco-solidarietà, dell’impegno sociale e ancora molto spesso c’è questo divario: chi si impegna socialmente di solito vuole cambiare il mondo e considera chi magari è più in una dimensione spirituale come uno che fugge dalle responsabilità di voler cambiare il mondo. Ma come il Modo Ulteriore ci insegna, cambiando te stesso cambi il mondo, o come diceva semplicemente Gandhi. Per cui, questa capacita di avere gli strumenti che ti insegano ad imparare dal mondo, questa capacità di accettare trasformando, perché in realtà tu trasformi il mondo quando lo sai accettare, perché altrimenti è solo una lotta e quindi comprendere che la trasformazione è un effetto collaterale, chi te lo insegna? Tutto il mondo della politica… [scherzando] dovrebbe essere obbligatorio per qualsiasi politico, prima di avere la patente di politico ti fai un corso di ITP. Attraverso questi approccio si insegna alla persona a diventare quello che è, non quello che vuoi tu o quello che credi sarebbe bene per lei… Proprio perché passa attraverso la padronanza dell’esperienza interiore e quindi anche il titolo di formazione cerca di creare le condizioni per l’insight che è la vera conoscenza e viene da dentro, perciò se tu dai una conoscenza che riempie i contenuti che riempiono dall’interno, puoi solo indottrinare, ma se dai una conoscenza che favorisce l’insight nel vero senso di educazione, inteso come portare fuori, allora gli insight che la persona ha riguardano se stesso e sono unici e irripetibili, non sono massificabili secondo un dogma.

Sii totale, integrale, che, ricordo, tutti se ne dimenticano e l’ho ricordato anche a Vienna a questo incontro integrale e nessuno sapeva che integrale significa “non toccato”: l’etimo di integrale è “non toccato”, quindi integrale… molti di questi olisti mettono insieme le cose e dicono che fanno qualcosa di olistico e di integrale. Se tu metti insieme le cose non fai niente di integrale, perché integrale è già insieme. Integrale significa lasciare le cose come sono, abbi a che fare con le cose, interagisci e trasformale, ma accettando come sono, riconoscendo la loro integralità, quindi non mettere insieme. Quelli che mettono insieme corpo e mente, come fai a metterli insieme? Sono già insieme. Devi accorgerti che è insieme, per esempio materia e spirito, oppure il maschile e il femminile: sono già insieme. Tu devi accorgerti delle manifestazioni e soprattutto che quando uno è sul palcoscenico, l’altro è dietro le quinte. Ma per accorgerti di quest’integralità, devi avere uno stato di coscienza unitario che coglie il processo. Questo cerca di insegnare una formazione in ITP e non di leggere solamente i testi sulle teorie integrali, ma come arrivare ad avere la tua teoria integrale, che teoria, come ricordo sempre, vuol dire contemplazione. Quindi, come contemplare l’unità? Questo vorrebbe aiutare a raggiungere la nostra formazione.

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