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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (8)

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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (8)

La visione sottile

P.L.Lattuada M.D., Ph.D.

Siamo avvezzi a procedere sul versante materico degli eventi. La nostra società, che è nostra appunto perchè ce la siamo costruita noi, è fondata su una visione materialistica del mondo. Da almeno quattromila anni il cammino dell’umanità ha seguito un fil rouge che non ha mai cessato di orientarne lo sviluppo: si tratta della “cultura del dominio” secondo il termine usato da Riane Eisler nella sua opera di importante revisione della storia dal titolo “The Chalice and the Blade”.

La cultura del dominio
La cultura del dominio si basa, oltre che sul materialismo, sulla gerarchia, sulla patriarchia, sul dogmatismo irrazionale o razionale, religioso o scientifico che sia, su di una morale coercitiva e sessuofobica, sull’alienazione dell’uomo dalla natura e da se stesso. Materialismo, dogmatismo, moralismo e maschilismo sembrano avere costituito nei secoli una associazione per delinquere con lo scopo di espropriare l’uomo da se stesso. Il grande nemico della “cultura del dominio” infatti può essere individuato nell’esperienza interiore.
Certamente il moralismo cattolico e il razionalismo scientifico in opposizione a tale affermazione posseggono una mole di argomentazioni tale da consentire a molti di credere il contrario. Non è forse la religione cattolica la depositaria della parola di Cristo e del know-how spirituale necessario alla conoscenza del “vero”? E Dio che è verità non risiede forse dentro, nel cuore dell’uomo? E non è forse il metodo scientifico lo strumento più adeguato che abbiamo a disposizione per sapere come siamo fatti dentro, per conoscere ciò che è “certo” rispetto a noi stessi?
Noi non crediamo che una religione che considera la natura umana fondamentalmente malvagia e una scienza che ha separato l’oggetto dal soggetto, la materia dalla coscienza occupandosi solo dei primi e ignorando i secondi, possano condurre l’umanità fuori dalla civiltà del dominio. Dominio degli uni sugli altri, di se stessi sulla propria natura, di tutti gli umani sulle altre forme di vita.
Noi non crediamo si possa giungere alla verità cercandola fuori di sè in dogmi rivelati, nè si possa raggiungere un reale benessere continuando a progredire nella conoscenza sul versante materico della realtà trascurando il versante della coscienza.
La cultura della condivisione
Noi crediamo, con Terence McKenna, nella necessità di un “Rinascimento arcaico”, fondato su di una “cultura della condivisione” che consenta il superamento della separazione operata dalla mente razionale dell’uomo da se stesso e dalla propria natura più intima. Una cultura della condivisione che proceda dal rispetto e dall’armonizzazione con la natura e le sue forze piuttosto che dal suo sfruttamento; che operi per la fratellanza e la solidarietà piuttosto che per la competizione ed il dominio; che auspichi nell’individuo la padronanza di tutte le dimensioni della coscienza e la loro integrazione piuttosto che la sopraffazione della razionalità sugli spazi più elevati della coscienza e la loro repressione.
Una cultura, in definitiva, che veda l’affermarsi di quella “visione transpersonale”che da più parti, ormai, sta venendo proponendosi come il nuovo paradigma scientifico del terzo millennio.

L’approccio transpersonale
L’approccio Transpersonale venne definendosi nel campo delle scienze umane a partire dagli anni trenta ad opera di autori quali A. J.Sutich, A.Maslow, R.Assagioli e lo stesso C.G Jung.
Negli ultimi decenni si è sviluppata in modo notevole soprattutto ad opera di autori quali: S. Grof, P. Weil, K. Wilber, C. Tart, C. Naranjo, L. LeShan, F. E. Vaughan etc…
Fu A. Maslow, il primo a mettere l’accento su una psicologia “evolutiva” che considerasse lo “sviluppo delle potenzialità”, “la soddisfazione graduale dei bisogni” la relazione tra “persona e persona” nel rapporto terapeutico, l’esperienza mistica, come momenti fondanti di un percorso di autorealizzazione.
Negli ultimi decenni questa “psicologia delle qualità”, grazie alle ricerche ed ai modelli teorici degli autori sopracitati cominciò a consentire la definizione di un approccio organico fondato sull’ esperienza transpersonale orientata alla realizzazione del sè.
Le linee essenziali
Ciascuno di noi possiede una “natura intima”, essenziale, fondata biologicamente, naturale, innata.
Questa natura è in parte specifica della persona, in parte caratteristica dell’intera specie. Essa sembra essere “intrinsecamente buona”. Contiene i bisogni fondamentali, le emozioni e le capacità umane fondamentali, le potenzialità, i talenti, gli equilibri fisiologici e temperamentali, l’attrezzatura anatomica e così via.
Questo nucleo intimo fondato sulle potenzialità è però debole piuttosto che forte.
L’educazione, le aspettative culturali, i condizionamenti, il timore della disapprovazione, lo soffocano con facilità. I contenuti di tale nucleo pertanto sono per lo più rimossi e, pertanto, inconsci.
Dalla loro repressione, frustrazione o negazione ne risulta la malattia. I disturbi
della personalità vanno pertanto considerati come il risultato di un blocco nel processo di autorealizzazione.
Il processo di autorealizzazione passa attraverso, quindi, il contatto con la
propria natura intima, l’accettazione del proprio sè, cioè dei propri bisogni e aspirazioni e la loro espressione, vale a dire la realizzazione di queste capacità latenti o potenzialità verso quel “pieno compimento”della nostra essenza naturale e, come vedremo, spirituale.
Lungo questa strada gli ostacoli vanno ricercati nei fattori di stabilizzazione o strutture conservative dell’io che, cronicizzati e consolidati da un eccessivo rigore nell’attenzione alle norme del sociale e da un conseguente “timore della psiche” finiscono per bloccare la libera espressione del nostro sè e ad imprigionare la spontaneità e la naturalezza in schemi di comportamento stereotipati.
Tali strutture conservative acquisite sono sostenute da istanze quali: il controllo, la volontà, l’autocritica, l’analisi, la misura, il conformismo, la ponderatezza, la cautela che finiscono per sostituirsi a quella forza dinamica e saggia, a quella voce interiore che tende a guidarci verso ciò che è “giusto” per noi stessi e per chi ci circonda, verso qualità più genuinamente umane quali: la fiducia, l’amore, l’umiltà, la compassione, la determinazione, la comprensione, la sincerità, la fluidità, la sensibilità.

Psicoterapia Transpersonale
La Psicoterapia Transpersonale si muove nella direzione del superamento delle strutture conservative dell’io verso la realizzazione delle potenzialità spirituali di ogni individuo. Il percorso terapeutico trascende così se stesso in un percorso evolutivo che si compie, in un ritrovato equilibrio tra spontaneità e controllo, favorendo il contatto con il proprio se e l’espressione del potenziale creativo in esso contenuto.
Vediamo pertanto di approfondire i concetti di “Contatto”, “sè” e ”potenziale creativo”, termini fondamentali nella visione transpersonale.
Contatto
Realizzare il contatto con se stessi significa imparare a restare ed assistere anziche’ identificarsi con i contenuti della propria psiche. Significa sviluppare qualità quali l’ascolto, l’osservazione, l’accettazione, la consapevolezza, la fermezza, la capacità di meditazione e cosi via.
La metodologia clinica si avvale di esercizi psicofisici, respirazione, lavoro corporeo ed energetico, movimento espressivo, visualizzazioni.
L’intento è favorire il riconoscimento dei contenuti della psiche, vivendone l’interezza del loro “campo olistico” passandovi attraverso e realizzandone cosi una “comprensione di nuovo ordine” come la chiama Bohm, un insight che ne consenta da un lato la presa di coscienza o consapevolezza, dall’altro l’accettazione e la disidentificazione permessa dalla acquisita capacità di osservarsi dal di fuori.
Potenziale creativo
L’accettazione e la relativa liberazione dei contenuti della psiche altrimenti rimossi, repressi o negati consentono così all’individuo di riconoscerli come alleati nel suo processo di realizzazione in quanto depositari di bisogni che tendono verso una gratificazione che spingono verso l’autorealizzazione.
Il linguaggio dei bisogni e dei sintomi, in quanto bisogni frustrati diviene così il linguaggio che qualora decodificato consente di accedere alla propria natura intima e allo slancio vitale, creativo e di trasformazione in essa contenuto.

I contenuti della nostra psiche altro non sono che le istanze del sè. Per sè infatti, intendiamo l’insieme della nostra unità bio-psico-spirituale.
Unità della quale possiamo prendere coscienza mediante la sua manifestazione sui diversi piani di esistenza:
livello fisico le cui informazioni arrivano alla coscienza mediante le sensazioni proprio ed esterocettive.
livello emotivo le cui informazioni sono veicolate da emozioni, stati d’animo, sentimenti, bisogni, desideri, aspirazioni, motivazioni, ecc…
livello mentale riconoscibile mediante i pensieri, ricordi, fantasie, ecc…
livello spirituale che contiene le dimensioni superconscie del sè, dimensioni alle quali si accede mediante l’intuizione, l’insight, la meditazione, l’esperienza mistica, la sensitività, gli stati di coscienza non ordinari e così via.
Questa lettura multidimensionale del sè consente alla psicoterapia transpersonale di lavorare su tutti i livelli dell’individuo e di riconoscere in ogni manifestazione un contenuto significativo sul quale operare per la trasformazione della coscienza.

La gratificazione dei bisogni fondamentali
Consente inoltre di concepire il sè nella sua dimensione organismica e di riconoscervi quelle proprietà specifiche di ogni sistema vivente quali la proprietà di auto-organizzazione, auto-rinnovamento, e auto-trascendenza.
Le proprietà dell’organismo vengono così a coincidere con i bisogni del sè ed il processo di realizzazione viene ad identificarsi con un processo di gratificazione
dei bisogni fondamentali, quali (oltre a quelli propriamente biologici): il bisogno di protezione, di sicurezza, tranquillità, appartenenza, amicizia, affermazione, amore, rispetto, stima, approvazione, dignità. Ed inoltre: il rispetto di sè, la libertà di sviluppare pienamente i propri talenti e le proprie capacità, la realizzazione del sè.
In questo processo di soddisfazione di bisogni la psicoterapia transpersonale ha ben presente il fatto che l’organismo è in grado di procedere autonomamente verso la sua piena realizzazione qualora vengano create le condizioni giuste.Si tratta pertanto di creare tali condizioni rispettando le leggi che regolano i ritmi naturali dell’organismo.
Così facendo il percorso di autorealizzazione del sè dovrebbe compiersi lungo le linee tracciate dalle capacità di autorinnovamento e autotrascendenza intrinseche all’organismo.
Dove per autorinnovamento si intende la capacità dei sistemi viventi di ritrovare l’omeostasi ogni volta che il loro equilibrio venga disturbato e per autotrascendenza la capacità di trascendere i propri confini fisici e psichici attraverso apprendimento creatività ed evoluzione.
In termini psicodinamici le istanze dell’autorinnovamento si compiono lungo un percorso di gratificazione dei bisogni carenziali scandendo così un processo di individuazione verso una personalità integrata ed autentica cioè in grado di mantenere un suo equilibrio nell’incessante dinamica che si svolge tra le strutture conservative dell’io e la spinta all’autorealizzazione del sè.
Le istanze dell’autotrascendenza si definiscono invece come un momento successivo, quando l’individuo, non più pressato da un mondo esterno ed interno minaccioso per la sua integrità è in grado di avviarsi verso un cammino di trascendenza dei propri bisogni carenziali.In questa fase l’individuo cessa la sua”lotta con il mondo” per avviarsi ad una condizione di essere nel mondo.

L’esperienza transpersonale
E’ a questo punto che il sè comincia ad orientarsi verso una dimensione transpersonale o spirituale nella quale si fà strada una forza tendente ad aggregarsi intorno ad un centro di coscienza “superiore” ed a superare i conflitti connessi alla mente duale in una visione unitiva e disidentificata da interessi esclusivamente personali.
Inizia così ad aver luogo quello che Assagioli chiama “sviluppo del sè transpersonale” e che Grof ha studiato in più di ventanni di osservazione e ricerche nell’ambito degli stati non ordinari di coscienza.
Ed è proprio grazie, tra l’altro, a questa monumentale ricerca che la psicoterapia transpersonale trova una sicura guida che la conduca ed una articolata mappa che la orienti nello sviluppo di una metodologia clinica per la trasformazione della coscienza e realizzazione del sè.

Struttura dinamica dell’esperienza interiore: un modello per la realizzazione del sè
Le ricerche di Grof sugli stati non ordinari di coscienza sono confermate anche da una attenta osservazione del percorso di trasformazione della coscienza che sembra svolgersi in ogni individuo che compia un cammino di crescita personale mediato dall’esperienza interiore.
L’esperienza interiore sembra snodarsi lungo un percorso evolutivo nel quale è possibile riconoscervi un succedersi di eventi che sembrano presentare delle strutture riconducibili a quattro grossi gruppi di esperienze.
1) Esperienze astratte ed estetiche
Sono connesse all’anatomo- fisiologia degli organi di senso e non sembrano presentare significati simbolici direttamente riconducibili alla storia personale dell’individuo. Si tratta di percezioni proprio ed esterocettive, di percezioni di colori e forme geometriche, di flussi di pensiero particolarmente intenso ed apparentemente non significativo e così via.
Si tratta in definitiva di quell’insieme di esperienze riconducibili ad una percezione di sè in quanto processi energetici.
Sembra di poter connettere queste esperienze a stati nei quali nuove vie percetttive che si stanno aprendo potranno rendersi veicolo e strumento dei contenuti più profondi della coscienza.
2) Esperienze psicodinamiche o biografiche
Procendendo nel viaggio interiore, una maggiore sensibilità ed una più attenta consapevolezza di sè tendono a condurre lungo canali percettivi che si aprono su di esperienze strettamente connesse con la propria storia personale, con il proprio mondo emotivo.
Si possono così contattare i traumi emotivi dell’infanzia, i conflitti legati alla struttura caratteriale successivamente prodottasi, i bisogni affettivi, i desideri le paure, i blocchi ed in definitiva tutti i contenuti rimossi che lo abitano e tendono a dominarlo.
Attraverso l’osservazione, l’accettazione, la consapevolezza, i ricordi carichi di contenuto emotivo, le esperienze simboliche riconducibili alle varie fasi della vita dell’ individuo, i risentimenti, potranno venire così ri-conosciuti, rivissuti, rielaborati trasformati.
Questo livello di esperienze e la disidentificazione dalle stesse sembra pertanto connesso alla liberazione dei nodi conflittuali del nostro passato personale.
3) Esperienze di morte-rinascita
Con l’intensificarsi dell’esperienza interiore, potrà capitare all’individuo di trovarsi di fronte ad esperienze nelle quali si presenterà l’occasione o la necessità di rivivere le fasi della propria nascita biologica e di doversi confrontare profondamente con la morte. La riattualizzazione del processo morte-rinascita consente all’individuo di rivivere nella loro pienezza tutti i sintomi psicofisici. Spesso il processo raggiunge un’intensità tale da spingersi fino a livello dei tessuti e delle cellule.I temi simbolici e mitologici che accompagnano tali esperienze derivano dalle culture più diverse.
Tali esperienze sembrano porsi come viatico verso la dimensione transpersonale o spirituale nella quale verrà richiesta la trascendenza dell’ego.
4) Esperienze Transpersonali
Si tratta di un vasto spettro di esperienze non ordinarie che hanno in comune l’esperienza provata dall’individuo che la sua coscienza si sia espansa oltre i confini dell’io trascendendo lo spazio ed il tempo.
Molte di queste esperienze possono venire riconosciute come una regressione attraverso la propria storia personale, biologica, culturale o spirituale.
Si può arrivare a rivivere la propria vita fetale, embrionale o addirittura cellulare, attingendo al campo informazionale dell’ovulo o dello sperma al momento del concepimento, si può varcare poi la soglia della vita attuale e dilatare la propria coscienza verso le dimensioni del passato ancestrale, razziale, animale. Dilatazione che può spingersi fino alla trascendenza di barriere spaziali ed attingere la coscienza di altre persone o animali o piante od oggetti inanimati.
Altri gruppi importanti di esperienze transpersonali comprendono la telepatia, la chiaroveggenza, la premonizione, la diagnosi psichica, la medianità, il contatto con guide ed entità spirituali, esperienze fuori dal corpo e di sincronicità.
Ma forse il più significativo aspetto delle esperienze tranpersonali è legato all’emergenza dall’inconscio di temi archetipici, sequenze mitologiche e fiabesche che connettono l’individuo a forze elementali originarie consentendogli di riorganizzarsi in quelle dimensioni della coscienza riconoscibili come diretta emanazione del sè transpersonale.
Queste riorganizzazioni del sè o trasformazioni della propria coscienza conseguente ad esperienze transpersonali sembrano condurre l’individuo verso profonde modificazioni della propria visione del mondo.
Succcessivamente alla trascendenza delle istanze dell’io, si svela la mancanza di autenticità delle spiegazioni che l’individuo si era dato di se stesso, della realtà e del mondo, passato e futuro divengono meno importanti del presente, l’entusiasmo per il processo della vita tende a sostituire la spinta al raggiungimento di obiettivi specifici, si tende a concepire il mondo in termini energetici piuttosto che materiali.
L’enorme espansione della coscienza che si verifica in seguito ad esperienze transpersonali fa superare all’individuo le concezioni del tempo lineare e dello spazio tridimensionale, la materia si svela come una forma di energia, forma e vuoto diventano concetti relativi.
La concezione filosofica dell’esistenza si avvicina alle grandi tradizioni mistiche del mondo dove l’universo viene visto come un continuum infinito di avventure della coscienza.

Biotransenergetica: un modello transpersonale
L’anelito primordiale dell’essere umano a comprendere la natura e ad armonizzarsi con essa diede vita alle prime “religioni della natura”, fondate sull’esperienza estatica per le quali esiste una “unità fondamentale del creato”.
Esse si diffusero sull’intero pianeta e per migliaia di anni costituirono il sistema spirituale e terapeutico dominante.
Gli studiosi definirono questo sistema “Sciamanesimo”.
Secondo questa visione del mondo “originaria”, il mondo minerale, vegetale, animale ed umano, il mondo sottile degli spiriti e delle divinità esistono uno dentro l’altro e uno per l’altro.
Nel corso dei secoli l’eredità sciamanica venne mantenuta e raccolta o sviluppata da diverse tradizioni quali: lo Yoga, il Tantrismo, il Buddismo Tibetano, il Taoismo, le tradizioni degli Indiani d’America o delle popolazioni Afro-Sudamericane.
Ai nostri giorni, da un lato le acquisizioni della fisica quantistica, dall’altro l’emergere del nuovo “paradigma olistico”e del movimento transpersonale hanno fornito nuove convalide e nuovo impulso a questa “Tradizione Priamaria”.
La Biotransenergetica si propone come disciplina psico-spirituale di nuova concezione le cui radici sono profondamente radicate nella Tradizione Arcaica dello Sciamanesimo e nell’emergente Movimento Transpersonale.
Questo significa che essa si propone come una Tecnologia del Sacro la quale attinge ad un sistema di conoscenze e di esperienze che vanno dal contatto con le forze elementali, alla Transe, alla moderna ricerca sugli stati di coscienza; dallo sviluppo delle potenzialità più genuinamente umane proposto dalla psicologia umanistica, all’espressione degli archetipi dell’inconscio collettivo; dalla ricerca della visione, al dialogo con gli spiriti guardiani, alle visualizzazioni creative proposte dalle più recenti pratiche di ipnosi; dai canti, mantras e danze delle diverse forze naturali agli spazi superconsci, al silenzio della meditazione alle qualità più elevate favorite dalle metodiche di psicologia transpersonale; dalle cerimonie rituali arcaiche, ai viaggi sciamanici, ai sistemi teorici della visione olistica, ai principi della fisica moderna quali le “connessioni non locali” od il “collasso della funzione d’onda”; dagli esercizi psicofisici reichiani al lavoro sui chakras, sul campo aurico e al contatto con la dimensione spirituale.

Aspetti peculiari della terapia Biotransenergetica
Elaborando in forma creativa i principi della psicologia umanistica e transpersonale ed identificando nella trasformazione della coscienza il proprio campo operativo, la Biotranenergetica supera il concetto di terapia inteso nel senso più canonico e “accademico”, per proporre uno strumento di autoguarigione, in cui la capacità di ascolto, di osservazione e la consapevolezza sono gli elementi basilari per lo sviluppo qualitativamente significativo del lavoro, in cui la relazione tra “paziente” e “terapeuta” diviene una interazione di forze, di vibrazioni, un annullamento di separazioni: è un “transe”, come vedremo, non un trasfert.
E, ancora, operando su livelli e stati di coscienza diversificati, promuovendo quella connessione con il “flusso delle forze”, l’interazione tra campi di energia, la Biotransenergetica non delinea un itinerario terapeutico di massima a cui conformare gli interventi, ma utilizza strutture flessibili ed aperte che si adattano al fenomeno “osservato”, al processo in corso e che varia seguendo una sua propria direzione.
Altro elemento importante elaborato nella terapia Biotransenergetica è la visione del malessere come segno di energia disarmonizzata, di un nucleo di vibrazioni che non fluiscono armoniosamente, alterando il ritmo naturale delle forze interne e che può essere riequilibrato attraverso il contatto profondo con
le qualità vibrazionali. Portare alla luce lasciar emergere quell’energia disgregata significa anche aprire la via all’espressione delle potenzialità contenute in quello stesso nucleo energetico.
Le varie pratiche adottate nella terapia hanno la funzione di consentire l’espressione, prima conflittuale poi via via più equilibrata e sicura delle qualità energetiche che si stanno organizzando in una nuova e più fluida forma.
Una matrice storica e culturale rilevante nella Biotransenergetica è data dal recupero della tradizione mistica ed in particolare di quella tradizione sciamanica che nella sua visione di un mondo animato ed attraversato da forze naturali divinizzate con le quali l’uomo è in costante e totale relazione, sembra aver anticipato ed espresso nel suo linguaggio fantasioso ed archetipico, le acquisizioni della fisica moderna che parla di un universo costituito da forze in continuo interscambio, da campi vibrazionali da un continuum spazio temporale in cui mondo materiale ed immateriale non sono che espressioni diverse della stessa energia.
Nella pratica terapeutica si tende anche a promuovere il risveglio delle vibrazioni energetiche connesse alle qualità elementali, alle forze divinizzate (Orixas) allo scopo di favorire il benessere psicofisico e spirituale della persona e condurla attraverso l’espansione della coscienza a quelle esperienze che, come abbiamo visto, sembrano costellare il percorso di crescita interiore.
Le linee metodologiche e la pratica applicativa della Biotransenergetica individuano alcuni punti centrali:
Contatto:
Le strutture conservative dell’Io, cronicizzate per il sovrapporsi continuo di fattori mentali ed ambientali che le rinforzano tenderebbero ad attuare molteplici meccanismi di fuga al prodursi del sintomo, sotto qualsiasi forma si presenti. Il contatto profondo con il fattore di disturbo mira invece a seguire le indicazioni stesse fornite anche simbolicamente dal sintomo, attraverso il “restare ed osservare”, che implica l’accettazione (dei ritmi naturali, dei bisogni del sè) e l’apertura all’azione di quella intelligenza biologica in cui si esprime il flusso armonico delle forze naturali.
Le condizioni necessarie perchè si attui questo contatto sono prodotte nella Biotransenergetica attraverso pratiche antiche o di nuova concezione, quali l’autocaptazione, il viaggio sciamanico, la danza rituale, le visualizzazioni, il lavoro sui chakras, il contatto con forze archetipiche o essenze spirituali ecc.
Transe:
E’ l’elemento-chiave della Biotransenergetica, che riconosce l’esistenza come un continuo fluire di vibrazioni variamente organizzate. Ogni forma momentanea di interazione tra ritmi viventi, ogni passaggio successivo di onde vibratorie che costituiscono un campo di forze è un transe. Avremo un transe armonico quando le diverse vibrazioni fluiscono alla stessa frequenza, un transe squilibrato dunque patologico, quando le vibrazioni riproducono onde ritmicamente disarmoniche.
Ogni espressione del vivente dalla più elementare aggregazione di cellule agli eventi connessi all’uomo ed alla sua realtà psichica può essere letto come un transe, un susseguirsi di interazioni vibratorie, di energia pulsante su un’infinita varietà ritmica.
Concepire ogni stato fisico emotivo, ogni flusso di pensiero e di immagini come un fluire di vibrazioni variamente organizzate consente di entrare nel campo di forza che si è creato, di immettersi nel processo in atto fino a recepirne tutta la ricchezza di informazioni e la dinamica evolutiva. Si può così produrre quella identificazione totale quel “divenire l’altro” quel vibrare nello stesso campo di forza del sintomo, dell’emozione, dello stato di coscienza con cui si è in contatto, della forza che si stà risvegliando, fino a pervenire a quella trans-formazione della coscienza, quel passare da una “forma” di organizzazione dell’energia ad un’altra, più equilibrata e completa.
Nella terapia Biotransenergetica si cerca di realizzare le condizioni per il prodursi di continui transe, tra l’individuo ed i suoi stati di coscienza, tra l’individuo e le forze elementali e spirituali con cui entra in contatto, tra il “paziente” ed il “terapeuta” (parti attive di un processo di fusione in cui si tende a “fare del due l’uno”), in modo da attivare tutte le forze risanatrici dell’organismo ed a mobilitare le sue naturali capacità di autorinnovamento e di autotrascendenza

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