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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (7)

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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (7)

La Biotransenergetica e le altre metodiche di psicoterapia transpersonale

 

P.L.Lattuada M.D. Ph.D.

Il movimento transpersonale, è nato in tempi molto recenti, per questo, mentre le sue linee essenziali sono ormai consolidate, i modelli terapeutici che da queste procedono presentano diversi stadi di definizione ed di affermazione negli ambiti professionali e scientifici. Qui di seguito prenderemo in considerazione i modelli che potremmo definire storici del pensiero transpersonale quali la Psicologia analitica Junghiana e la Psicosintesi di Assagioli, unitamente ad un modello emergente quale l’integrazione olonomica di Grof. Valuteremo i contributi che queste hanno fornito alla Biotransenergetica, le differenze esistenti e, di conseguenza, gli aspetti innovativi contenuti nel modello che stiamo presentando.
Jung per primo ampliò gli spazi dell’inconscio non considerandolo, come Freud, una sorta di cantina della mente dove venivano depositate le istanze rimosse, ma bensì un principio creativo ed intelligente che connette l’individuo agli altri esseri umani, alle forze della natura e all’universo intero. Secondo Jung, inoltre, i complessi psicologici legati alla storia personale dell’individuo erano da fare risalire a schemi primordiali che definì archetipi. Tali elementi archetipici appartenevano ad un “inconscio collettivo” luogo della forza creativa cosmica e condiviso da tutta l’umanità. In questo modo, egli riconosceva, in quella che Freud definiva libido, l’espressione di forze archetipiche transpersonali diretta emanazione della forza creativa della natura e, nell’analisi del simbolo, uno strumento per accedere a quella dimensione spirituale autentica che egli considerava parte integrante della psiche, e che sarebbe emersa spontaneamente alla coscienza in seguito ad una esplorazione sufficientemente approfondita. Esplorazione che eglì chiamò “processo di individuazione” e che si definisce nel percorso di trascendenza dei confini dell’io e dell’inconscio personale verso la connessione con i contenuti transpersonali del sè.
L’esperienza Biotransenergetica riconosce una piena corrispondenza dei concetti Junghiani qui esposti con le sue osservazioni cliniche. La definizione di “archetipi” viene a coincidere con le diverse emanazioni del “flusso delle forze elementali” e la loro funzione creativa rende ragione della concezione Biotransenergetica per la quale le diverse forze esprimono qualità spirituali che possono venire risvegliate nell’individuo quando questi impara ad “entrare in Transe”ed “incorporare” tali emanazioni. Il processo di individuazione viene a coincidere in questo modo con la connessione e l’ armonizzazione con le diverse forze archetipiche e con la conoscenza, il risveglio e la padronanza delle loro caratteristiche specifiche. Diversamente, però, dell’analisi junghiana che riconduce l’esperienza archetipica alla dimensione psicologica focalizzandosi sugli aspetti emotivi, percettivi e cognitivi, la Biotransenergetica centra il processo di trasformazione sulla totalità del campo di coscienza, comprendendo quindi anche gli aspetti organismici bio-psico-fisici e quelli autenticamente transpersonali. Per aspetti organismici intendiamo le trasformazioni che avvengono nei processi energetici responsabili delle manifestazioni sulla totalità dei livelli del corpomente. Trasformazioni riconoscibili, come già accennammo, attraverso un “sentire come”
piuttosto che un “capire perchè”. Con il termine “autenticamente transpersonali” vogliamo sottolineare una differenza fondamentale tra la Biotransenergetica e la psicologia analitica di Jung o, come vedremo, la psicosintesi di Assagioli. L’analisi Junghiana e la psicosintesi sembrano infatti considerare le esperienze transpersonali come, ad esempio, il dialogo con un entità spirituale od un angelo, oppure l’incontro con un alleato ancestrale o un archetipo guaritore come delle esperienze intrapsichiche frutto cioè della elaborazione simbolica della psiche del soggetto. La Biotransenergetica, in accordo con il modello dell’integrazione olonomica di Grof , con le risultanze dell’auto-esplorazione psichedelica e le asserzioni delle più svariate tradizioni spirituali, ritiene che molte delle esperienze definibili transpersonali siano il riflesso diretto di elementi specifici del mondo fenomenico o della dimensione spirituale. L’esperienza autenticamente transpersonale, in definitiva, sembra connotarsi come una “reale esperienza”di entità spirituali, o di matrici ancestrali, di incarnazioni passate o di altre persone, di animali, di forze naturali o di altri piani di esistenza raggiungibile mediante la coscienza olistica attraverso la quale la psiche individuale, come ricorda Grof:” sembra in grado di attingere a informazioni memorizzate olograficamente sull’intero mondo fenomenico, passato, presente e futuro”.
Roberto Assagioli ebbe il grande merito di riconoscere già nella sua tesi di laurea nel 1910 i limiti della psicoanalisi Freudiana e di suggerirne delle modificazioni, che culminarono alcuni anni più tardi nella elaborazione della Psicosintesi. Una teoria e una tecnica psicoterapeutica che considera l’individuo in un processo costante di crescita evolutiva e che mira allo sviluppo del suo potenziale operando prevalentemente mediante la volontà e gli elementi positivi e creativi della natura umana. Contributi significativi della psicosintesi alla psicologia transpersonale sono da ritenersi il concetto di “superconscio”, luogo delle capacità più elevate, dell’intuizione e delle ispirazioni, il concetto di “sub-personalità” e la conseguente necessità di disidentificazione dalle stesse per il pieno compimento del processo di auto-realizzazione e integrazione del sè intorno ad un nuovo centro unificante: il “sè superiore.”
La Biotransenergetica condivide tali concetti anche se li sviluppa, come già accennammo a proposito della psicologia analitica in una direzione più “olistica”.
Condivide meno, l’enfasi esclusiva sugli elementi positivi della personalità, ritenendo, in accordo con l’integrazione olonomica, che il confronto diretto con i “fantasmi del lato oscuro”, qualora questi si presentino, rappresenti una fase fondamentale del processo di trasformazione della coscienza. Un altro aspetto non condiviso con la psicosintesi è l’impiego di esercizi altamente strutturati, dal momento che la Biotransenergetica, anche in questo caso in sintonia con il metodo di Grof, preferisce operare sui contenuti della coscienza emersi in modo spontaneo.
Per quanto riguarda l’integrazione olonomica, il metodo di auto-esplorazione di Grof basato sulla sua lunga esperienza con la terapia psichedelica, e costituito dalla triade respirazione olotropica, musica ad alto volume e lavoro corporeo, la Biotransenergetica ne condivide pienamente i presupposti, già indicati nel corso di questa esposizione, tanto che alcune pratiche come “In viaggio per risvegliarsi” e
“Libertà dal conosciuto” utilizzano, tra gli altri, strumenti molto simili. La Biotransenergetica però presenta un corpo di pratiche molto più articolato ed un enfasi più spiccata nei confronti della dimensione spirituale mediante l’allenamento al Contatto e al Transe con le forze elementali. La Biotransenergetica, inoltre, ritiene importante per l’uomo moderno mantenere o recuperare il legame con una tradizione arcaica. Legame che ,come per l’albero le radici o per il fiume la sorgente, conferisce forza ad una disciplina e connessione a chi la pratica. Come sappiamo, il fiume della Biotransenergetica, in rotta verso l’oceano della coscienza, procede, nel suo corso più antico, dalle sorgenti dello sciamanesimo afro-Brasiliano.

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