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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (4)

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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (4)

Verso una cultura della condivisione

( Rinascimento arcaico?)

La cultura del dominio

Il giorno in cui l‟uomo cacciatore-raccoglitore scoprì che poteva seminare e produrre da sè il proprio nutrimento, si fermò.
Nacque così l‟agricoltura, si costituirono i primi villaggi, le popolazioni divennero stanziali e dettero inizio alla storia.

O meglio, alla versione nota della storia.
Sembra, infatti, che con quei primi semi vegetali, l‟uomo preistorico piantò anche i semi di quella “cultura del dominio”, come la definisce Riane Eisler, che fino ad allora aveva percorso le steppe delle periferie del mondo nella forma delle rudimentali concezioni religiose dei popoli nomadi conquistatori.
Quelle “concezioni rudimentali” del rapporto dell‟uomo con se stesso e con l‟ambiente che lo circondava erano per lo più il frutto di menti avvezze alla conquista, allo sfruttamento ed alla distruzione. I popoli che le esprimevano, come gli Indoeuropei (Ariani, Ittiti, Kurgan, Achei, etc.) o gli antichi Semiti, vale a dire più o meno tutti gli antenati dell‟uomo moderno, erano popoli estremamente bellicosi governati da una casta di sacerdoti-guerrieri, non vivevano un rapporto diretto e rispettoso col mondo naturale che li circondava. Essi, come ci ricorda Alain Danielou :” Non vivevano in comunità con dei, alberi, animali, a meno che non si trattasse di quelli che avevano asservito e addomesticato.” Inoltre, “si portavano appresso i loro dei e le loro leggende”, erano avvezzi a considerare la natura come “un insieme di pascoli anonimi “ da sfruttare e distruggere, e gli dei come “ guide al servizio dell‟uomo.”
I loro dei , maschili e sessuofobi, gli eleggevano a “popolo eletto”, conferendogli il diritto e il dovere di propagare le loro credenze, imporre i loro usi e costumi e di asservire gli “infedeli”. Autorizzavano la sistematica, violenta prevaricazione dell‟uomo sulla donna ed imponevano il regime della paura e della punizione su quello della naturalezza e del piacere.
Le loro credenze li esortavano all‟odio contro il nemico che venne sempre più a coincidere con il diverso, li sostenevano con l‟ambizione di dominare il mondo naturale, li autorizzavano alla perversa pretesa di occupare una posizione di privilegio e di potersi servire degli altri popoli e delle altre specie a proprio vantaggio.
I loro sacerdoti-guerrieri li privavano, con leggi severe, della libertà della naturalezza garantendosi l‟obbedienza con sanzioni divine ed eleggendo le convenzioni sociali ad atti sacri. Venne così istituzionalizzandosi sempre più un sistema sociale basato sulla violenza maschile e su di una gerarchia autoritaria dove la distanza dell‟uomo da se stesso, dai suoi simili e dal mondo naturale divennero la norma.
La storia che noi conosciamo è la storia di quest‟uomo, una storia di guerre e di conquiste, di oppressori e oppressi, di grandi uomini vittoriosi e moltitudini sconfitte. Una storia fatta di date, di papi ed imperatori, una storia scritta col sangue versato in nome di un dio, di un „ideologia o di una razza.
Una storia che il buon senso comune vorrebbe rivendicare come vincente dal momento che ci ha condotto, lungo il trionfale corso del progresso tecnologico, dalla zappa al computer, dalle caverne allo sbarco sul pianeta rosso, dall‟era preistorica all‟era moderna.
Una storia però, che ha dimenticato di raccontarci il versante scordato.

La cultura della condivisione

La storia non raccontata inizia millenni orsono, quando l‟uomo arcaico vagava per le grandi pianure in cerca di cibo, disponeva pietre verso l‟alto a simboleggiare il suo anelito trascendente, danzava alla luna nel tentativo di soddisfarlo, si prostrava riverente alle manifestazioni della natura riconoscendo in queste il linguaggio parlato dalla “mente non vista”, le divinità del mondo parallelo. Prima di scoprire il ferro e le bevande fermentate, prima di domare il cavallo e scorrazzare per le praterie terrorizzando e conquistando, l‟uomo visse per millenni l‟esperienza interiore della fusione estatica con le forze della natura. Prima di rinunciare al proprio ruolo nell‟ordine cosmico introducendovi il virus dell‟esclusivo interesse personale e divenendo così, come ricorda Danielou :” il distruttore dell‟armonia del creato, lo strumento cieco, vanitoso e brutale del proprio declino”, l‟uomo percorse con successo la via della condivisione.

Per molti di noi questa informazione potrà suonare talmente nuova da apparire improbabile. Vediamo pertanto di definirla meglio e di fornirle “garanzie di validità”.
 La religione della natura

La prima cosa da dire è che le religioni antropomorfe dei conquistatori nomadi dalle quali originarono poi le grandi religioni monoteistiche costituivano solo una delle due forme di religiosità presenti presso i popoli sedentari al momento della nascita delle civiltà urbane. L‟altra era la religione primordiale legata al mondo della natura.

Una religione fondata sull‟amore per la natura, la ricerca estatica dell‟ armonizzazione con essa, l‟esperienza mistica di fusione col divino. Una religione che contempla l‟esperienza diretta, immediata e totale della divinità, un‟ esperienza che non separa la sfera corporea da quella intellettuale o spirituale che invece riconosce come indissolubilmente legate.

Una religione dove bellezza e crudeltà, amore ed aggressività, luce e tenebre sono diverse forme di materializzazione del corpo di Dio e dove, pertanto, ogni essere, ogni manifestazione del vivente, assume un carattere sacro ed ogni azione si svela come una cerimonia trascendente, orientata all‟armonizzazione con le forze del mondo spirituale. Una religione, in definitiva dove l‟unica legge è la legge della naturalezza naturale, la virtù delle virtù è “conformarsi a ciò che è” ed onorare così la propria natura.

Se confrontiamo questa visione del mondo con quella dei popoli conquistatori ci troviamo di fronte ad un quadro nel quale si incontrano e convivono due forme opposte e contraddittorie di religiosità. Una religione morale che tende a domare la natura, una religione estatica che tende ad armonizzarsi con essa. Da una parte le religioni antropocentriche dei conquistatori organizzatesi poi nel Cristianesimo, Islamismo, Ebraismo, ecc., dall‟altra le religioni primordiali dei conquistati: lo sciamanesimo, e le sue varie elaborazioni successive quali, lo Shivaismo, il Dionisismo , il Sufismo, il Tantrismo, ecc.

 La rivoluzione archeologica
La seconda cosa da dire è che negli ultimi decenni si è verificata una vera e propria “rivoluzione archeologica” come la definì l‟archeologo inglese James Mellaart grazie alla quale si è scoperto che il versante scordato della storia

conteneva un sorprendente passato. Esattamente come l‟impresa di Colombo ci svelò un nuovo straordinario mondo, così le scoperte dei nuovi siti archeologici del Neolitico e l‟utilizzo di tecnologie di indagine più avanzate ci rivelarono l‟esistenza di una storia prima della storia nella quale l‟uomo per millenni aveva vissuto in pace.

Si tratta di un periodo di diverse migliaia di anni, approssimativamente tra il 7000 ed il 3500 a.C. durante il quale si verificò un progresso costante in tutte le tecnologie di base su cui si fonda la civiltà, si svilupparono un organizzazione sociale evoluta, un fiorire di arti e mestieri specializzati, si crearono complesse istituzioni religiose e statali, si lavorarono i metalli, si elaborarono rudimentali forme di scrittura e sopratutto si visse in pace e prosperità nel culto della Dea. Culto che, come vedremo, rappresenta l‟espressione della religione primordiale della natura presso le popolazioni dell‟Europa sud-Orientale, popolazioni che la Eisler definisce “Antichi Europei”.

Le scoperte dei siti archeologici di Catal Huyuk e di Hacilar in Anatolia così come degli insediamenti di Vinca, Butmir, Petresti, Cucuteni e molti altri ci svelano in modo inequivocabile una civiltà dell’Antica Europa che parlava come scrive l‟archeologa Marija Gimbutas, il linguaggio della Dea.

Un linguaggio che sembra fosse parlato da ogni manifestazione del vivente. Nel neolitico infatti, nell‟antica Europa, la religione era vita e la vita religione, la religione della Grande Dea che personificava l‟unità fondamentale del creato.
 Il linguaggio della Dea

L‟ultima grande civiltà a parlare il linguaggio della Dea fù quella Minoica di Creta, in essa ritroviamo tutte le caratteristiche essenziali di quella che, con la Eisler, stiamo chiamando cultura della condivisione. Una cultura talmente avanzata e pacifica da indurre molti ricercatori a ritenere che il mito del Giardino dell‟Eden così come la “stirpe dell‟oro” citata dall‟antico poeta Esiodo o la leggenda di Atlantide secondo Platone si riferiscano al Neolitico ed in particolare a quella civiltà che si concluse con la conquista di Creta da parte degli Achei, invasori Indoeuropei.

In questa civiltà parlata dal linguaggio della Dea, che ha prosperato per alcuni millenni nell‟Antica Europa, non ci sono tracce di guerra, l‟economia fioriva e le arti prosperavano. Nell‟arte neolitica, infatti si nota una totale assenza di immagini che ritraggono la potenza armata, nobili guerrieri o eroici conquistatori; non ci sono prove di schiavismo, nè di gerarchia di depositi di armi o di fortificazioni militari. Gli insediamenti delle popolazioni venivano scelti in base alla bellezza della posizione, all‟ abbondanza di acqua, alla fertilità del terreno e alla disponibilità di pascoli e mai in base al loro valore difensivo. In queste società inoltre non vi è traccia di ineguaglianza sessuale e predominio dell‟uomo sulla donna, ma anzi diversi indizi stanno ad indicare che le loro linee di discendenza erano di tipo matrilineare e che le donne svolgevano un ruolo fondamentale in tutti gli aspetti della vita comunitaria. Le dimensioni degli edifici, gli addobbi e i doni funebri che non presentavano differenze di rilievo, le dimensioni dei templi, spesso inframmezzati alle case, stanno ad indicare che una struttura sociale e religiosa comunitaria basata sull‟uguaglianza erano, nel Neolitico, una norma generale.

Ma forse l‟aspetto più sconcertante svelatoci dalla “rivoluzione archeologica” è quello che la Eisler definisce “uno dei segreti meglio conservati dalla storia”.

Vale a dire che nel Neolitico, cioè prima della storia a noi comunemente nota e costruita su società rette dalla “cultura del dominio”, tutte le tecnologie sociali e materiali fondamentali per la civiltà erano già conosciute e sviluppate. Tra i popoli del Neolitico, adoratori della Dea, erano già conosciuti come ci ricorda la Eisler “i principi della produzione alimentare, e anche la tecnologia della costruzione, dei contenitori e dell‟abbigliamento”. Allo stesso modo si padroneggiava l‟uso industriale di risorse naturali come legno, fibre, cuoio ed, in seguito, metalli, così come l‟addomesticamento di animali e piante. Allo stesso modo, presso i popoli dell‟Antica Europa erano presenti sistemi di leggi e di governo, strutture amministrative e commerciali, educative e religiose.

Rinascimento arcaico

E‟ comprensibile a questo punto, come le nuove scoperte archeologiche dettero un forte impulso all‟elaborazione progetto culturale nuovo paradigmal‟impulso ad
Con questo termine proposto da Terence Mc Kenna, ovviamente non si vuole significare un ritorno ad una vita preistorica, ma bensì una revisione della storia ed un recupero di quanto di buono abbiamo perso per strada nel corso dei millenni. Ci riferiamo in particolare al rapporto sacro con la natura quale mistero vivente, all‟esperienza estatica quale via di accesso alla nostra essenza più vera, all‟esplorazione degli stati di coscienza non ordinari, all‟intimo rapporto col mondo vegetale tramite l‟utilizzo di piante psicoattive, alla comunicazione con la “mente non vista”, lo spirito del mondo vivente della natura, secondo gli sciamani.

Crediamo infatti, con McKenna che nessuna cultura su tutto il pianeta sia narcotizzata quanto quella dell‟Occidente industrializzato. Crediamo che la condizione di pericolo nel quale versa il pianeta terra sia direttamente connesso alla soppressione del “fascino naturale” che gli esseri umani provano nei confronti dell‟ espansione della coscienza; crediamo anche che il profondo disagio esistenziale, la “crisi di valori”, l‟escalation materialista siano direttamente connesse all‟espulsione del sacro dalla natura, al “furto della coscienza” da parte della ragione; l‟inaridimento emotivo, l‟interruzione del flusso di entusiasmo per la vita siano la conseguenza dell‟impedimento di ogni accesso all‟estasi, di ogni forma di ampliamento o dissoluzione dei confini dell‟io in direzione al se.

Per questo proponiamo con Terence McKenna, Riane Eisler e tutto quel vasto movimento culturale che opera per l‟affermarsi di un nuovo paradigma nella scienza e nella società, basato sulla condivisione piuttosto che sul dominio, la revisione ed il recupero della “gnosi sciamanica” che trova nell‟atteggiamento sacro nei confronti di ogni manifestazione del vivente, nella dissoluzione estatica dei confini dell‟io, nel rapporto di profondo legame con la Madre Terra , nel dialogo stretto con il Padre che sta nei cieli e la sua “mente non vista”, le sue istanze fondamentali.

Verso una nuova tecnologia del sacro

Sembra che da più parti, l‟uomo si stia risvegliando. Si stia ricordando di ricordare. Alcuni già stanno parlando di una Next Age che dovrebbe vedere l‟affermarsi di quel Rinascimento Arcaico preconizzato da Terence McKenna fondato su di una nuova gnosi sciamanica , su di un modello sociale basato sulla condivisione piuttosto che sul dominio, che trova nell‟atteggiamento sacro nei confronti di ogni manifestazione del vivente, nella dissoluzione estatica dei confini dell‟io, nel rapporto di profondo legame con la Madre Terra , nel dialogo stretto con il Padre che sta nei cieli e la sua “mente non vista”, le sue istanze fondamentali.

Chiunque voglia guardare può intravedere ovunque segnali che ci confermano l‟esistenza di un cambiamento di paradigma in atto nella scienza e nella società:la cultura del dominio, il sistema culturale che determina le sorti dell‟umanità da più di quattromila anni, sta sfaldandosi grazie all‟avanzata del nuovo movimento transpersonale. Pochi, in verità, se ne sono ancora accorti, ma questo è normale che succeda agli albori di un grande cambiamento epocale.

La graduale e inesorabile affermazione del pensiero razionale sulla mente estatica, tipica del mondo arcaico dello sciamanesimo, ha prodotto nel corso dei secoli il consolidamento di una cultura del dominio basata sull‟espropriazione e lo sfruttamento della natura, sull‟antica cultura della condivisione fondata sull‟armonia con le leggi della natura e l‟esperienza diretta dell‟unità del vivente.

L‟espulsione dell‟anelito all‟estasi dalla coscienza collettiva, perpetrato dalla mente razionale ha prodotto l‟irruzione nella coscienza della morale sessuale coercitiva, il conseguente disprezzo per le leggi naturali, la colpevolizzazione del piacere, il controllo e l‟asservimento della natura al profitto personale, la perdita del senso di sacralità dell‟esistenza, la negazione dell‟esperienza interiore a favore dell‟esperienza intellettuale, la tirannia del controllo sulla fiducia, del pensiero sull‟immaginazione, del ragionamento sull‟intuizione,e cosi via fino alla sfrenata e cieca competizione dell‟uomo sull‟uomo dell‟età moderna.

Il Movimento Transpersonale
Il termine Transpersonale deriva dalla psicologia, sembra essere stato utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli, il creatore della Psicosintesi ed in seguito da Gustav Jung. La prima associazione di Psicologia Transpersonale fu fondata negli Stati Uniti nel 1969 ad opera di personalità quali: Charlotte Buhler, Abraham Maslow, Allan Watts, Arthur Koestler, Viktor Frankl..
La Psicologia Transpersonale si caratterizza come il contributo degli ambienti scientifici allo studio e alla comprensione dell‟esperienza interiore di ordine trascendente. Esperienza che nel corso dei secoli ha ricevuto,dalle diverse tradizioni numerose denominazioni: estasi mistica, esperienza cosmica, coscienza cosmica, esperienza oceanica, nirvana, satori, samadhi, regno dei cieli, ecc.

Nella sua ricerca la Psicologia Transpersonale integra l‟esperienza della psicologia occidentale, soprattutto del filone gestaltico, esistenziale, umanista, con le tradizioni mistiche orientali basate sulla meditazione come lo yoga, lo zen, il Sufismo e con quelle sciamaniche basate sull‟estasi ed il contatto diretto con le forze della natura. Subisce inoltre una forte influenza dalle più recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica ed è in stretto rapporto con altre scienze quali: la sofrologia, la sociologia, l‟antropologia e la parapsicologia.

Per questo il movimento transpersonale ha travalicato i confini della psicologia per proporsi come un vasto movimento di pensiero e di ricerca che opera per una sintesi progressiva delle conoscenze nel campo degli stati di coscienza ed in particolare degli stati, cosiddetti, superiori. Opera in definitiva per restituire la mente estatica alla coscienza dell‟umanità, liberandola da millenni di persecuzioni e per riaffermare quella cultura della condivisione che l‟umanità presa dalla sua corsa al potere ed al profitto ha perso per strada. Opera per condurre la coscienza del vivente oltre i confini dogmatici ed utilitaristici della mente razionale.

Una nuova tesi scientifica: Oltre i confini

Esplorando le dimensioni dell‟esperienza interiore, la Psicologia Transpersonale, come ci ricorda Pierre Weil, uno degli antesignani del movimento transpersonale in Brasile, nel suo libro L’uomo senza frontiere,(2) ha individuato una serie di confini che limitano l‟uomo nella sua visione del mondo. Essi sono: la coscienza, la memoria, l‟evoluzione e la morte.

La conoscenza e la trascendenza di tali confini è prerogrativa del movimento transpersonale che opera con metodi scientifici per lo sviluppo della seguente tesi:
1.La coscienza è un flusso incessante ed illimitato. I limiti esistono solo nella

mente dell‟uomo.
2. La memoria va oltre la filogenesi e può risalire lungo la giornata evolutiva del

vivente fino alla fonte stessa dell‟energia vitale.
3.L‟evoluzione umana non si ferma all‟intelletto o alla fase della maturità

sessuale ma procede verso qualità più elevate quali: saggezza, amore,

umiltà, compassione, consapevolezza, ecc.
4.La morte è solo un passaggio, un occasione per attingere nuove dimensioni

dell‟essere.
La psicologia transpersonale, si diceva, è un vasto movimento culturale che, in quanto tale, travalica gli ambiti e i limiti della psicologia per contribuire alla nascita di una nuova scienza della coscienza. La sua giurisdizione si estende al campo dell‟arte, della filosofia, dell‟antropologia, della religione, dell‟educazione, della parapsicologia, della sociologia. Uno speciale contributo, come del resto è lecito attendersi, il movimento transpersonale lo ha fornito e lo sta fornendo nel campo della psicoterapia. Sono venute infatti sorgendo negli ultimi decenni una serie di metodologie psicoterapeutiche cosidette esperienziali, come diretta emanazione applicativa delle tesi e delle scoperte del movimento transpersonale. Per queste metodologie, Stanley Grof(3) ha suggerito il termine di Tecnologie del sacro per sottolineare il loro orientamento, finalizzato alla realizzazione del se, vale a dire al pieno compimento della natura spirituale dell‟essere umano.

E‟ in questo contesto che si colloca, la Biotransenergetica,una disciplina psicospirituale di nuova concezione, elaborata negli ultimi quindici anni in più di ventimila ore di lavoro clinico presso il Centro Om di Milano da chi scrive e da Marlene Silveira, con l‟intento di onorare l‟essere umano che è in noi e condurlo a ritrovare il suo posto tra le foreste e l‟oceano, gli animali e le pietre, le cascate e la luna, quale manifestazione stessa del divino.

Biotransenergetica: una disciplina transpersonale

L‟anelito primordiale dell‟essere umano a comprendere la natura e ad armonizzarsi con essa diede vita alle prime “religioni della natura”, fondate sull‟esperienza estatica per le quali esiste una “unità fondamentale del creato”. Esse si diffusero sull‟intero pianeta e per migliaia di anni costituirono il sistema spirituale e terapeutico dominante.

Gli studiosi definirono questo sistema “Sciamanesimo”.
Secondo questa visione del mondo “originaria”, il mondo minerale, vegetale, animale ed umano, il mondo sottile degli spiriti e delle divinità esistono uno dentro l‟altro e uno per l‟altro.
Nel corso dei secoli l‟eredità sciamanica venne mantenuta e raccolta o sviluppata da diverse tradizioni quali: lo Yoga, il Tantrismo, il Buddismo Tibetano, il Taoismo, le tradizioni degli Indiani d‟America o delle popolazioni Afro-Sudamericane.
Ai nostri giorni, da un lato le acquisizioni della fisica quantistica, dall‟altro l‟emergere del nuovo “paradigma olistico”e del movimento transpersonale hanno fornito nuove convalide e nuovo impulso a questa “Tradizione Priamaria”.
La Biotransenergetica si propone come disciplina psico-spirituale di nuova concezione le cui radici sono profondamente radicate nella Tradizione Arcaica dello Sciamanesimo e nell‟emergente Movimento Transpersonale.
Questo significa che essa si propone come una Tecnologia del Sacro la quale attinge ad un sistema di conoscenze e di esperienze che vanno dal contatto con le forze elementali, alla Transe, alla moderna ricerca sugli stati di coscienza; dallo sviluppo delle potenzialità più genuinamente umane proposto dalla psicologia umanistica, all‟espressione degli archetipi dell‟inconscio collettivo; dalla ricerca della visione, al dialogo con gli spiriti guardiani, alle visualizzazioni creative proposte dalle più recenti pratiche di ipnosi; dai canti, mantras e danze delle diverse forze naturali agli spazi superconsci, al silenzio della meditazione alle qualità più elevate favorite dalle metodiche di psicologia transpersonale; dalle cerimonie rituali arcaiche, ai viaggi sciamanici, ai sistemi teorici della visione olistica, ai principi della fisica moderna quali le “connessioni non locali” od il “collasso della funzione d‟onda”; dagli esercizi psicofisici reichiani al lavoro sui chakras, sul campo aurico e al contatto con la dimensione spirituale.
Alcuni elementi di Biotransenergetica
Cosa succede dentro di te quando stringi fra le braccia chi ami o canti la gioia, quando danzi alla luna o respiri il profumo dell‟alba? Quando ti entusiasmi per un progetto o sorridi a un tuo sogno, quando ti godi il meritato riposo o passeggi in un bosco? Quando ti stendi in riva al mare o giochi con un bimbo, quando osservi il mondo dalla cima di una montagna o chiudi i tuoi occhi in silenzio con la pace nel cuore?

La tua mente smette di pensare in modo razionale, allora ti avvicini alle soglie dell‟estasi: la condizione della mente quando… semplicemente vivi.
Creare le condizioni per…semplicemente vivere è l‟intento principale della Biotransenergetica. A questo proposito, elaborando in forma creativa i principi della psicologia umanistica e transpersonale , la Biotranenergetica supera il concetto di terapia inteso nel senso più canonico e “accademico”, per proporre una metodologia fondata sulla padronanza degli stati di coscienza e delle dimensioni dell’estasi in cui la capacità di ascolto, l‟ osservazione e la consapevolezza costituiscono gli elementi fondanti.

 Le dimensioni dell’estasi
Oltre all‟evidenza, infatti, anche numerose ricerche sembrano confortare la metodologia Biotransenergetica. Sembra accertato che nei casi di guarigione da gravi malattie, quasi tutti i pazienti vivono uno straordinario cambiamento a livello di consapevolezza. In prossimità della guarigione il malato sembra sapere che guarirà e sembra sentire che la forza che glielo permetterà travalica i suoi confini personali, viene dalla natura. Egli, in definitiva, opera un salto di consapevolezza che rende impossibile la persistenza della malattia. Nella selva oscura della sua condizione di malato penetrano i raggi del sole della osservazione di sè. Allora egli riconosce la vera natura dei rumori della malattia: lo stormir delle foglie, il canto degli uccelli, l‟alitare del vento. Allora egli riconosce madre terra che lo sostiene, padre sole che lo scalda, sorella acqua che lo rinfresca, fratello albero che lo colma della sua essenza vitale. Concepire che un sintomo sia una manifestazione disarmonica di una forza della natura per la mente razionale dell‟uomo post-moderno è pressoché impossibile. Spesso è necessaria la malattia perché egli possa ricordarsi di ricordare e “ritornare al futuro” compiendo il salto nella mente estatica.
La Biotransenergetica si propone come una valida alternativa alla malattia per operare il salto di consapevolezza necessario a riconoscere e armonizzarci con le forze della natura che ci abitano.
Invita l‟uomo profano alle soglie del terzo millennio a recuperare la sua dimensione sacra ed estatica, suggerisce la condivisione della matrice storica e culturale delle tradizioni mistiche ed in particolare della tradizione sciamanica. Ricorda che lo sciamanesimo nella sua visione di un mondo animato ed attraversato da forze naturali divinizzate con le quali l‟uomo è in costante e totale relazione, sembra aver anticipato ed espresso nel suo linguaggio fantasioso ed archetipico, le acquisizioni della fisica moderna, la quale parla di un universo costituito da forze in continuo interscambio, da campi vibrazionali, da un continuum spazio temporale in cui mondo materiale ed immateriale non sono che espressioni diverse della stessa energia.
Nella pratica questo significa favorire in ogni individuo l‟esperienza interiore delle forze naturali ed il riconoscimento delle qualità e delle potenzialità che queste possono risvegliare.
La persistenza del contatto e la padronanza del transe costituiscono i due strumenti principali.
 La Persistenza del Contatto:
Il contatto col proprio mondo interiore per l‟uomo razionale, disavvezzo all‟ascolto di sè, significa prima di tutto il contatto coi propri sintomi. Ne consegue una tendenza alla fuga. Andando via da sé non si arriverà mai a se stessi, all‟esperienza delle forze naturali dentro sé. In Biotransenergetica,

pertanto, per prima cosa, si impara a restare anziché andare via, ad accettare anzichè combattere, ad osservare anziché spiegare, a lasciare fluire anziché reprimere. Così facendo si creano le condizioni per scoprire che ogni sintomo è una forza creativa bloccata che chiede di esprimersi. La persistenza del contatto ci conduce inevitabilmente a comprendere la vera natura di ogni sensazione interiore, e a risalire così alla forza intrinseca che vuole esprimersi. Le condizioni necessarie perchè si attui la Persistenza del contatto sono perseguite in Biotransenergetica attraverso pratiche antiche o di nuova concezione, quali l‟autocaptazione, il viaggio sciamanico, la danza rituale, le visualizzazioni, il lavoro sui chakras, il contatto con forze archetipiche o essenze spirituali ecc.

 Padronanza del Transe:
Se la persistenza del contatto ci consente di riconoscere l‟esistenza come un continuo fluire di vibrazioni variamente organizzate, la padronanza del Transe ci consente di armonizzare le diverse vibrazioni che ci abitano..
Ogni espressione del vivente, infatti, dalla più elementare aggregazione di cellule agli eventi connessi all‟uomo ed alla sua realtà psichica può essere letto come un transe, un susseguirsi di interazioni vibratorie, di energia pulsante su un‟infinita varietà ritmica. Avremo un transe armonico quando le diverse vibrazioni fluiscono alla stessa frequenza, un transe squilibrato dunque patologico, quando le vibrazioni riproducono onde ritmicamente disarmoniche Concepire ogni stato fisico emotivo, ogni flusso di pensiero e di immagini come un fluire di vibrazioni variamente organizzate consente di entrare nel campo di forza che si è creato, di immettersi nel processo in atto fino a recepirne tutta la ricchezza di informazioni e la dinamica evolutiva. Si può così produrre quella identificazione totale quel “divenire l‟altro” quel vibrare nello stesso campo di forza del sintomo, dell‟emozione, dello stato di coscienza con cui si è in contatto, della forza che si sta risvegliando, fino a pervenire a quella trans- formazione della coscienza, quel passare da una “forma” di organizzazione dell‟energia ad un‟altra, più equilibrata e completa.

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