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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (3)

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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (3)

La Biotransenergetica:
Guarire da dentro padroneggiando gli stati della coscienza

Di sciamani, a Milano, verso la fine degli anni settanta non se ne parlava.
I posti di blocco stavano per finire portandosi via gli anni di piombo, orde di yuppies erano in procinto di riversarsi sul mercato, mentre uno sguardo accorto poteva incominciare a scorgere qualche Sannyasin col medaglione al collo ( i famosi arancioni). Il movimento dell’antipsichiatria si ritrovava al Macondo, tutti giù per terra, compresi David Cooper e Felix Guattari, lo shiatsu era da poco sbarcato, fresco fresco dal sol levante e un medico che prescriveva tisane faceva notizia. Dall’altro lato del mondo spopolavano terapeuti californiani , riveriti e ben pagati, che ti insegnavano a spaccare cuscini, ad incazzarti con la madre , a farti toccare e a toccare ignudo e senza vergogna. Basaglia stava facendo chiudere i manicomi ma nei reparti psichiatrici della metropoli , lo psicotico ancora non lo si poteva toccare.
Fu in questo quadro che, dall’incontro tra Marlene Silveira e chi scrive cominciò a delinearsi la Biotransenergetica.
Essa è pertanto la storia dell’incontro tra la tradizione e l’avanguardia, lo sciamanesimo e l’olismo, l’istinto e la consapevolezza, l’antica spiritualità e la nuova scienza. Come sempre quando due polarità si incontrano quello che ne emerge è un terzo fattore che le comprende ma le trascende entrambe. Per questo la Biotransenergetica non si identifica, tout court con lo sciamanesimo da esportazione e si sente completamente estranea al fenomeno della new Age, così come non si definisce una “medicina alternativa”.
La Biotransenergetica si caratterizza come una discilplina psicospirituale di nuova concezione che si riconosce nella tradizone originaria della filosofia perenne, nel nuovo paradigma olistico emergente e nella Psicologia Transpersonale, propone una metodologia fondata sull’esperienza interiore e l’esplorazione delle dimensioni della coscienza con l’intento di realizzare la consapevolezza che si svela oltre i processi di pensiero della mente ordinaria.

Il Corpus
Al nuovo paradigma e alla visione transpersonale la Biotransenergetica fornisce un modello operativo psico-spirituale, messo a punto in vent’anni e oltre ventimila ore di lavoro clinico, in grado di intervenire con efficacia nei processi di guarigione.
Il Corpus della Biotransenergetica comprende infatti, un insieme di tecnologie del sacro che consentono di operare sulle dimensioni più elevate della coscienza dell’individuo, favorendo l’ampliamento della sua consapevolezza e la sua realizzazione spirituale. A queste affianca un modello teorico fondato sulle antiche tradizioni spirituali e sulle più avanzate teorie sistemiche e dell’informazione che fornisce una mappa cognitiva per comprendere ed integrare l’esperienza interiore nella navigazione dell’oceano della coscienza. Propone inoltre una metodologia clinica specifica per la risoluzione dei conflitti emotivi e le dinamiche relazionali oltre che pratiche di benessere di auto-guarigione e di cura efficaci sul piano fisico ed energetico.

I meccanismi d’azione
La Biotransenergetica concepisce l’organismo come una rete interdipendente di sistemi informazionali: genetico, immunologico, ormonale, nervoso e cosi via ed opera sull’unità mente-corpo per favorire i naturali processi di codificazione, elaborazione e traduzione dell’informazione tanto all’interno dei diversi sottosistemi dell’individuo quanto tra individui diversi. Allo stato attuale delle conoscenze sembra di poter affermare che il sistema limbico-ipotalamico sia da considerarsi il principale modulatore dell’informazione mente-corpo mediante i quattro maggiori sistemi di trasduzione: il sistema nervoso autonomo, quelli endocrino, immunitario e neuropeptidico
Lo studio approfondito di questi sistemi di trasduzione ha consentito di seguire quello che viene definito “stimolo psichicamente significativo” nel suo percorso dalla mente, attraverso il corpo, fino alle cellule. Le ricerche di E. Rossi (1) sui processi di guarigione psicobiologica e le scoperte di Candance Pert(2) sui meccanismi di comunicazione tra recettori di membrana e sostanze informazionali hanno ormai dimostrato inequivocabilmente che gli atteggiamenti mentali e gli stati emotivi influenzano direttamente attraverso i sistemi di trasduzione
dell’informazione il funzionamento globale del nostro organismo. Se raggruppiamo ora gli atteggiamenti mentali e gli stati emotivi in un termine più specifico, “Stati di coscienza”, arriveremo ad una delle asserzioni fondanti della Biotransenergetica: Gli stati di coscienza influiscono direttamente sul nostro stato di salute.
Dov’è la novità
Potremmo riflettere a questo punto sugli approcci più diffusi alla salute e al benessere e chiederci in quale occasione, in quali ambiti ci si occupi del rapporto tra una malattia e il relativo stato di coscienza; quale sia la figura professionale preposta a tale compito, quale sia il livello di educazione e di disponibilità di un individuo a guardare a sé stesso da questo punto di vista. L’esito delle nostre riflessioni sarebbe univoco: l’esperienza interiore e le dimensioni della coscienza sono i grandi dimenticati dell’odierno approccio alla salute e alla malattia.
La Biotransenergetica e le altre discipline esperienziali di nuova concezione che si riconoscono nella psicologia transpersonale potrebbero aprire nuovi orizzonti che consentano a tutti di riconoscere e padroneggiare i propri stati di coscienza per autogestire la propria salute e guarire da dentro.

Gli strumenti
La Biotransenergetica attinge ad un sistema di conoscenze e di esperienze che vanno dal contatto con le forze elementali, alla moderna ricerca sugli stati di coscienza; dallo sviluppo delle potenzialità più genuinamente umane proposto dalla psicologia umanistica, all’espressione degli archetipi dell’inconscio collettivo; dalla ricerca della visione, al dialogo con le voci interiori, alle pratiche di respirazione e di lunga vita, alle visualizzazioni creative proposte dalle più recenti pratiche di ipnosi; dai canti, e danze delle diverse forze naturali agli spazi superconsci, all’espressione creativa delle forme e dei colori, al silenzio della meditazione alle qualità più elevate favorite dalle metodiche di psicologia transpersonale; dalle cerimonie rituali arcaiche, ai viaggi sciamanici, ai sistemi teorici della visione olistica, ai principi della fisica moderna quali le “connessioni non locali” od il “collasso della funzione d’onda”; dagli esercizi psicofisici Reichiani al lavoro sui chakra, sul campo aurico e al contatto con la dimensione spirituale.

La metodologia
Chiavi di consapevolezza

Quando diciamo che la metodologia biotransenergetica opera secondo un percorso circolare – o meglio a spirale – intendiamo dire che, come i sistemi viventi, non segue un procedimento lineare determinato da causa-effetto, ma si compie in un sistema aperto dove ogni parte esercita la sua influenza su tutte le altre e ne determina di volta in volta le condizioni.
Esistono in Biotransenergetica sette chiavi di consapevolezza che interagiscono sinergicamente le une con le altre, comparendo in primo piano o ritirandosi sullo sfondo in un processo dinamico determinato momento per momento dalle condizioni del sistema. Esse sono:

1) Connessione con le forze archetipiche
2) Modo Ulteriore
3) Naturalezza naturale
4) Persistenza del contatto
5) Integrazione Biotransenergetica
6) Padronanza del Transe
7) Esplorazione su cinque livelli, sette chakras

Per realizzare il rispetto ed il pieno compimento di ciascuna delle sette chiavi esistono pratiche rituali specifiche, le quali a loro volta vengono impiegate in modo sinergico e circolare.

Conessione con le forze archetipiche
Questo aspetto rappresenta forse la caratteristica più specifica della Biotransenergetica, potremmo dire che ne costituisca allo stesso tempo il suo punto di forza e di debolezza.
Punto di forza perché gli consente di recitare a gran voce l’esistenza di un mondo spirituale e la necessità da parte della scienza di decidersi a prenderne atto, di debolezza perché questa sua specificità gli vale da parte degli ambiti scientifici e materialistici l’accusa di misticismo e superstizione.
Abbiamo descritto abbondantemente altrove (3) cosa intendiamo per mondo spirituale e forze archetipiche, ci limiteremo in questa sede ad una breve esemplificazione.
Se entriamo in una foresta o scendiamo nella profondità dei mari avvertiamo sensazioni molto diverse, così come se saliamo in cima ad una montagna o ci sediamo di fronte al fuoco. Tale diversità in Biotransenergetica è riconosciuta come la diversa qualità vibratoria archetipica (Orixà, secondo la tradizione afro-Brasiliana) espressa dal vegetale o dal mare, dalla montagna o dal fuoco e così via. Ogni elemento naturale esprime una qualità spirituale, vibratoria, archetipica, specifica. Le stesse qualità spirituali sono dentro di noi e possono essere risvegliate grazie alla connessione con la qualità vibratoria archetipica specifica. La connessione con la forza del mare potrà risvegliare in me le qualità della sensibilità, fluidità, rigenerazione così come la connessione con la forza del vegetale potrà risvegliare in me le qualità della vitalità, naturalezza, introspezione, ecc. Per comprendere meglio quanto stiamo dicendo possiamo pensare analogicamente ai colori: se un fascio di luce rossa o verde ci invade diventiamo rossi o verdi e così di seguito. Se ci alleniamo alla percezione sottile ci rendiamo conto che la luce rossa produce su di noi delle sensazioni diverse che non la luce verde e che ogni diversa sensazione è frutto di diversi processi interiori che si stanno compiendo. In definitiva possiamo dire che il campo di coscienza nel quale ci troviamo determina il tipo di esperienza che viviamo, ogni transe esprime diverse qualità vibratorie archetipiche, spirituali.
Diverse sono le pratiche in Biotransenergetica utilizzate per realizzare la connessione con le diverse qualità archetipiche, tutte sono fondate sull’utilizzo di un’integrazione tra mudra, mantra e yantra. Per mudra intendiamo movimenti rituali del corpo, siano danze o esercizi o determinate posizioni, per mantra intendiamo suoni, canti, preghiere o particolari tipi di respirazione, per yantra immagini o visioni. (4)
In questa serie di pratiche l’enfasi è sulla percezione interiore della qualità della forza, la chiave è l’integrazione di mantra, mudra e yantra, l’intento è la connessione con le forze archetipiche( Orixàs).

Mu, il Modo Ulteriore
Si tratta di una pratica rituale di base che ha come intento specifico la realizzazione di quello stato di coscienza unitiva nel quale si accede agli stati transpersonali e si compie così il Modo Ulteriore. (5)
La pratica si può realizzare indifferentemente in piedi, seduti o sdraiati. Inizialmente vale forse la pena distendersi comodamente in modo da evitare le distrazioni determinate dalle tensioni muscolari. Si tratta di una delle pratica di base che utilizziamo molto spesso all’inizio delle sessioni individuali di terapia e che può accelerare notevolmente il processo nell’individuo che riesca a realizzarla pienamente.
In Mu l’enfasi è sulla coscienza unitiva e sugli stati transpersonali.
E’ molto semplice a dirsi:
Mi rendo conto che la mia massa corporea, tutto ciò che è pesante in me, naturalmente scende. Lascio che sia e resto ad osservare.
Mi rendo conto che il mio respiro, il mio animo, tutto ciò che è leggero in me, naturalmente si espande, sale. Lascio che sia e resto ad osservare.
L’osservazione osserva, la parola d’ordine è lasciare.
Lascio scendere, lascio salire. Mi rendo conto che non ci sono limiti, questo processo può estendersi all’infinito.
Osservo e lascio

Naturalezza naturale o i quattro riconoscimenti
Quando impariamo a restare e a lasciare realizziamo una condizione di graduale trascendenza dei confini e di espansione della coscienza nella quale ci si rende anche conto che i quattro elementi operano dentro di noi in modo incessante. Si riconosce che:

• La massa corporea è la terra che pesa, accoglie e va giù.
• Il respiro è l’aria, leggera che si espande e va su.
• L’energia vitale, il fluire delle emozioni è l’acqua che scorre, fluisce, si muove.
• L’osservazione è il fuoco che diffonde, emana, fa chiaro.

In Biotransenergetica ci si allena a rispettare in ogni istante la legge della naturalezza naturale e a realizzare i quattro riconoscimenti.
Esiste una pratica specifica, la pratica della naturalezza naturale.
Essa rappresenta l’evoluzione ideale di Mu, ma mentre in quest’ultima la chiave è il lasciare e l’intento è l’accesso alla coscienza unitiva, nella pratica della naturalezza naturale l’enfasi è sul riconoscimento dell’azione di terra, aria, acqua e fuoco, la chiave è l’osservazione, l’intento è il rispetto dei naturali processi psicobiologici.
Anche la pratica di naturalezza naturale è facile a dirsi:
Mi rendo conto che la mia massa corporea, tutto ciò che è pesante in me, naturalmente scende. Come terra su terra resto ed osservo.
Mi rendo conto che il mio respiro, il mio animo, tutto ciò che è leggero in me, naturalmente si espande, sale. Come aria nell’aria, resto ed osservo.
Dentro tutto si muove, come acqua nel fiume della vita fluiscono sensazioni, stati d’animo, pensieri, immagini, ricordi, intuizioni. Resto ed osservo.
L’osservazione come fuoco che rischiara, assiste ed osserva.

Persistenza del Contatto
Se osserviamo attentamente ci rendiamo conto che gran parte della nostra vita è impiegata ad andare via anzichè restare, gran parte delle nostre attività si indirizzano al pieno anziché al vuoto. La fuga e la pienezza sono atteggiamenti così generalizzati che semplicemente fermandoci e lasciando che il pieno si svuoti possiamo letteralmente rivoluzionare la nostra esistenza.
Prendiamo in considerazione una situazione comune della nostra vita di tutti i giorni per comprendere meglio cosa stiamo dicendo: Nasce in me il pensiero di perdere la persona amata, avverto paura.
A questo punto ci troviamo in un momento chiave, ad una biforcazione della nostra storia personale, potremmo dire.
Sto vivendo l’esperienza della paura, la domanda giusta è: cosa ne voglio fare di quest’esperienza? Ma difficilmente mi fermo, ascolto, mi interrogo, molto più frequentemente metto in moto una strategia di fuga: vado via.
Le cose solitamente vanno in questo modo:
Io ho paura, devo combatterla,
(devo farmi forte, devo evitarla, non devo farlo vedere, non è vero che ho paura, ecc)
Oppure
Io ho paura, ti prego rassicurami
(dimmi che mi vuoi bene, che non mi lascerai, che sono importante per te, ecc)
Oppure
Io ho paura, non ho bisogno di te
(vattene, non ti amo, sono il migliore, sei insensibile, ecc.)

Il primo errore sta nell’affermazione: Io ho paura, il secondo nella reazione, qualsiasi sia la forma che essa assume.
Dicendo: Io ho paura, entro in una delle due biforcazioni possibili, quella dell’identificazione:
Io credo di essere colui che ha paura.
Ma questa è pura fantasia.
In preda a questo delirio incomincio a combattere contro i mulini a vento delle mie proiezioni come un qualsiasi Don Chichotte da strapazzo. Il fantasma della paura si è impossessato di me e mi sta dominando:
vedo il mondo con gli occhi della paura.
Procedendo lungo questo versante della biforcazione facilmente imboccherò la via maestra che conduce ai territori travagliati della patologia, sia essa fisica, animica, psichica o spirituale.
Ma vediamo l’altra possibilità: quando resto e assisto si realizza il Modo Ulteriore.
Nasce in me il pensiero di perdere la persona amata, avverto paura.
Cosa voglio farne dell’esperienza della paura? Mi fermo e assisto, Osservo la paura.
Io non sono la paura, Io sono attraversato dalla paura
Osservo la paura, Io resto fermo, la paura si muove. Il pieno si svuota.
Ecco quello che potrebbe succedere:

Il respiro è affannoso, lo stomaco è stretto in una morsa, la pancia si contorce, la testa mi scoppia.
Resto e osservo, io sono attraversato dalla paura, il pieno si svuota.
Dentro di me tutto è buio, pesante, le gambe sono molli, non vedo l’ora che finisca, ho bisogno d’aiuto, voglio qualcuno che si occupi di me, mi sento solo. Sono piccolo, mi ricordo la stanza buia, non c’è nessuno, mi sento abbandonato, disperato, non c’è amore..Resto e osservo, io sono attraversato dalle visioni della paura, il pieno si svuota.Sento il pianto uscire, il respiro farsi profondo, le tensioni sciogliersi, i ricordi affollarsi nella mia mente, avverto il passato liberarsi dalle mie cellule.
Resto e osservo la paura andare via, l’abbandono e la pace farsi strada in me.

Sono senz’altro diverse le obiezioni che potrebbero venire sollevate a questo punto. Le domande possono essere molte ma la risposta è sempre e solo una: fiducia.
Fiducia nella propria capacità di ascolto, fiducia nelle saggezza dell’organismo, fiducia nell’esperienza di chi ci propone l’esperienza, fiducia nell’esistenza che ci mette di fronte sempre e soltanto alle prove che siamo in grado di affrontare.
Per questo in Biotransenergetica come primo passo per insegnare la Persistenza del Contatto si cerca di favorire nell’individuo il risveglio delle qualità necessarie: fiducia, osservazione, accettazione, fermezza, responsabilità. E questi sono fiori che appartengono al giardino di ciascuno di noi, non resta che riconoscerlo e ricordarsene.
Per riconoscere il fiore dell’osservazione, ad esempio, basta spostare la propria attenzione dal pieno al vuoto. La nostra cultura è oberata dal pieno: pensare, fare, conseguire, raggiungere , avere, capire, vincere, interpretare, controllare…
L’osservazione nasce dalla cultura del vuoto: restare, assistere, accettare, fluire, lasciare.
L’osservazione è di per sé rivoluzionaria, terapeutica, trasformatrice.
Nella persistenza del contatto l’enfasi è sul restare e sul vuoto, la chiave sono fermezza ed accettazione, l’intento è la libera espressione del processo.

Padronanza del Transe
Se la Persistenza del Contatto è la condizione che ci consente di entrare in contatto con la forza del processo interiore e lasciarla manifestare la Padronanza del Transe è quella condizione che ci consente di diventare quella forza: diventare l’altro.
Mentre la Persistenza del Contatto ci ha richiesto, per realizzarsi la rivoluzione copernicana di passare dall’andare via al restare, dal pieno al vuoto, la Padronanza del Transe ci richiede una seconda rivoluzione: varcare i confini tra me e l’altro e guardare il mondo con i suoi occhi, sentire come lui sente, esprimermi come lui vuole esprimersi.
Se la Persistenza del Contatto attraverso osservazione, accettazione, consapevolezza, fermezza, responsabilità consente di superare le strutture conservative dell’io e fluire nelle dimensioni del Sé, la Padronanza del Transe consente di sciogliere ogni conflitto intervenendo alla radice stessa di ogni contrapposizione: muoversi verso anziché contro, andare nella stessa direzione, cogliere l’illusorietà di ogni separazione.
Il processo iniziato con la Persistenza del Contatto prosegue oltre i confini di sé attraverso la Padronanza del Transe; al contatto con la forza del processo naturalmente seguono le fasi della sua mobilizzazione e della sua direzione verso una trasformazione.
Padroneggiare il Transe significa riconoscere il processo e lasciare che tutte le fasi si compiano senza ostacolarle. Le qualità richieste sono: fiducia, abbandono, umiltà, disponibilità, comprensione, amore compassionevole.
Nella Padronanza del Transe l’enfasi è sull’andare verso e oltre, la chiave è nella fiducia , l’intento è diventare l’altro.

Integrazione Biotransenergetica.
L’Integrazione Biotransenergetica è uno dei principali strumenti della tecnologia Biotransenergetica: si tratta di una chiave, di un modello operativo che racchiude in sé
numerose pratiche singole. Suo intento è ristabilire il flusso interconnesso là dove questo si sia interrotto, operando un’ integrazione dei piani del sentire, dell’agire e del pensare. Laddove, infatti, si realizzi integrazione armonica tra sensazioni, azioni e pensieri, il nostro corpo-mente potrà funzionare nel modo migliore e potremo vivere un’esperienza soggettiva di benessere.
L’integrazione si realizza quando l’osservatore che è in noi mette in contatto il flusso interconnesso con le interruzioni del flusso. Sensazioni, azioni, pensieri sono i veicoli attraverso i quali si esprimono sui diversi livelli del corpo-mente il flusso e le sue interruzioni. Il respiro è lo strumento mediante il quale l’osservatore può mantenere il contatto tra flusso e interruzioni.
La Persistenza del Contatto tra flusso, respiro e interruzioni creerà le condizioni per la trasformazione
L’Integrazione Biotransenergetica considera pertanto i seguenti aspetti:

• il flusso delle sensazioni e delle azioni
• il flusso delle immagini
• i livelli del corpomente
• il respiro.

La pratica si svolge in tré fasi: essa è concepita per con sentire a ciascuno di compiere autonomamente un percorso di trasformazione, ma rappresenta anche la metodologia di base sulla quale si innesta l’intervento del terapeuta.
Ogni singola fase costituisce una pratica a sé stante che favorisce lo svoigimento della successiva ma che può anche venire eseguita indipendentemente.

I fase
Disteso/a supino/a incominci a osservare il tuo respiro e a lasciare che fluisca senza interruzione. Non interferisci ma semplicemente assisti.
Ora porti l’attenzione al flusso delle sensazioni che ti attraversa. Ti rendi conto che in ogni istante, in quanto organismo vivente, nel tuo corpo-mente si susseguono incessantemente processi vitali avvertibili come sensazioni. Dalle sensazioni più grossolane quali quelle determinate, ad esempio, dal battito del tuo cuore, il distendersi dei tuoi muscoli, il movimento dei liquidi nella tua pancia, a quelle più sottili, riconducibili alla pulsazione delle tue cellule, al fluire del sangue nei tuoi vasi o dell’energia vitale nel tuo organismo. Ricondurrai a questo livello delle sensazioni anche ogni emozione o stato d’animo, sentimento bisogno o desiderio. Il tuo corpo-mente è l’universo intero, il luogo dove in ogni istante si rinnova il mito della creazione, la madre terra che, percorsa incessantemente dal flusso della forza vitale, animata dal soffio del padre, il tuo respiro, soggiace all’opera dei «diecimila esseri» e subisce infinite trasformazioni. L’osservatore che è in te, riflesso dello sguardo divino, assiste alla danza primordiale degli elementi: alla terra del tuo corpo fisico rinnovarsi grazie al flusso delle acque del «moto espressivo biologico» che scorrono come cascate allo sciogliersi dei ghiacci, al risveglio dell’energia vitale che germoglia come foresta in primavera, all’aprirsi dei tuoi centri sottili che pulsano
come il sole in un giorno d’estate.
Come il creatore dall’alto dei cieli, stai assistendo al flusso delle sensazioni che attraversano il tuo corpo-mente e ti rendi conto che a ogni sensazione è associata un’immagine. Immagini astratte di colori o forme geometriche, immagini della natura e delle sue forze, immagini di ricordi di esperienze passate, immagini archetipiche di ordine trascendente, transpersonale.
E’ necessario però fare attenzione perché la nostra mente ordinaria tende a produrre immagini provenienti da resti diurni, timori per il passato, desideri per il futuro. Dovrai cercare dimantenere la Persistenza del Contatto con la sensazione che avverti e osservare l’immagine che si genera da questo contatto lasciando sullo sfondo le eventuali immagini di contorno, prodotto delle interferenze del passato e del futuro.
Mantenere il tuo respiro là dove avverti il flusso delle sensazioni e non interromperlo sarà il principale strumento che avrai a disposizione per non farti portare via dai contenuti della tua mente. Mantenendo la Persistenza del Contatto col tuo respiro tu potrai, infatti, connettere incessantemente il flusso delle sensazioni al flusso delle immagini e viceversa. Potrai seguire il processo per il quale una sensazione genera un’immagine e questa a sua volta una sensazione. Sensazione che, attraversata dal respiro, si trasformerà in un’altra, che darà origine a una nuova immagine, che a sua volta si trasformerà, modificando la sensazione, e così via in un incessante moto di creazione e trasformazione che coinvolge la totalità del corpomente.

Trasformazione che produrrà il graduale accesso del flusso interconnesso al contatto con le strutture conservative che tendono a interromperlo.

II Fase
Potrà succedere che durante la pratica ti capiti di incontrare un organo malato che richiama la tua attenzione, oppure un blocco energetico particolarmente resistente, oppure anche un distretto o un chakra particolarmente attivo. Potrà essere molto utile “entrare” in quell’organo o in quella zona, eseguendo la pratica in modo mirato.

III fase (autocaptazione)
Ti stendi supino/a, gli occhi chiusi, resti senza fare nulla, come un fiume che scorre. Esplori la dimensione del non fare.
«Non fare» vuoi dire non forzare, non resistere, non cercare, non perdersi, non bloccare il respiro, non influenzarlo, non pensare e nemmeno scacciare i pensieri se questi vengono. Non c’è obiettivo da raggiungere, non c’è domanda alla quale rispondere. Semplicemente stai.
In questa condizione, l’osservatore che è in tè porta l’attenzione al livello fisico.
Questo livello ti comunica informazioni mediante le sensazioni. Prendi atto di ogni sensazione e la verbalizzi, descrivendola al presente e nei minimi particolari: sensazioni di caldo, freddo, pesantezza, leggerezza, vitalità, stasi, durezza, morbidezza, tensione, fluidità, blocco ecc.
Ogni altro contenuto, siano emozioni, ricordi, immagini, che si presenta alla tua osservazione, lo riconduci alle sensazioni fisiche che produce nel tuo corpo. Lasci che racconti la sua storia.
Eventuali suoni o movimenti fanno seguilo alle parole.
Ora l’osservatore che è in te porta l’attenzione al livello energetico.
Questo livello ti comunica informazioni mediante le sensazioni sottili determinate da quelle funzioni biologiche più strettamente connesse ai principi vitali. Prendi alto di ogni sensazione sottile e la verbalizzi descrivendola nei minimi particolari: sensazioni sottili legate al battito e alla pulsazione degli organi, alla peristalsi dei visceri, al flusso dei liquidi, agli scambi cellulari, alla trasmissione degli impulsi nervosi, ai processi energetici.
Ogni altro contenuto che emerge lo riconduci al livello energetico e alle sensazioni sottili che produce. Lasci che racconti la sua storia.
Eventuali suoni o movimenti fanno seguito alle parole.
Ora l’osservatore che è in te porta l’attenzione al livello emo tivo.
Questo livello ti comunica informazioni mediante i contenuti della sfera emotivo/affettiva quali: stati d’animo, emozioni, sentimenti, bisogni, desideri, aspirazioni. Ne prendi atto e verbalizzii, descrivendoli nei minimi particolari. Ogni altro contenuto che emerge lo riconduci al livello emotivo. Lasci che racconti la sua storia.
Eventuali suoni o movimenti fanno seguito alle parole.
Ora l’osservatore che è in te porta l’attenzione al livello mentale.
Questo livello ti comunica informazioni attraverso i contenuti più propriamente mentali quali: pensieri, ricordi, fantasie, immagini, colori.
Ne prendi atto e verbalizzi, descrivendoli nei minimi particolari. Ogni altro contenuto che emerge lo riconduci al livello mentale. Lasci che racconti la sua storia. Eventuali suoni o
movimenti fanno seguito alle parole.
Ora l’osservatore che è in te porta l’attenzione a quel nucleo intimo, che definimmo come centro, essenza, Sé transpersonale, luogo delle qualità, delle caratteristiche più nobili, delle potenzialità più elevate.
Questo livello ti comunica informazioni attraverso contenuti definibili spirituali quali intuizioni, rivelazioni, visioni o contatti di ordine trascendente. Offri il tuo corpo e la tua mente, presti la tua voce e lasci che parole sgorghino da sole senza selezionare o giudicare. Formuli domande, ricevi risposte.
Ti lasci condurre a una conclusione nella quale stai bene e che puoi accettare.
Celebri e ringrazi con silenzio, suono o movimenti.

Note Bibliografiche
Rossi E.L.; La psicobiologia della guarigione psicofisica, Ubaldini, Roma 1987
Pert.C.; Molecole d’emozioni, Corbaccio, Milano 2000
Lattuada P.L.; La Biotransenergetica, Xenia 1988
Lattuada P.L..; op. cit.

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