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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (1)

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Sulla Biotransenergetica: Psicoterapia e Meditazione (1)

Biotransenergetica: verso uno sciamanesimo moderno

 

P.L.Lattuada M.D., Ph.D.

Quando ami o canti la gioia, quando siedi in silenzio o piangi il dolore, quando guardi le stelle o consumi il tuo pasto, quando parli ad un amico o giochi con un bimbo, guidi la tua auto o respiri l’aria tersa del mattino, semplicemente vivi.
Il miracolo della naturalezza naturale si compie ad ogni battito d’ali, ad ogni cader di foglia, sorgere del sole, aprirsi di un fiore o divampare di un incendio. Più difficile è cogliere la presenza del miracolo quando la malattia ci prostra nel fisico o ci turba nell’animo, quando la persona amata ci abbandona, quando perdiamo il lavoro o fatichiamo giorno dopo giorno nella nostra quotidiana lotta per la sopravvivenza. Eppure anche in quelle occasioni il miracolo si rinnova, la naturalezza naturale si rivela secondo legge immutabili come quelle dell’impermanenza, dell’interconnessione, dell’autorinnovamento e dell’autotrascendenza dei sistemi viventi, per citarne alcune.
All’uomo è dato conformarsi o contrastarle. All’uomo è dato ricordarsi di ricordare o dimenticarsi, dimorare nel cuore ed osservare in modo consapevole o accecare il proprio sguardo con i fantasmi delle propie proiezioni mentali.
La Biotransenergetica è una via tra le tante per dimorare nel cuore ed osservare in modo consapevole la propria natura compiersi.
Impresa non da poco, direte voi. Io credo che vivere sia impresa non da poco, ma che la fatica e la sofferenza siano proporzionali alla mancanza di amore e consapevolezza.
L’amore e la consapevolezza che non doni al mondo sono l’unica vera causa della malattia e della sofferenza.
La Biotransenergetica potrebbe venir definita una disciplina psico-spirituale, oppure una tecnologia del sacro secondo gli orientamenti emergenti, oppure ancora potrebbe essre considerata una graziosa fanciulla un po’ stupita per essere al mondo, con due occhi brillanti ed un cuore puro, sospinta da un anelito di autenticità.
Tale fanciulla venne concepita una quindicina d’anni fa da chi scrive e da Marlene Silveira, psicologa e sensitiva.
La sua vita attuale è pertanto breve ma la sua giornata evolutiva viene da lontano. Essa porta nei suoi geni un patrimonio ricco ed articolato, oltre che selezionato da millenni di storia. Un patrimonio responsabile, tra l’altro, della brillantezza dei suoi occhi e della
purezza del suo cuore (qualità alle quali, si dice, non rinuncerebbe per tutto l’oro del mondo). Un patrimonio conferitole da antiche tradizioni spirituali ed in primo luogo da quella che Alain Danielou(1) definisce la “tradizione primordiale”, più nota ai giorni nostri con il termine di Sciamanesimo.
L’essenza dello Sciamanesimo, e di conseguenza della Biotransenergetica che può essere considerata una sua moderna elaborazione, è la trasformazione dell’energia e della materia attraverso la “relazione estatica”(Transe) con il mondo soprarazionale dell’analogico e soprasensoriale dell’ipersensibile. Dove per trasformazione dell’energia e della materia si intende, prima di tutto, trasformazione della coscienza. L’enfasi sulla trasformazione della coscienza, raggiunta attraverso lo sviluppo dell’insight, del “potere personale” che deriva dalla realizzazione spirituale e dal profondo rispetto per la natura e tutti i suoi esseri visibili ed invisibili, accomuna la
Biotransenergetica allo sciamanesimo ma anche a discipline quali l’alchimia e lo yoga. Quest’ultimo, intimamente legato allo sciamanesimo, sopratutto nelle forme del tantra-yoga, praticato in India e in Tibet, e dello Yoga Taoista praticato in Cina.
Procedendo dalla “tradizione primordiale” dello sciamanesimo che postula l’unità fondamentale del creato la Biotransenergetica incontra nella visione energetica elaborata da W. Reich(2) e seguaci, dagli anni trenta del nostro secolo in poi, un valido contributo per integrare l’antica via della trasformazione con un moderno approccio unitario al disagio psichico. Le pratiche dell’estasi incontrano così un modello psicodinamico strutturato, le emanazioni del divino inerenti alle diverse forze elementali della natura possono così riconoscersi negli atteggiamenti corporei e caratteriali o nelle diverse modalità emotive e attitudini comportamentali. La dimensione verticale del sacro può così calarsi nella dimensione organismica conferendole un anima trascendente e ricevendone una applicabilità pratica. La cultura del Transe può così riunificare entità spirituali ed emozioni, divinità e qualità umane, ossessori e conflitti psichici nell’ambito unitario del flusso interconnesso della coscienza.
Ritrovata l’unità tra spirito e materia, tra tradizione e scienza, mediante l’incontro tra sciamanesimo e visione energetica, la Biotransenergetica trova sulla sua strada un terzo apporto fondamentale nella Psicologia Transpersonale. La visione transpersonale conferisce alla Biotransenergetica un ambito nel quale riconoscersi e col quale confrontarsi oltre che una direzione evolutiva nella cui traccia muovere i propri passi.
Sciamanesimo
Il maestro dell’estasi
Quando si affronta l‟argomento dello sciamanesimo sembra impossibile non citare Mircea Eliade, indiscussa autorità in proposito. Egli ci ricorda che:”in ogni tempo e in ogni luogo lo sciamanismo mantiene una sorprendente coerenza sia nelle pratiche che nelle credenze”3. I suoi metodi, infatti, possono ritenersi le pratiche di trasformazione della coscienza più antiche ed universalmente diffuse fin dai tempi del Paleolitico superiore, vale a dire dai cinquantamila a diecimila hanni fà. Metodi che, per un periodo di tempo, dalle cinque alle venticinque volte superiore a quello della “nostra storia”, sono stati praticati indistintamente nelle tribù di tutto il pianeta. Sembrano fondati pertanto i motivi che inducono gli studiosi a riconoscere nello Sciamanesimo la “tradizione primordiale” basata sulla “magia naturale”, le pratiche di guarigione e di divinazione e le “tecniche dell‟estasi”. La maestria nelle tecniche dell‟estasi, sopratutto, sembrano caratterizzare la figura dello sciamano, il quale, pur potendo presentare nelle diverse culture aspetti specifici, non mancherà mai di operare in una condizione di “trance estatica”. Condizione che potrà venire raggiunta mediante un numero svariato di pratiche quali: il suono del tamburo, la respirazione, le prove di sopportazione fisica, il digiuno, la danza, l‟astinenza sessuale, l‟utilizzo di sostanze enteogene psicoattive, ma che , in ogni caso, dovrà essere raggiunta per consentire
l‟espletarsi di qualsivoglia lavoro sciamanico.
Un altro dato estremamente significativo per la Biotransenergetica, che riguarda la condizione sciamanica è l‟esperienza iniziatica di “morte e rinascita”. Le ricerche di Stan Grof,(4) insigne ricercatore sugli stati di coscienza, hanno infatti consentito di osservare come il passaggio da una qualche forma di esperienza di “morte e rinascita” si realizzi in tutti coloro che abbiano accesso alle dimensioni transpersonali (spirituali) della coscienza. Allo stesso modo, diversi autori concordano nel riconoscere la diade “morte simbolica/ resurrezione-trance estatica” come la struttura generale portante dell‟esperienza sciamanica.

 

L’eredità sciamanica
Detto questo possiamo aggiungere che la Biotransenergetica, guardando alla storia con gli occhi della coscienza olistica, rivendica delle radici transculturali e transpersonali che la collegano allo sciamanesimo dal quale sono cresciuti e prosperati fino ai giorni nostri almeno tre grossi alberi: l‟albero della “trance estatica”, quello delle esperienze di “morte e rinascita” e quello della valorizzazione della “malattia”.
La “trance estatica” è venuta ampliandosi in Biotransenergetica nella elaborazione del concetto di Transe come momento fondante di una metodologia basata sulla capacità di espandere la propria coscienza e diventare l’altro, risolvendo così la dualità di ogni conflitto nell‟unicità della trasformazione, riconoscendo nel problema il messaggero delle qualità necessarie per risolvero, attingendo al potenziale creativo insito in ogni sintomo così come in ogni manifestazione dell‟esistenza.
Le esperienze di “morte e rinascita” hanno trovato una collocazione centrale nella elaborazione di pratiche terapeutiche e di accesso ad una dimensione spirituale.
La “valorizzazione della malattia” ha consentito alla Biotransenergetica di considerare l‟ipersensibilità come un momento essenziale in ogni processo di guarigione. Considerando infatti ogni sintomo come un alleato da ascoltare anzichè un nemico da combattere risulta evidente come l‟ipersensibilità non riconosciuta, repressa o non gestita sia fonte di patologia e squilibrio, mentre l‟ipersensibilità gestita e vissuta consapevolmente diventi la sorgente di ogni processo di guarigione. Guarigione non solo fisica ma, anche e sopratutto, intesa nel senso lato di risveglio delle qualità e realizzazione del sè.

Un nuovo sciamanesimo
Recuperando gli insegnamenti sciamanici la Biotransenergetica, non propone, come ovvio, un ritorno all‟era preindustriale e prescientifica, ma bensì un atteggiamento di umiltà nei confronti dell‟Arcaico che ci faccia recuperare i tesori che, presi dalla furia evolutiva, abbiamo perso per strada. Tesori a disposizione di chiunque sia disponibile ad un rapporto sacro nei confronti della natura e all‟esperienza diretta con le forze spirituali
inerenti ad ogni manifestazione del vivente. Tesori che, purificati dalla polvere del tempo, liberati dall‟approssimazione delle origini e dalle distorsioni della storia mediante il filtro inesorabile della scienza e della consapevolezza, potranno tornare a brillare illuminando il cammino dell‟uomo del ventunesimo secolo. Tesori che potranno riconiugarsi, ad esempio, con le recenti
acquisizoni della scienza, che sostengono l‟unità fondamentale del creato. I nuovi concetti, infatti, quali quelli di ritmo, di flusso interconnesso, di interazione dinamica, di salto quantico, di connessioni non locali e sincronicità sembrano avere abitato da sempre il grembo antico della tradizione originaria. Ciò che ha costituito per millenni il patrimonio delle conoscenze dello sciamano, acquisite per intuizione diretta, guadagna ora dignità di “ nuove acquisizioni scientifiche”. Nello specifico la Biotransenergetica opera coniugando le scoperte scientifiche che stanno alla base del “nuovo paradigma olistico”e le applicazioni terapeutiche conseguenti con alcuni aspetti dellla tradizione sciamanica Afro-Brasiliana.

Orixàs, le forze che reggono il mondo
La tradizione sciamanica Afro-Brasiliana ha origine tra le popolazioni Yoruba dell’Africa sub-sahariana occidentale. Il termine Yoruba si applica ad un gruppo linguistico di vari milioni di persone che avevano in comune lingua, tradizioni e cultura e che avevano la loro origine nella città di Ifè. Ai nostri giorni la regione degli Yoruba comprenderebbe la Nigeria, il Togo e il Dahomey. Essi hanno storie e miti che conferiscono una organizzazione unica e identica ai loro Orixàs, i quali inzialmente erano “ancestrali divinizzati” e divennero poi gli emissari di Olorum, il Dio unico. Essi , in quanto forze soprannaturali popolano l’Orun, l’universo parallelo, mentre nell’aiyè o mondo reale si manifestano nelle forze elementali della natura. Tutto ciò che esiste nel nostro mondo, pertanto, è riconducibile ad un Orixà. Gli Orixàs sono le forze che reggono il mondo, in quanto tutto ciò che esiste contiene in sè l’energia degli elementi variamente combinati. Anche ogni comportamento, ogni atteggiamento, ogni qualità degli esseri viventi è riconducibile alla manifestazione di uno o più Orixàs.Così concepiti, gli “emissari di Orun” possono facilmente venire definiti “archetipi”. Archetipi ancestrali del mondo vivente, che la tradizione Yoruba distribuisce nel suo pantheon di divinità nel modo seguente: Olorum, il dio unico, colui che possiede l‟Orun(aldilà);
Oxalà, il figlio di Dio, il sole; Xangò, l‟orixà dei tuoni, dei lampi, delle pietraie e per estensione della montagna; Ogun, orixà del metallo; Oxossi, orixà delle foreste, di tutte le creature della foresta e dei vegetali; Iemanjà, orixà delle acque salate, del mare e di tutte le creature del mare; Oxum, orixà delle acque dolci; Iansà, orixà dell‟aria, del vento, delle tempeste. E poi ancora: Exù, Omolù, Obaluayè, Nanà Baruque, Ossain, Ifà, Dadà, Olokun, Oko, Olochà, Obà, Oxumarè, Agè-Chalangà, Chapanà, Ossaè…
La Biotransenergetica ha ereditato da questi culti sincretici il pantheon archetipico degli orixàs e le pratiche quali danze, canti, mantras , simboli, utilizzo di colori, profumi, erbe, pietre per l‟acquisizione della capacità di entrare in Transe con i diversi Orixàs, armonizzarsi con essi e lasciare esprimere la loro forza che abita in noi.
Ha compiuto poi una strada autonoma fondata sulla consapevolezza che ogni forza della natura attua dentro di noi determinando la nostra personalità, le nostre qualità, comportamenti, modalità emotive, attitudini e potenzialità. Ha elaborato pertanto una metodologia clinica basata sul Contatto e la ri-connessione con il flusso delle forze elementali ed il risveglio delle relative qualità.

Cristo
A molti verrà da chiedersi, quale sia la necessità di ricorrere ad una tradizione spirituale così lontana e poco condivisa dalla nostra cultura occidentale, come lo sciamanesimo e i culti sincretici afro-Brasiliani. Quando ci poniamo questa domanda, la risposta è che attraverso le esperienze autenticamente spirituali che abbiamo potuto vivere grazie agli insegnamenti di queste “religioni della natura” abbiamo potuto riscoprire e riavvicinarci al messaggio di Cristo. Messaggio dal quale, in seguito alla nostra lunga e diversificata esperienza vissuta in contatto con religiosi, educatori e praticanti della Chiesa Apostolica Romana, ci eravamo allontanati. Personalmente, per almeno due decenni la mia vita fu scandita da insegnamenti sessuofobici ed oscurantisti, e da un dogmatismo dottrinario la cui unica preoccupazione sembrava fosse quella di soffocare sotto il peso della colpa e del peccato ogni anelito di qualità e creatività che sorgesse nel mio animo di giovane assetato di vita. La storia del mio risveglio spirituale, pertanto, è scritta con il ritmo dei tamburi, l‟estasi della danza, la gioia dei canti, il profumo della foresta, la freschezza di un bagno di cascata o di un immersione tra le onde, il silenzio di una notte sulla neve o sotto le
stelle, l’incanto di un tramonto od il soffio del vento sulla pelle. La storia della Biotransenergetica non poteva che venire scritta dallo stesso linguaggio insofferente alle imposizioni morali e a tutto quanto impedisse i diretto contatto col divino. Tanto più che, l‟esperienza estatica della natura e delle sue forze ci ricondusse, come detto, nel grembo salvifico di Cristo. Così la mente condizionata del piccolo uomo che è in me, ed in molti di coloro che leggeranno si trovò e si troverà rassicurata. Il lungo e travagliato cammino verso Cristo ci insegnò l‟imprescindibile necessità dell‟umiltà e della spontaneità: Se non tornerete bambini non entrerete nel regno dei cieli. Ci sconvolse ogni punto di riferimento lasciandoci come unica indicazione la resa alla“via del cuore”: Sia fatta la tua volontà. Ci insegnò che la “via del cuore” non è fatta di condizionamenti culturali o regole morali dietro le quali nascondersi, ma che parlava forte e chiaro in ogni istante avessimo voluto ascoltarla: Lascia tutto e seguimi. Ci diede il coraggio di buttare a mare la colpa, il peccato e la mortificazione per accogliere il rispetto per se stessi, la libertà di esistere e la responsabilità nei confronti degli altri e delle proprie scelte: Ama il tuo prossimo come te stesso. “Come” te stesso. Quando poi cercammo ancora qualcosa da imparare ci rendemmo conto che l‟insegnamento di Cristo era tutto qui e che ora si trattava di trovare il coraggio, la fiducia e la consapevolezza per “impararlo di nuovo” in ogni attimo della nostra vita. Ci ricordammo allora di una frase che doveva avere pronunciato qualche santo cristiano: “La via per il paradiso è il paradiso.”Con la Biotransenergetica cercammo di mettere a punto la nostra via, tra scienza e consapevolezza, tra terapia e spiritualità. Una via per tutti coloro che, come noi, si dimenticano troppo spesso di ricordarsi. Ricordarsi di “imparare di nuovo” che nel cuore c‟è ogni risposta e che la causa prima di ogni nostra malattia è la nostra incapacità di amare.

La visione energetica
Nel bel mezzo della rivoluzione dei quanti, un geniale quanto ribelle ex-allievo di Freud ebbe l‟intuizione di imitare l‟atteggiamento dei suoi pazienti per sentire su di se come si stava in quel corpo. In termini Biotransenergetici, potremmo dire che il dott. W. Reich,(5) così si chiamava il signore in questione, avesse compiuto un parziale approccio di transidentificazione. Questo bastò, comunque, alla fervida intelligenza di Reich per rivoluzionare la teoria e la prassi psicoanalitica, postulando l‟esistenza di una “identità funzionale”tra atteggiamenti caratteriali ed atteggiamenti corporei. Con l‟accesso al corpo, la psicoterapia, peraltro appena bambina, smise di rappresentare un fatto puramente mentale per divenire una questione energetica. Quando si concepisce l‟organismo umano dal punto di vista dei suoi processi energetici si creano le condizioni per una esperienza unitaria del sè e, pertanto, per il salto dalle istanze della mente duale a quelle della coscienza olistica. La stessa possibilità di comprendere cosa significhi “processi energetici” è vincolata alla disponibilità di passare da una esperienza intellettuale ad una esperienza interiore. Sarà infatti attraverso il “sentire come” e non il “capire perchè” che potremo raggiungere la consapevolezza del fatto che è la “energia vitale” a muovere il nostro respiro, accendere il nostro sguardo, animare la nostra voce, muovere i nostri muscoli, fare pulsare i nostri organi, fluire i liquidi nel corpo, risvegliare i nostri desideri e le nostre emozioni, produrre i nostri pensieri, immagini, fantasie o intuizioni.
Il moto espressivo biologico
L‟accento sull‟esperienza interiore basata sul “sentire come”, unito alla comprensione di sè stessi in quanto “processi energetici”, costituisce la struttura essenziale dell‟apporto Reichiano alla metodologia Biotransenergetica. La possibilità di trascendere la mente duale e di “danzare nei diversi Transe”è infatti vincolata alla capacità di connettersi al flusso dell‟esistenza che è, prima di tutto, movimento. Movimento dotato di polarità e ritmo. Le intuizioni di Reich forniscono una base biologica al concetto di Transe consentendoci di collegare il movimento dell‟energia vitale al linguaggio del vivente. “Il vivente” infatti” funziona al di là di tutte le idee e di tutti i concetti di parole. Il linguaggio parlato è una forma di espressione biologica a un livello già molto superiore di sviluppo. Non è una caratteristica indispensabile del vivente perchè il vivente funziona molto tempo prima che vi sia un linguaggio e formazione di parole”(6). Il suo funzionamento si realizza attraverso movimenti espressivi mediati da quella che Reich chiama la “pulsazione biologica”,vale a dire la modalità primaria di movimento di ogni sistema vivente nella sua relazione con gli altri sistemi viventi. La pulsazione biologica rappresenta l’espressione più diretta, del concetto di Transe sul versante del processi interni all‟organismo vivente, ed è determinata a livello cellulare da movimenti del protoplasma centrifughi e centripeti. Reich considera questi movimenti protoplasmatici, che chiama “moto espressivo biologico” la base biologica, appunto, dei movimenti espressivi del vivente. Secondo le sue teorie, lo “sgorgare fuori del protoplasma” a livello cellulare è legato, sul piano del comportamento , all’espressione emozionale. Il libero fluire delle emozioni si rende, pertanto, responsabile di quella spontaneità nell‟agire e naturalezza nel sentire che , in Biotransenergetica, definiamo con il termine di Transe equilibrato.
Il mantenimento o la realizzazione di un Transe equilibrato, vale a dire il rispetto o il ripristino dell‟ originaria pulsazione biologica in ogni distretto dell‟organismo o “corpomente”, costituiscono l‟intento primario della metodologia Biotransenergetica

L’aproccio transpersonale
Così Anthony Sutich, antesignano della Psicologia Transpersonale, la descrive nel primo numero del Journal of Transpersonal Psychology nella primavera del 1969:”Con il nome di Psicologia Transpersonale si definisce una forza emergente composta da un gruppo di psicologi ed altri professionisti interessati alle facoltà e potenzialità umane „ultime‟, cioè a quelle facoltà che non trovano spazio all’interno di sistemi quali il positivismo e il comportamentismo (prima forza), la psicoanalisi tradizionale (seconda forza) e la psicologia umanistica (terza forza). L’emergente psicologia transpersonale (quarta forza) s’interessa specificamente, oltre che dell‟indagine empirica e scientifica, anche dell’implementazione responsabile delle scoperte relative a: trasformazione, meta-bisogni individuali e della specie, valori ultimi, consapevolezza dell’unità, esperienze di vetta, valori B, estasi, esperienze mistiche, venerazione, esistenza, autorealizzazione, essenza, felicità, miracoli, significato ultimo, trascendenza del sè, spirito, unità, consapevolezza cosmica, sinergia individuale e della specie, incontri interpersonali profondi, sacralizzazione della vita quotidiana, fenomeni trascendentali,
umorismo interiore e giocosità, coscienza sensoriale ottimale, ricettività ed espressione; ed inoltre i concetti, le esperienze e le attività a tutto questo collegati. Per quel che riguarda l‟accettazione del suo contenuto-come essenzialmente naturalistico, sovrannaturalistico, teistico, o comunque lo si voglia catalogare-questa definizione va lasciata alla libera interpretazione, totale o parziale, dell‟individuo o del gruppo”.(7)
L’approccio Transpersonale venne definendosi nel campo della Psicologia e della Psicoterapia a partire dagli anni trenta ad opera di autori quali A.Maslow, R.Assagioli e lo stesso C.G Jung.
Negli ultimi decenni si è sviluppata in modo notevole soprattutto ad opera di autori quali: S. Grof, P. Weil, K. Wilber, C. Tart, C. Naranjo, M. Harner, L. LeShan etc…
L’approccio umanistico e transpersonale venne definendosi nel campo della psicologia a partire dall’opera di A. Maslow(8) il quale per primo mise l’accento su una psicologia “evolutiva” che considerasse lo “sviluppo delle potenzialità”, “la soddisfazione graduale dei bisogni” la relazione tra “persona e persona” nel rapporto terapeutico, l’esperienza mistica, come momenti fondanti di un percorso di autorealizzazione.
La Biotransenergetica aderisce totalmente a questa “psicologia delle qualità”, che grazie alle ricerche ed ai modelli teorici degli autori sopracitati condusse alla definzione di un preciso modello fondato sull‟ esperienza transpersonale orientata alla realizzazione del sé.

La Biotransenergetica e le altre metodiche ad orientamento transpersonale

Il movimento transpersonale, come abbiamo visto, è nato in tempi molto recenti, per questo, mentre le sue linee essenziali sono ormai consolidate, i modelli terapeutici che da queste procedono presentano diversi stadi di definizione ed di affermazione negli ambiti professionali e scientifici. Qui di seguito prenderemo in considerazione i modelli che potremmo definire storici del pensiero transpersonale quali la Psicologia analitica Junghiana e la Psicosintesi di Assagioli, unitamente ad un modello emergente quale l’integrazione olonomica di Grof. Valuteremo i contributi che queste hanno fornito alla Biotransenergetica, le differenze esistenti e, di conseguenza, gli aspetti innovativi contenuti nel modello che stiamo presentando.
Jung(9) per primo ampliò gli spazi dell‟inconscio non considerandolo, come Freud, una sorta di cantina della mente dove venivano depositate le istanze rimosse, ma bensì un principio creativo ed intelligente che connette l’individuo agli altri esseri umani, alle forze della natura e all’universo intero. Secondo Jung, inoltre, i complessi psicologici legati alla storia personale dell‟individuo erano da fare risalire a schemi primordiali che definì archetipi. Tali elementi archetipici appartenevano ad un “inconscio collettivo”luogo della forza creativa cosmica e condiviso da tutta l’umanità. In questo modo, egli riconosceva, in quella che Freud definiva libido, l’espressione di forze archetipiche transpersonali diretta emanazione della forza creativa della natura e, nell’analisi del simbolo, uno strumento per accedere a quella dimensione spirituale autentica che egli considerava parte integrante della psiche, e che sarebbe emersa spontaneamente alla coscienza in seguito ad una esplorazione sufficientemente approfondita. Esplorazione che eglì chiamò “processo di individuazione” e che si definisce nel percorso di trascendenza dei confini dell’io e dell’inconscio personale verso la connessione con i contenuti transpersonali del sè.
L’esperienza Biotransenergetica riconosce una piena corrispondenza dei concetti Junghiani qui esposti con le sue osservazioni cliniche. La definizione di “archetipi” viene a coincidere con le diverse emanazioni del “flusso delle forze elementali” e la loro funzione creativa rende ragione della concezione Biotransenergetica per la quale le diverse forze esprimono qualità spirituali che possono venire risvegliate nell’individuo quando questi impara ad “entrare in Transe”ed “incorporare” tali emanazioni. Il processo di individuazione viene a coincidere in questo modo con la connessione e l’armonizzazione con le diverse forze archetipiche e con la conoscenza, il risveglio e la padronanza delle loro caratteristiche specifiche. Diversamente, però, dell‟analisi junghiana che riconduce l‟esperienza archetipica alla dimensione psicologica focalizzandosi sugli aspetti emotivi, percettivi e cognitivi, la Biotransenergetica centra il processo di trasformazione sulla totalità del campo di coscienza, comprendendo quindi anche gli aspetti organismici bio-psico-fisici e quelli autenticamente transpersonali. Per aspetti organismici intendiamo le trasformazioni che avvengono nei processi energetici responsabili delle manifestazioni sulla totalità dei livelli del corpomente. Trasformazioni riconoscibili, come già accennammo, attraverso un “sentire come” piuttosto che un “capire perché”. Con il termine “autenticamente transpersonali” vogliamo sottolineare una differenza fondamentale tra la Biotransenergetica e la psicologia analitica di Jung o, come vedremo, la psicosintesi di Assagioli. L’analisi Junghiana e la psicosintesi sembrano infatti considerare le esperienze transpersonali come, ad esempio, il dialogo con un entità spirituale od un angelo, oppure l‟incontro con un alleato ancestrale o un archetipo guaritore come delle esperienze intrapsichiche frutto cioè della elaborazione simbolica della psiche del soggetto. La Biotransenergetica, in accordo con il modello dell’integrazione olonomica di Grof , con le risultanze dell‟auto-esplorazione psichedelica e le asserzioni delle più svariate tradizioni spirituali, ritiene che molte delle esperienze definibili transpersonali siano il riflesso diretto di elementi specifici del mondo fenomenico o della dimensione spirituale. L’esperienza autenticamente transpersonale, in definitiva, sembra connotarsi come una “reale esperienza”di entità spirituali, o di matrici ancestrali, di incarnazioni passate o di altre persone, di animali, di forze naturali o di altri piani di esistenza raggiungibile mediante la coscienza olistica attraverso la quale la psiche individuale, come ricorda Grof:” sembra in grado di attingere a informazioni memorizzate olograficamente sull’intero mondo fenomenico, passato, presente e futuro”.(10)
Roberto Assagioli(11) ebbe il grande merito di riconoscere già nella sua tesi di laurea nel 1910 i limiti della psicoanalisi Freudiana e di suggerirne delle modificazioni, che culminarono alcuni anni più tardi nella elaborazione della Psicosintesi. Una teoria e una tecnica psicoterapeutica che considera l’individuo in un processo costante di crescita evolutiva e che mira allo sviluppo del suo potenziale operando prevalentemente mediante la volontà e gli elementi positivi e creativi della natura umana. Contributi significativi della psicosintesi alla psicologia transpersonale sono da ritenersi il concetto di “superconscio”, luogo delle capacità più elevate, dell‟intuizione e delle ispirazioni, il concetto di “sub-personalità” e la conseguente necessità di disidentificazione dalle stesse per il pieno compimento del processo di auto-realizzazione e integrazione del sè intorno ad un nuovo centro unificante: il “sè superiore.”
La Biotransenergetica condivide tali concetti anche se li sviluppa, come già accennammo a proposito della psicologia analitica in una direzione più “olistica”.
Condivide meno, l’enfasi esclusiva sugli elementi positivi della personalità, ritenendo, in accordo con l‟integrazione olonomica, che il confronto diretto con i “fantasmi del lato oscuro”, qualora questi si presentino, rappresenti una fase fondamentale del processo di trasformazione della coscienza. Un altro aspetto non condiviso con la psicosintesi è l’impiego di esercizi altamente strutturati, dal momento che la Biotransenergetica, anche in questo caso in sintonia con il metodo di Grof, preferisce operare sui contenuti della coscienza emersi in modo spontaneo.
Per quanto riguarda l‟integrazione olonomica, il metodo di auto-esplorazione di Grof(12) basato sulla sua lunga esperienza con la terapia psichedelica, e costituito dalla triade respirazione olotropica, musica ad alto volume e lavoro corporeo, la Biotransenergetica ne condivide pienamente i presupposti, già indicati nel corso di questa esposizione, tanto che alcune pratiche come “In viaggio per risvegliarsi”(13) e “Libertà dal conosciuto”(14) utilizzano, tra gli altri, strumenti molto simili. La Biotransenergetica però presenta un corpo di pratiche molto più articolato ed un enfasi più spiccata nei confronti della dimensione spirituale mediante l’allenamento al Contatto e al Transe con le forze elementali. La Biotransenergetica, inoltre, ritiene importante per l‟uomo moderno mantenere o recuperare il legame con una tradizione arcaica. Legame che, come per l’albero le radici o per il fiume la sorgente, conferisce forza ad una disciplina e connessione a chi la pratica. Come sappiamo, il fiume della Biotransenergetica, in rotta verso l‟oceano della coscienza, procede, nel suo corso più antico, dalle sorgenti dello sciamanesimo afro-Brasiliano.

 

 

NOTE

1 A. Danielou, Shiva e Dioniso, Astrolabio, 1980
2 W.Reich, L’analisi del carattere, Sugarco, Milano
3 M. Eliade, Sciamanesimo, le tecniche dell’estasi, Ed. Mediterranee, Roma
4 S. Grof, Oltre il cervello, Cittadella, Assisi
5 W. Reich, L’analisi del carattere, Sugarco, Milano
6 W. Reich, La funzione dell’orgasmo, Sugarco, Milano
7 A. Sutich, Journal of Transpersonal Psychology, 1969
8 A. Maslow, verso una psicologia dell’essere, Astrolabio, Roma
9 C.G. Jung Opere, Boringhieri, Torino
10 S. Grof, Oltre il cervello, Cittadella, Assisi
11 R. Assagioli, Principi e metodi della psicosintesi terapeutica, Astrolabio, Roma
12 S. Grof, op. cit.
13 (10) P.L. Lattuada, In Viaggio per risvegliarsi, Meb, Padova
14 (10) P.L. Lattuada, Biotransenergetica, Xenia, MIlano

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