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Sul Transpersonale: Psicoterapia e Spiritualità (7)

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Sul Transpersonale: Psicoterapia e Spiritualità (7)

Psicologia Transpersonale e Tradizione

 

Aspetti transculturali
Il profondo radicamento della psicologia transpersonale nelle diverse tradizioni culturali e spirituali arcaiche le consente di comprendere i limiti culturali delle diverse valutazioni diagnostiche, specialmente connesse agli stati non ordinari di coscienza. Molte infatti delle manifestazioni legate all’esperienza interiore, estatica o mistica vengono vissute come patologiche o regressive dalla psicologia occidentale classica, mentre sono tenute in gran conto e valorizzate presso altre culture. Walsh, ad esempio, (48) ci ricorda come comportamenti bizzarri, affabulazioni, allucinazioni e molti dei sintomi delle diverse sindromi psichiatriche vengano riconosciuti presso molte culture arcaiche come segno di capacità sciamaniche e appropiatamente coltivati.
La stessa meditazione, pilsatro fondamentale della psicoterapia transpersonale così come di diverse tradizioni spirituali, è molto spesso considerata dalla cultura occidentale una fuga dal mondo se non addiritura un’ evidenza psicopatologica.
La psicologia transpersonale, in accordo ad esempio con la “Cultura del Transe” legata alla tradizone afro-brasiliana ed ancora molto viva in Brasile(Lattuada 49, Gioia, Verlangieri, Lattuada 50) considera molti dei sintomi cosidetti psichiatrici, come segni di ipersensibilità non gestita e propone, anzichè la loro repressione la loro valorizzazione. Sono molte le pratiche transpersonali che consentono l’allenamento e la gestione dei fenomi di ipersensibilità nella direzione della piena realizzazione delle potenzialità più genuinamente umane, sia terapeutiche, che creative, che spirituali. Si pensi ad alcune già
citate come il Cosmodramma di Pierre Weil (51), e la Biotransenergetica(52) ma anche ad altre più radicate nel tessuto culturale Sudamericano come la Psicotransterapia di Mendez (53), l’Analisi Transpersonale di Armando Leite Naves,(54) alla Transeterapia di Akstein( 55).

Transpersonale, Tradizione psicologica e Tradizione spirituale
La tradizione psicologica cita i segunti ambiti di applicazione della psicologia: percezione, pensiero, apprendimento, sviluppo, memoria, personalità,ecc. Le diverse aree della psicologia si occupano di questi ambiti con setting e punti di vista specifici. La psicologia clinica , ad esempio, si occupa di come ridurre la sofferenza psicologica e opera quindi da un punto di vista prettamente terapeutico, la psicologia del lavoro applica la sua ricerca in campo lavorativo, la neuropsicologia nel campo della ricerca sul cervello ed sul sistema nervoso. Allo stesso modo la psicopatologia cerca di indagare e classificare le cause della sofferenza, la psicologia sociale si occupa di come migliorare le relazioni tra esseri umani, la psicologia cognitiva cerca di rispondere a domande del tipo: come percepiamo, come impariamo, come ricordiamo, come pensiamo, come creiamo. La psicologia della motivazione si chiede perchè facciamo ciò che facciamo, la psicologia dello sviluppo indaga come le persone evolvono e le teorie psicodinamiche cercano di comprendere l’umana natura.
La psicologia transpersonale indaga gli ambiti psicologici citati dal punto di vista della spiritualità, della trascendenza, degli stati non ordinari di coscienza e fenomeni correlati. Essa costituisce il ponte tra la psicologia e le discipline spirituali, dal momento che tutte le antiche tradizioni, Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, Buddismo, Toismo, Induismo, Sufismo,
ecc. hanno da secoli cercato di trovare risposte a tutte le classiche domande della psicologia, spesso sviluppando, come abbiamo visto, delle loro psicologie. Molte di queste risposte hanno fornito le linee ed i concetti fondamentali della Psicologia Transpersonale.
Come abbia potuto consolidarsi questo legame tra psicologia transpersonale ed antiche tradizioni del resto, appare facilmente comprensibile.
Quando alcuni psicologi hanno cominciato a farsi domande sulla vera natura della mente, su come realizzare il pieno compimento di sè, su come raggiungere e mantenere uno stato psicofico ottimale, su come vivere nel rispetto e nell’armonia con l’altro da sè e l’ambiente naturale circostante, hanno semplicemente scoperto che la psicologia non aveva mai preso in adeguata considerazione quei temi e, di conseguenza, non aveva ancora sviluppato i necessari strumenti di indagine.
Essi trovarono quello che cercavano nelle antiche tradizioni spirituali. Cominciarono così ad integrare concetti e pratiche delle tradizioni spirituali con gli insight e le metodologie della psicologia. Venne delineandosi così la psicologia transpersonale, quell’interfaccia tra psicologia e religione che cerca di indagare il mondo dell’esperienza spirituale in modo libero e diretto senza i vincoli dottrinari tipici delle tradizioni religiose, ma invece, con il rigore dell’osservazione consapevole e del metodo scientifico, seppur di frontiera.

Psicologia Transpersonale e comunità scientifica
Comunemente la Psicologia Transpersonale non è citata nei testi di storia della psicologia, non è studiata nelle università, non è riconosciuta dalla maggior parte degli psicologi come una legittima area psicologica. In America l’ APA, American
Psychology Association non la riconosce, mentre, solo ultimamente in Europa sta trovando considerazione all’interno dell’EAP, European Association for Psychoterapy.
Negli Stati Uniti, oltre a numerose associazioni minori, esistono due grandi organizzazioni, l’ITA, International Transpersonal Association e l’ATP, Association for Transpersonal Psychology che organizzano entrambe periodicamente Congressi internazionali con rappresentanti di decine di paesi e diverse centinaia di partecipanti. (si veda panorama internazionale).
In Europa l’unica organizzazione, anche se poco rappresentativa delle varie realtà, è la EUROTAS, European Transpersonal Association.
I motivi dell’ostracismo nei confronti della psicologia transpersonale, secondo David (56) sono più politici e sociali che scientifici, dipendendo, in prima istanza dal fatto che, fin dagli esordi della scienza psicologica agli inizi del secolo, è stato il modello positivista, riduzionista, ad imporsi quale modello dominante.
Ecco alcuni dei presupposti del pensiero positivista responsabili del rifiuto, da parte della scienza, dell’esperienza transpersonale.
1. Il modello positivista esige che il fenomeno sia misurabile, oggettivemente osservabile e ripetibile. Le esperienze transpersonali non lo sono. L’essenza stessa dei fenomeni transpersonali è di essere interiori. Il valore di un’ esperienza interiore, come è ovvio, non risiede in ciò che appare all’esterno, ma nel significato che riveste per colei o colui che la vive; non risiede nella quantità misurabile, ma bensì nella qualità esperibile.
2. Il modello positivista esige che i fatti siano verificabili e controllabili in laboratorio. La maggior parte delle esperienze transpersonali non possono essere sottoposte alle condizioni di laboratorio e non possono essere isolate dal loro contesto.

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