ITI - Integral transpersonal Institute

Sul Transpersonale: Psicoterapia e Spiritualità (1)

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Sul Transpersonale: Psicoterapia e Spiritualità

Epistemologia della Seconda Attenzione

P. L. Lattuada M.D., Ph. D.

Possano tutti gli esseri avere pace e felicità Possano tutti gli esseri liberarsi dall’ignoranza, dai desideri, dall’avversione. Possano tutti gli esseri liberarsi dalla sofferenza, dal dolore, dai conflitti. Possano tutti gli esseri riempirsi di infinita amorevole gentilezza ed equanimità. Possano tutti gli esseri raggiungere la completa illuminazione

Preghiera Buddista

 

Abstract

Epistemologia della seconda attenzione intende suggerire un approccio all’esperienza interiore degli stati di coscienza centrato sul soggetto dell’esperienza e sulle garanzie di validità delle sue affermazioni.
Indica nell’attenzione una nuova frontiera e nel modo ulteriore lo strumento per indagarla.

Postula la possibilità di distinguere una prima attenzione, figlia della mente reattiva e dell’identificazione emotiva, da una Seconda Attenzione, figlia dell’osservazione consapevole, e della disidentificazione.

Delinea un metodo di indagine e di convalida fondato sul dialogo partecipativo tra individuo e ambiente, che affonda le sue radici nel Sé organismico quindi su contenuti psico-fisici standardizzabili grazie al confronto con mappe di riferimento fenomenologicamente accessibili.

Affianca, solo per citarne alcune, la Quantitative somatic phenomenology di Hartelius, First-person methodology di Varela, la State-specific science di Tart e di Wilber verso la definizione di standard per una scienza della coscienza..
Keywords:

Scienza della Coscienza, Epistemologia della Seconda Attenzione, Modo Ulteriore, Transe Elementare, Dinamica Originaria, Inerenze Essenziali Implicite, Disidentificazione, Isomorfismo del Malessere, Isomorfismo del Benessere.

 

La proposta

 

La domanda è: può una frase come la precedente essere utile al pensiero scientifico?
Certamente no, potrebbe affermare lo scienziato: si tratta di una preghiera, un mondo a sé rispetto a quello della scienza.

Certamente si, potrebbe affermare il mistico: l’amore è l’unica scienza.
La proposta è che la chiave per una scienza della coscienza non si esaurisca nelle visioni del mondo, nelle metodologie della ricerca e nelle evidenze cliniche, vale a dire nel modello teorico, nel protocollo sperimentale o esperienziale e nell’elaborazione dei dati ma risieda anche e soprattutto nel Padrone della Visione, del Metodo e del Dato, vale a dire nel soggetto dell’esperienza e in ciò che lui, in prima persona, ne fa della visione, del metodo e dei dati.
La proposta è che la liberazione dal Mito del Dato, per dirla con Sellars1, non vada ricercata tanto nei dati stessi, le Evidenze Cliniche Esplicate (ECE) quanto in ciò che succede nel Padrone dei Dati, in quelle che potremmo chiamare Inerenze Essenziali Implicate (IEI).
L’ipotesi di questo lavoro è che la differenza che fa la differenza risieda nell’attenzione.

1 Sellars W., (2007), La filosofia e l’immagine scientifica dell’uomo, Armando, Roma

 

Va subito detto che il concetto di attenzione, al quale ci riferiamo, non esprime semplicemente un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali e che si svolge in un continuum che va dal sonno all’eccitazione, ma con Krishnamurti2 o Castaneda3 ne amplia i confini in direzione del’ambiente interno e soprattutto lungo un continuum che espandendo percezione, memoria e apprendimento si estende evolutivamente negli stati transpersonali della coscienza.

La cornice della nostra ipotesi si completa postulando la possibilità di distinguere una prima attenzione, figlia della mente reattiva e dell’identificazione emotiva, da una Seconda Attenzione, figlia dell’osservazione consapevole, dell’amore compassionevole della disidentificazione.

Giungiamo così all’affermazione madre della nostra argomentazione: la Seconda Attenzione offre un epistemologia che per sua natura è in grado di fornire garanzie di validità, essa è trasversale a qualsiasi teoria, a qualsiasi metodologia a qualsiasi evidenza.

L’espistemologia della Seconda Attenzione si configura come una meta- epistemologia che se attuata schiude il mondo a meta-teorie, meta-metodologie, meta-esperienze che si riconoscono unificate da un denominatore comune.

Chiamiamo questo denominatore comune: Modo Ulteriore

 

Due modalità di conoscenza

Sembrano avere attraversato la storia due modalità di conoscenza, una razionale che ha nel pensiero logico-lineare il suo strumento operativo ed una intuitiva in grado di accompagnare l’essere umano alle soglie del mistero. La prima si svolge secondo una modalità di conoscenza lineare basata sul ragionamento e l’analisi, la seconda si compie mediante una modalità circolare di conoscenza che è immediata e diretta.

La storia della filosofia e la storia delle religioni ci insegnano che nei millenni queste due modalità di conoscenza, descritte con i termini più diversi si sono rincorse in un dibattito acceso, spesso anche violento, e hanno prodotto sovrapponendosi, svariati sistemi filosofico – religiosi, che esprimono una molteplicità culturale estremamente variegata nella quale è possibile riconoscere, a seconda dello sguardo con il quale la si indaga, costellazioni di pensiero coincidenti e sinergiche o altre contrastanti ed in aperta contraddizione tra di loro.

Semplificando, e quindi compiendo un errore di approssimazione, all’interno di questa molteplicità, sono individuabili grosse categorie sottosistemiche come ad esempio quella della scienza e quella della religione. Estendendo l’approssimazione potremmo imputare alla mente logico razionale lo sviluppo del pensiero scientifico e a quella intuitiva lo sviluppo dei sistemi religiosi. Esasperandola potremmo arrivare ad identificare nell’oriente il depositario delle conoscenze della via mistica e nell’occidente l’artefice della via scientifica.

Potremmo così volgere il nostro sguardo ad oriente ed imbatterci nei mistici che hanno perseguito la via interiore ed hanno scoperto attraverso la loro esperienza concreta, quotidiana la realtà del non confine. Questi non si sono mai preoccupati pertanto di analizzare, comprendere o risolvere i confini, ma di dissolvere l’illusione della loro esistenza, di liberarsi dalle loro limitazioni.

2 Krishnamurti J., (1973), La Sola Rivoluzione, Astrolabio Ubaldini, Roma.

3 Castaneda C., (1970), A Scuola dallo Stregone, Astrolabio, Roma.

 

Volgendo il guardo ad occidente, invece, potremmo prendere in considerazione le Sacre Scritture che incaricano Adamo, l’uomo originario, di tracciare confini, i confini della nominazione e della classificazione. Secoli più tardi, vedremmo arrivare in aiuto ad Adamo i Greci i quali con Aristotele classificarono tutto il classificabile, dopo aver assegnato un nome alle cose, fu la volta dei processi naturali. Mappe e confini tracciati con l’implacabile strumento della logica. E venne Pitagora il quale scoprì che le cose si potevano contare, tracciò un nuovo confine, la numerazione; non più un confine tra le cose ma tra gruppi di cose. Il lungo periodo seguente fino a giungere alla nascita del pensiero scientifico fu egemonizzato dalla cultura ecclesiastica la quale proseguì nell’opera Aristotelica della classificazione. Fino ad arrivare ai tempi di Galileo e Keplero i quali diedero il via alla scienza inventando la misurazione. Grazie a questo nuovo tipo di confine divenne possibile esprimere teorie, leggi e principi che sembravano governare tutti gli eventi. E così l’uomo ha potuto conquiastare il controllo sulla natura, ma soltanto separandosi radicalmente da essa.

A partire da un certo punto, però, e precisamente dal 1905 in poi, il nostro errore verrebbe inesorabilmente smascherato, i nostri luoghi comuni spazzati via, dal momento che, la natura, pur indagata con gli strumenti analitici del metodo scientifico, svela al ricercatore il suo lato dinamico ed interconnesso, il suo lato ineffabile e incommensurabile, il suo versante paradossale e, potremmo azzardare, mistico.

Con la cosiddetta rivoluzione quantistica, il cerchio si chiude. Come sappiamo, da allora in poi nulla sarebbe più stato come prima, le certezze dell’uomo di scienza del ventesimo secolo vennero scosse alle fondamenta. Dopo percorsi differenziati e alcuni millenni di storia oriente ed occidente si ritrovarono entrambi oltre il velo di Maya e concordarono: le realtà ultime della materia non hanno confini e non possono essere misurate.

Per la prima volta una nuova visione si impone, e impone di trascendere e includere le precedenti, per la prima volta le carte sono state scompigliate in modo così radicale da richiedere una nuova partenza, con nuovi strumenti, nuove regole, nuovi punti di riferimento.

Einstein, Schroedinger, Eddington, De Broglie, Bohr, Heisenberg, tutti quanti affermano con Henry Stapp4 che la particella elementare, è un insieme di relazioni che si estendono ad altre cose. Il principio fondamentale del Dharmadhatu5, l’antica dottrina buddista, concorda: tra ogni cosa ed evento dell’universo non c’è confine.

Per la prima volta l’umanità si trova a disposizione una visione che le consente di trascendere e includere ragione ed intuizione, scienza e religione.
La sfida è affascinante ma l’impresa è appena iniziata e si rivela estremamente ardua.

Prima di tutto, come suggerisce Khun6 perché la vecchia visione è dura a morire, secondo perché alla nuova visione sembra mancare qualcosa, come vedremo.

4 Stapp H.P., (2007), Mindful Universe: Quantum Mechanics and the Participating Observer. Springer. 5 Scott, J., (1998). In Praise of Dharmadhatu, edited by Ari Goldfield
6 Khun T. (1978), La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino.

 

Qualcosa che non risiede nella visione in sé ma in colui che, suo malgrado, l’ha prodotta: l’esser umano, il Padrone della Visione.

Questa mancanza, rende ragione del fatto che, ancora oggi, nonostante che sia ormai trascorso più di un secolo da quando la nuova visione ha iniziato a delinearsi all’orizzonte la visione fisicalistica, come la definisce Tart7 è in auge e sembra godere di ottima salute.

A questo proposito Tart8 ci ricorda che “ la maggior parte degli psicologi accetta l’idea che la realtà è ultimamente materiale, composta fondamentalmente di materia ed energia che operano nello schema fisico di spazio e tempo. Gli psicologi e con loro gli scienziati, per di più, ritengono che la loro visione nasca da una concezione della realtà piuttosto che da una concezione intellettuale, da una filosofia. Di conseguenza tutti sembrano concordare sul fatto che la psicologia si occupi di fatti lontani dalla realtà che per acquisire garanzie di validità devono essere ridotti a dati fisici. La coscienza, dal momento che l’evidenza fisica dimostra che se si agisce sul cervello si altera, viene considerata un prodotto del funzionamento cerebrale.” La conseguenza, per continuare con Tart9 è che “per una spiegazione ultima della coscienza, i fenomeni della coscienza devono essere ridotti a quelli del funzionamento del cervello; il funzionamento del cervello deve essere ridotto alle proprietà fondamentali del sistema nervoso, il quale deve essere ridotto alle proprietà fondamentali delle molecole vive, che a loro volta devono essere proprietà degli atomi, i quali infine vanno ridotti alle proprietà delle particelle subatomiche”.

Inoltre gli scienziati ortodossi ritengono che lo stato di coscienza ordinario, razionale, sia il migliore possibile e pertanto cercano di spiegare ogni evento con la logica, gli eventi che non sono comprensibili dalla mente razionale, semplicemente non esistono o sono frutto di una percezione distorta.

 

La nuova visione

Dal canto loro gli esponenti della nuova visione si affannano a sostenere che esistono stati superiori della coscienza, stati transpersonali, appunto, dove la “verità” può essere conosciuta direttamente attraverso l’esperienza interiore.

Esperienza che non può essere spiegata con la logica ma vissuta in prima persona e compresa mediante l’insight. Gli psicologi transpersonali, ad esempio, sono concordi sul fatto che le opinioni che abbiamo sulla natura della realtà possono alterare la realtà. Essi, nella loro versione più saggia, sanno anche che la realtà interiore , per via della sua natura ineffabile non dovrebbe essere spiegata ma descritta, sono anche attenti a non imporre le proprie credenze sull’esistenza di stati superiori della coscienza, ma si limitano a comportarsi “come se” esistessero dal momento che ne ha fatto esperienza. Sempre basandosi sulla loro esperienza essi sanno che la vera conoscenza risiede oltre la mente ed operano per la sua trascendenza dal momento che conoscono le dimensioni transpersonali della coscienza. Essi sanno, o credono di sapere, che energia, materia e coscienza appartengono ad un unico flusso interconnesso e che la consapevolezza possiede un suo piano di realtà indipendente dal piano della materia. Essi anche pur consapevoli che le varie pratiche di consapevolezza e non attaccamento fondate sulla meditazione rappresentano, come ricorda Naranjo10 “gli strumenti ultimi”, intervengono con tecniche psicoterapeutiche specifiche per dissolvere quelle strutture conservative dell’io tanto implicite dal risultare difficilmente accessibili all’osservazione consapevole.

7 Tart, C.T. (1977), Stati della Coscienza, Astrolabio Ubaldini, Roma.

8 Tart, C.T. (1977).
9 Tart, C.T. (1977).

 

La nuova visione in definitiva, offre straordinarie possibilità per lo sviluppo di un nuovo pensiero integrale e integrante e di una nuova scienza che sappia espandere i suoi confini fino a comprendere la coscienza stessa del ricercatore ma apre la finestra su un mondo ineffabile e incommensurabile che per essere indagato richiede specifici strumenti e soprattutto specifiche prerogative.

 

La differenza che fa la differenza

Il citato atteggiamento del “come se”, ad esempio, offre il vantaggio innegabile di liberare dall’attaccamento alle proprie convinzioni ma richiede una prassi estremamente consapevole fondata su due capisaldi: quello di persistere nello stato di coscienza adeguato e quello appunto di comportarsi di conseguenza, vale a dire una padronanza dell’esperienza interiore ed una dimensione etica estremamente elevata.

Se di scienza della coscienza si vuole parlare, non possiamo limitarci a teorie e sperimentazioni, a protocolli e misurazioni, controlli e validazioni o falsificazioni, ma dobbiamo arrivare a scomodare il soggetto dell’esperienza, il Padrone della Visione e chiedergli conto di come si muove nella stanza dei bottoni.

Risulta infatti evidente che nel processo dell’esperienza il cerchio non si chiude con l’esperienza stessa e nemmeno con la raccolta e sistematizzazione dei dati della stessa, ma richiede anche la loro gestione. La gestione dell’informazione solleva un velo che schiude direttamente la soglia della soggettività e smentisce ogni pretesa di oggettività dell’esperienza. Interrogarsi su chi sia e come manipoli l’informazione il Padrone dei Dati, schiude inoltre i territori minati della politica, dell’etica, del potere, territori che vogliamo qui citare, ma che non esploreremo. Dal momento che l’argomento in discussione vuole essere la “Scienza della Coscienza”, ci limiteremo ad esplorare il territorio, più ineffabile della consapevolezza.

Ci interrogheremo su quali garanzie il Padrone dei Dati potrebbe o dovrebbe fornire circa la sua capacità di gestione dell’ esperienza interiore.

Con l’ Epistemologia della Seconda Attenzione, proponiamo l’introduzione di un livello più complesso che trascende e include i due sistemi di conoscenza citati e consente di gettare un occhiata a quello che succede nella centrale operativa, luogo delle Inerenze Essenziali Implicate.

Immaginiamoci un omino, anzi due. Uno con una grande testa e un altro con una grande pancia. Questi due omini, nottetempo, sono stati messi da una mano dispettosa in una piccola casetta nel bosco. Il mattino entrambi escono curiosi di casa per esplorare il territorio. Quello dalla grande testa raccoglierà informazioni sul numero e la grandezza degli alberi, sulla distanza tra di loro, cercherà di costruirsi una mappa del territorio osservando la direzione della luce, l’eventuale presenza di muschio o di tracce animali, quello dalla grande pancia, invece raccoglierà informazione sui profumi, i colori, i rumori, le sensazioni, se volesse osare un po’ si affiderebbe anche alle sue visioni interiori o al cosiddetto sesto senso. Avvertirebbe allora presenze di gnomi o folletti, elfi o fate alle quali tenderà ad attribuire una realtà oggettiva.

10 Naranjo C. (1989), How to Be, Meditation in Spirit and Practice, Tarcher, Los Angeles.

 

Si tratterebbe in ogni caso di dati raccolti attraverso un ’esperienza partecipativa tra l’omino e il suo ambiente.

Abbiamo finora citato due modalità di conoscenza, quello che potremmo definire lineare della coscienza razionale e quello che potremmo definire circolare della coscienza intuitiva. Abbiamo visto che entrambe possono essere riconosciuta stare alla base di due visioni del mondo e sottosistemi (scienza religione) abbiamo visto che storicamente stiamo vivendo un epoca senza precedenti nella quale culturalmente è a disposizione una visione che le riconcilia. Siamo affermando che la differenza che fa la differenza non risiede nelle cose (visioni del mondo, metodologie della ricerca, dati dell’esperienza) ma nel modo di colui che guarda: la sua attenzione, per dirla in una parola.

La domanda è: Cosa ne faranno i due omini, omino grande testa e omino grande pancia, i padroni della Visione, dei dati raccolti, una volta tornati nella loro casetta nel bosco?

La risposta ha a che fare col loro grado di identificazione o disidentificazione (con le cose in questione: teorie, metodi, risultati, soggetto dell’esperienza).

Affronteremo la questione dal versante della tradizione mistica e da quello della filosofia della scienza, cercando di farne tesoro dei contributi di entrambe.

 

La tradizione

Le tradizioni mistiche di ogni tempo e di ogni latitudine sembrano concordare:

non Io ma Dio in me. Comunque si voglia concepire il termine Io e comunque si voglia concepire il termine Dio, l’esperienza mistica indica l’esistenza di una soglia oltre la quale si può cogliere la vera natura, essenziale dell’essere. Le diverse tradizioni indicano anche la strada: l’estasi e gli strumenti per percorrerla, la preghiera, la meditazione, il canto, la danza, la musica, il digiuno, il respiro, le piante di potere, l’amore compassionevole, il sacrificio. Pur nelle diversità culturali, spesso molto marcate, tutte sembrano concordare: nella disidentificazione, cioè oltre noi stessi troviamo Dio.

Non è questa la sede per prendere in esame la storia dell’esperienza interiore di ordine trascendente, ci limiteremo a gettare uno sguardo sulle affermazioni delle tradizioni più diffuse.

Ci pare doveroso cominciare dall’inizio: la tradizione originaria dello Sciamanesimo diffusa su tutto il pianeta fin dagli albori della civiltà. Per la gnosi sciamanica sono gli spiriti ultraterreni a determinare la sorte e gli avvenimenti terreni, lo sciamano, maestro del’estasi, come ricorda Eliade11, è in grado di creare un “ponte” tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Egli entra in contatto con gli spiritio affrontando un “viaggio” nell’altrove e trovando lì la soluzione ai problemi o la conoscenza.

Il Vedanta12, la parete finale e conclusiva dei veda i testi sacri indiani, composto tra il 2000 e il 500 a.C. e considerato diretta emanazione dell’assoluto contrappone ad un Sé individuale (Jiva), il Sé (Atman)) considerato l’agente dei propri atti (Karma)) e quindi il destinatario dei frutti o delle conseguenze delle azioni.

11 Eliade M. (1974), Lo Sciamanesimo e le Tecniche dell’Estasi, Mediterranee, Roma.
12 Panikkar R. (2001), I Veda. Antologia dei testi fondamentali della tradizione vedica, Rizzoli, Milano.

 

Gli insegnamenti del Buddha13 condivisi dalla molteplicità delle correnti Buddiste ricordano che ogni fenomeno, semza eccezione è vuoto di esistenza inerente e che la base per ogni sua manifestazione è la natura vuota e luminosa della Mente.

Questa concezione consente al Buddhismo Zen14 di fondare il proprio insegnamento sul 悟 satori o go, “Comprensione della Realtà” o anche 見性 kenshō, “guardare la propria natura di Buddha” ovvero “attualizzare la propria natura ‘illuminata’”mediante una esperienza improvvisa e profonda che consente la “visione del cuore delle cose”.

Allo stesso modo il Sufismo15 che si fonda sul Corano ma anche su fonti greche e hindu e che si auto-definisce la scienza della conoscenza diretta di Dio afferma la shahada come uno dei suoi pilastri, vale a dire la percezione che solo la Realtà Assoluta è reale.

Anche per il Taoismo16, l’antica filosofia della natura Cinese, che condisidera l’uomo non al centro della vita, bensì totalmente e soltatnto parte della natura, la conoscenza perfetta è di ordine mistico, la verità sta nella totalità che si può conoscere solo intuitivamente e la si raggiunge entrando in comunione con l’assoluto, annullando la distinzione che c’è tra l’io e il mondo.

Per la cabala17 ciò che non è conoscibile è quello che sta oltre la sefirah più alta, cioè l’Altissimo che, essendo incommensurabile, non può venir percepito dall’uomo. Egli si contrasse per poter emanare la sua energia nel mondo finito e mostrare così la sua gloria.

Meister Eckhart18, il mistico Cristiano medievale ci introduce agli stessi concetti in modo estremamente rigoroso e forse ancor più radicale. Egli nei suoi discorsi imvita a liberarsi da Dio, cioè a non cercarlo dal momento che, essendo Egli il Principio, Egli è tutto. Noi siamo in Lui e con Lui e per Lui della stessa essenza profonda che radicalmente non appartiene a nessun’altro che all’Infinito stesso. Egli afferma in definitiva che non vi è altro che Esso, afferma l’identità non la somiglianza tra l’Anima e Dio, un identità che non può essere colta attraverso il ragionamento ma che viene colta a colpo d’occhio.

A questo proposito egli parla della nascita di Dio nel profondo dell’Anima che non si comprende con la ragione e l’intelligenza ma piuttosto si basa sulla visione che l’intelletto sopra razionale realizza la propria natura. Potrebbe infatti Dio” aver necessità di una luce per vedere che è sé stesso? Oltre la ragione, che cerca, c’è un’altra ragione, che non cerca oltre”.

 

Vero o falso?

Prima di addentrarci in ciò che ne pensano i filosofi della scienza torniamo per un po’ ancora ai nostri due omini.
Stanno seduti davanti al camino sorseggiando caffè caldo e discutendo animatamente:
“Ma che folletti e folletti, è la tua fantasia perversa che ancora romanticamente sogna il mondo incantato dell’infanzia. Le tue sensazioni altro non sono che proiezioni del tuo desiderio di fantastico. Ho diviso il territorio circostante la casetta in settori, li ho esplorati sistematicamente con metodo, ho raccolto campioni di fiori, erbe ed insetti, ho individuato tre specie di alberi ad alto fusto e rilevato diverse qualità di arbusti, non ho trovato traccia dei tuoi folletti.”

13 Humphreys C. (1964), Il Buddhismo, Astrolabio Ubaldini, Roma.
14 Suzuki D.T. (1976), Introduzione al Buddhismo Zen, Astrolabio Ubaldini, Roma.
15 Hazarat Inayat Khan, (1990), The Sufi Message, Philosopy, Psychology Mysticism, Publ. Motilal Banarsidass.
16 Watts A.W. (1977), Il Tao, la Via dell’Acqua che Scorre, Astrolabio Ubaldini, Roma.

17 Berg Y. (2005), Il potere della Kabbalah, Tea, Milano.
18 Maestro Eckhart (1982), Trattati e Prediche, Rusconi, Milano.

 

 

“Ti sbagli ti ho visto, gli hai sempre avuti al tuo fianco che saltellavano allegri, a volte si trasformavano il luci brillanti che scintillavano tra i rami. Non hai avvertito quella sensazione di forza e di pace quando sei passato vicino alla grande quercia?

Quello era il luogo dove gli elfi stavano celebrando le loro cerimonie.”

Ammettiamo che entriambi gli omini abbiano seguito un metodo a loro modo rigoroso di indagine della realtà, l’uno con gli strumenti della testa, l’altro con gli strumenti della pancia. Ciascuno dal proprio punto di vista.

Diciamo che entrambi hanno vissuto un esperienza cognitiva, l’uno secondo un metodo sperimentale, l’altro secondo un metodo esperienziale.

L’uno ha riportato dati oggettivi, l’altro soggettivi ed entrambi hanno la pretesa di avere fatto delle affermazioni che offrano garanzie di verità.

Il Padrone dei Dati, identificato con ciò che i suoi occhi hanno visto, traccia un confine:

Vero o falso? Come logica conseguenza crede di stare dalla parte del vero e che l’altro, portatore di una visione diversa, affermi il falso.

Testa o pancia, Ragione o immaginazione, realtà o finzione, scienza o religione?

Dov’è il problema, Dove risiede la soluzione?

L’ipotesi è che la soluzione stia nel tracciare il confine giusto, cioè nel porre la domanda giusta, mentre l’errore affondi le sue radici nel porre la domanda sbagliata. Il sospetto è che tracciare il confine vero/falso induca a domande sbagliate.

A questo punto potremmo fare entrare in gioco i filosofi della scienza, come ad esempio Karl Popper19, il quale potrebbe esordire:

“Caro Signor Omino A, lei è ancora ancorato alle vecchie teorie neopositiviste, induttiviste fondate sulla verifica sperimentale. Dovrebbe ormai sapere che Il problema non è la verifica, per quanto numerose possano essere infatti, le osservazioni sperimentali a favore di una teoria, esse non potranno mai provarla definitivamente, basterà invece anche solo una smentita sperimentale per confutarla. E’ la falsificabilità il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza.

Se vuole fare affermazioni scientifiche deve offrirci una teoria dalle cui premesse di base possano essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente false alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del Modus Tollens (in base a cui, se da A si deduce B, e se B è falso, allora è falso anche A).”

Omino A:

“Egr. Sig. Popper come lei dovrebbe sapere il metodo scientifico moderno si basa soltanto sulle prove che provengono dai cinque sensi e sul ragionamento, sul controllo delle variabili e sulle loro relazioni di causa-effetto mediante la verifica sperimentale. Le variabili dipendenti rappresentano l’effetto, le variabili indipendenti rappresentano le cause. La verifica sperimentale si realizza mediante la misurazione, la ripetibilità, la convalida consensuale da parte di sperimentatori indipendenti ed esterni all’oggetto di studio.

19 Popper K R., (2009), Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica, Il Mulino, Bologna. (liberamente tratto)

 

Personalmente nella mia esplorazione del territorio circostante la casetta ho scelto accuratamente le informazioni da raccogliere alla luce della teoria che l’indagine analitica del territorio mi avrebbe consentito di raccogliere dati attendibili circa la flora e la fauna dell’ecosistema oggetto d’indagine. Ho esposto secondo un elaborazione logica e coerente, non frammentaria ma coesa le mie considerazioni e la problematizzazione dei dati reperiti, indicando al tempo stesso la possibile elaborazione di nuove prospettive e dimostrandomi disponibile ad una lettura critica dei risultati. Se ciò non bastasse la invito ad uscire con me nel bosco le mostrerò il metodo da me usato e le fornirò tutto l’iniseme di tecniche e procedure che ho seguito per metterla in grado di validare i mie risultati.”

Omino B:

“Oh finalmente si comincia a ragionare, si andiamo nel bosco vi farò ascoltare la musica degli elfi e il ritmo di Madre Terra.”

K. Popper20:

“Personalmente non voglio negare la sua esperienza come farebbero i neopositivisti liquidandola come un’accozzaglia di fedi prive di senso, ma non me ne voglia se nego alla sua conoscenza la dignità di scienza, lei si sta muovemdo nel campo della metafisica.

Le sue affermazioni sono certamente dotate di un loro senso e significato e potranno essere d’aiuto alla scienza arricchendola di nuove idee e prospettive per inquadrare i problemi e chissà un giorno potranno anche costituire lo sfondo di un nuovo sapere scientifico, ma perché questo avvenga dovranno farsi falsificabili.

Fino a quel giorno non dovrebbero venire mischiate, mai.”
Omino B:
“Se ho ben capito il suo Modus Tollens funziona pressappoco così:

  •   Se è giorno, c’è luce. (implicazione: p, allora q)
  •   Ma non c’è luce. (non q)
  •   Dunque non è giorno. (conclusione)Ne consegiue che:
  •   Se vedo i folletti, ci sono (implicazione: p, allora q)
  •   Ma non vedo i folletti (non q)
  •   I folletti non ci sono (conclusione)Lei mi deve scusare ma a me sorgono alcune domande al cospetto della ferrea logica di questa procedura? Chi non vede la luce? Chi non vede i folletti? Con che occhi sta guardando costui? Con quale specifico allenamento sta guardando? Con quali aspettative, bisogni, desideri, ambizioni? Che ne farà di ciò che avrà visto?In ultima analisi: Quali e quante IEI sono in gioco?Lasciamo per ora le risposte ondeggiare nel vento unitamente al signor Popper e ai nostri omini e torniamo a noi.Torniamo ai confini. Abbiamo visto che la storia della conoscenza è una storia di confini.

    20 Popper K.R., (1984), Poscritto alla logica della scoperta scientifica, vol 1: Il realismo e lo scopo della scienza, Milano, il Saggiatore. (liberamente tratto)

 

 

Oltre i confini

Ad oriente una storia fondata sull’illusorietà dei confini e quindi culture del non confine, ad occidente una storia fondata sulla definizione di confini: la nominazione, la numerazione, la classificazione, la misurazione.
La nuova visione sembra conciliare le due posizioni: i confini esistono e non esistono.

Quando parliamo di confini dobbiamo stare attenti a non commettere quello che Wilber21 potrebbe definire un “errore di categoria”, oppure una “distorsione dei livelli di comunicazione” come potrebbe dire Bateson22 o ancora a non cadere in quello che Ferrer23 chiamerebbe “cartesianesimo sottile”, tracciando su un’altro piano gli stessi arbitrari confini di merito che vogliamo superare.

Dobbiamo ricordare che ci stiamo occupando di un confine ulteriore, un meta- confine che risiede nel modo non nella cosa, non nella visione ma nel Padrone della Visione e nel suo livello di attenzione.

E’ vero che se analizziamo la mente razionale e la mente intuitiva dal punto di vista dei confini, ci accorgiamo che per la mente razionale i confini sono reali, l’interno è l’interno e l’esterno è l’esterno, il tempo scorre in avanti e le cose occupano uno spazio ben preciso, la malattia è un nemico da combattere, la paura un inquietante sintomo da eliminare, al massimo da analizzare; la coscienza, non possedendo confini ben definiti, un irrilevante e trascurabile fantasma. Per la mente razionale, in definitiva: questo è questo e quello è quello.

La mente intuitiva invece, vede le cose in modo diverso, essa afferma che, come ricorda lo zen: questo è quello.

Ancora una volta, siamo di fronte a due visioni del mondo, le quali però possono contrastare ed escludersi a vicenda o sinergizzarsi e venire trascese ed incluse, in base a ciò che succede alla superficie del meta-confine, all’atteggiamento del Padrone della Visione.

L’ Omino A, Padrone della Visione A, identificandosi con la sua visione potrebbe persistere nell’errore epistemologico della prima attenzione affermando: questo è questo, quello è quello, quindi questo non è quello. Padrone dei suo dati, raccolti con rigore analitico, sostenuti dall’evidenza e dalla ferrea logica del Modus Tollens potrebbe, esprimere i suoi giudizi inconfutabili ed emettere i suo verdetto: “ Non capisci nulla, quelli come te vivono nel loro mondo fantastico e si rifiutano di venire a patti con la realtà. Guarda, questo è un tavolo e non è una sedia, quello la fuori è un albero e non è un leone, che ti piaccia o no.”

L’ Omino B, Padrone della Visione B, identificandosi con la sua visione, apparentemente più illuminata, che riconosce questo in realtà coincidere con quello, potrebbe allo stesso modo venire accecato dall’errore epistemologico della prima attenzione, Padrone dei suoi dati, raccolti con la garanzia impeccabile dello “strumento ultimo”, la meditazione, potrebbe, esprimere i suoi giudizi inconfutabili ed emettere i suo verdetto: “ Se tu a non capire, ma non preoccuparti un giorno capirai, un giorno anche tu, se ti impegnerai a fondo potrai lasciare cadere il velo di Maia e finalmente risvegliarti alla realtà vera, allora ti diverrà chiaro che tutto è uno.”

21 Wilber K. (1996), A Brief History of Everything, Shambhala, Boston U.S.A.
22 Bateson G. (1976), Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano.
23 Ferrer G., (2010), Una re-visione della psicologia transprsonale, Crisalide, Spigno Saturnia

 

Questo non significa che se Omino A e Omino B fossero disidentificati dalla loro visione confonderebbero l’una con l’altra, negherebbero la validità della loro posizione nel mondo o dei dati raccolti con la propria metodologia. C’è una differenza che va colta tra la visione A e la visione B, come c’è differenza tra le fragole e i diamanti o tra la cecità e una chiara visione, ma questo non significa che bisogna tracciare un confine e disporli uno da una parte e una dall’altra. Il mondo della cecità, ad esempio offre una ricchezza inaccessibile a chi può vedere con i propri occhi, questo non significa che sia meglio avere gli occhi chiusi che aperti, o viceversa. Allo stesso modo, ha poco senso tracciare un confine di merito affermando che lo sguardo intuitivo che consente, inconfutabilmente, l’accesso ad una “realtà più vera” sia migliore dello sguardo analitico che per altro coglie aspetti che uno sguardo intutivo non è in grado di cogliere. Risulta evidente a chiunque che tracciare un meta-confine ulteriore delineando così un contesto nel quel entrambi gli sguardi possono essere utilizzati, trascesi e inclusi, dissolve il confine del merito e il mondo del giudizio ad esso associato. Nel meta-confine del modo non c’è spazio per il giudizio, dal momento che tutto avviene qui ed ora, ed in ogni istante la giusta azione o l’errore relativi al contesto considerato è evidente in sé.

Affermare infatti che che “Questo è quello”, come vedremo tra breve illustrando il Modo Ulteriore, significa compiere, appunto, un salto ulteriore rispetto alla comprensione del fatto che Questo è questo e quello è quello. Il salto che consente di comprendere come le linee divisorie, per dirla con Alan Watts24 «associano e uniscono tanto quanto dividono e distinguono» e che nella loro realtà ultima esse sono illusorie e si dissolvono nel tao o dharmakaya o corpo mistico di Cristo, o nagual, o corpo del sogno, o akasha o vuoto, come dir si voglia.

Un vuoto però che, precisa D.T. Suzuki25 «non nega il mondo delle molteplicità; le montagne esistono, i ciliegi sono in piena fioritura, la luna splende più luminosa nelle notti autunnali». Esse esistono nella loro particolarità, questo è questo, ma ci suggeriscono un significato più profondo dove questo è quello, dove tutte le cose sono “connesse a ciò che non sono”.

Il Padrone della Nuova Visione, in definitiva, ha a disposizione una conoscenza e gli strumenti per comportarsi “come se” la realtà non avesse confini e “come se” a questa realtà ultima si accedesse riconoscendo l’esistenza di confini. “Come se” l’esperienza sconfinata dei territori della coscienza potesse avvenire grazie alla conoscenza di buone mappe e al riconoscimento dei loro confini, qui e ora.

Ipotesi dell’ Epistemologia della Seconda Attenzione è che alla consapevolezza si giunga alla superficie del contatto col confine, e che ciò avvenga sempre qui ed ora. Il confine ( questo non è quello) ad un tempo indica o preclude l’essenza delle cose (questo è quello).

La possibilità di indicare o precludere è insita nel confine, la responsabilità del fatto che indichi o precluda è insita nel Padrone della Visione, il soggetto dell’esperienza del confine.

L’ipotesi è che la prima attenzione precluda, la Seconda indichi e che ciò avvenga sempre qui ed ora. L’errore epistemologico si compie quando la prima esclude la Seconda o la Seconda esclude la prima. Nella prima attenzione la sedia non è un albero, nella Seconda Attenzione sedia ed albero, sono qui ed ora.

24 Watts A.W. (1977),
25 Suzuki, D.T., (1976), Introduzione al Buddismo Zen, Astrolabio Ubaldini , Roma..

 

Un dialogo partecipativo

Ricordo il nocciolo della questione: Stiamo sostenendo l’ipotesi che le visioni del mondo nascano dal modo col quale interroghiamo la realtà.
Sintetizzando abbiamo descritto storicamente due Visioni del mondo, abbiamo poi tracciato le linee di una nuova visione che contiene in sé la possibilità di trascendere e includere le perecedenti. Abbiamo poi affermato che non risiede nella visione in sé ma nel Padrone della Visione la possibilità di trascendere e includere. Abbiamo affermato che tale possibilità è connessa con l’accesso, qui ed ora, ad una Seconda Attenzione che consente la disidentificazione.

Stiamo valorizzando pertanto la necessità di un dialogo partecipativo tra dati e attenzione, tra ECE e IEI.

Stiamo affermando che la scienza che interroga la realtà, limitandosi alla domanda vero/falso, commetta un errore epitemologico: l’errore dell’identificazione e del giudizio conseguente, il quale traccia confini senza accorgersi dell’ altrove che essi indicano oltre al confine che definiscono.

Vogliamo rassicurare i critici affermando che è lontana da noi l’intenzione di confondere il falso con il vero. E’ nostra intenzione qui riaffermare che non risiede nelle cose la loro giustezza, ma nella relazione partecipativa tra cosa e modo. La domanda: fa bene bere acqua, non può ovviamente avere una risposta se non opinabile e relativa. Fa bene l’ acqua pura quando si ha sete e nella quantità che il nostro organismo necessita. Fa male bere sessanta litri d’acqua tutta d’un fiato.

Vogliamo con questo dire che un sistema di conoscenza che indaghi la realtà dal punto di vista del vero/falso contiene in sé un errore (vero/falso fallacy) che inevitabilmente si riverserà sui risultati della sua indagine. Si tratta di un errore che separa la cosa dal modo, si occupa della cosa e trascura il modo, ancora alla prima attenzione e preclude la Seconda, cioè consente di indagare ciò che sta all’interno di confini definiti ma preclude ciò che il confine indica, si occupa di ECE e trascura le IEI

Ecco una serie di implicazioni:

  •   Riduce la biodiversità di realtà dinamiche e interconnesse, a volte ineffabilee incommensurabile, altre contraddittoria e irrazionale ad un insieme statico di dualismi dove una delle due polarità regna incontrastata e l’altra giace dimenticata: “ I folletti non si vedono quindi non esistono”
  •   Introduce la questione politica del potere. Potere della testa sulla pancia, della ragione sull’immaginazione, dell’uomo sulla natura, del bianco sul nero, del forte sul debole, del furbo sull’onesto. Ci stiamo riferendo a quella che da più parti è stata definita cultura del dominio26, una cultura dove l’affermazione “ I folletti non si vedono quindi non esistono”, in realtà sottende la meno ipocrita: “Io non vedo i folletti quindi decido che non esistono”. Affermazione che riecheggia il telescopio di Galileo e l’atteggiamento della Santa Inquisizione.
  •   Trascura il soggetto dell’esperienza. Non ci dice nulla su come guarda chi guarda e soprattutto di cosa ne fa di ciò che ha visto. Non ci parla del grado d identificazione dell’osservatore con le sue aspettative, dei suoi presupposti impliciti, di come sappia gestire i suoi bisogni di fama e successo o di denaro e riconoscimento, le sue emozioni negative di invidia e gelosia o di quanto proietti le sue frustrazioni personali sulla realtà che sta indagando. Sostanzialmente non ci dice nulla sulla padronanza dell’esperienza interiore del soggetto che compie l’indagine, come se questo fosse un dettaglio trascurabile.
  • 26 Esler R. (1996), Il calice e la spada, Pratiche, Parma.

 

  •   Allontana dal qui ed ora, il luogo dell’essere, l’unico luogo dove avviene qualcosa di reale per proiettarci in un mondo virtuale della mente fatto di strategie, obbiettivi, protocolli, ricerche che trascurano l’essenza delle cose: il loro modo che si compie sempre qui e sempre adesso.
  •   Divide il mondo in bianco o nero trascurando i contorni e le sfumature, vincolando i confini alla sola funzione di separare e precludere negando agli stessi la funzione di indicare un altrove. Un altrove spesso incommensurabile, ineffabile e irripetibile che svela l’essenza delle cose.Si potrebbe certamente confutare il fatto che abbia una qualche utilità ai fini dei risultati delle ricerche sulla particella fondamentale conoscere il grado di gestione dell’ansia dei ricercatori del CERN di Ginevra e che la loro ambizione al Nobel rappresenti una motivazione benefica per il progresso della scienza, oppure che poco contano le sfumature e le implicazioni filosofiche quando si deve progettare un ponte o spedire un satellite nello spazio.La risposta non può che essere ideologica, quindi lasciamo a ciascuno la sua, ci limitiamo a ricordare una delle affermazioni più condivise della storia delle tradizioni sapienziali dell’umanità: “Il mondo è ciò che sogni”In ogni caso, se l’umanità può ancora permettersi il lusso di ignorare le IEI connesse alla separazione tra soggetto e oggetto nel dominio della scienza della natura, lo stesso non si può dire per la nascente scienza della coscienza.Tornando al nostro omino, sia che preferisca usare gli occhi della testa o della pancia, se egli vorrà dirci qualcosa di valido sulla coscienza egli dovrà fornirci garanzie circa le sue IEI, vale a dire sul modo col quale intenderà gestire la sua visione del mondo, gli strumenti che ha a disposizione e i dati che avrà raccolto.Se lo farà secondo la vero/ falso fallacy procederà secondo una modalità esclusiva, la quale facilmente produrrà un mondo guidato da dualismi e quindi controllo, dominio, potere aprendo a dualismi quali giusto/sbagliato, bene/male, vinco/perdo, meglio/peggio ed inevitabilmente all’attaccamento alle proprie posizioni, contro quelle risultate false.Portiamo avanti lo spettacolo della prima attenzione Omino A:“Allora ti sei deciso a crescere o sei ancora li a rincorrerere i folletti e a parlare con gli uccelli? Quando metterai la testa a posto e combinerai qualcosa di utile al mondo? Potremmo rendere produttivo questo bosco, pur nel rispetto dell’ecosistema, oppure potremmo raccogliere le piante officinali per produrre elisir o rimedi naturali, potresti anche aiutarmi a classificare i campioni di insetti che ho raccolto.”
    Omino B:“Non ci penso nemmeno, non voglio avere nulla a che fare con il business, io voglio vivere in armonia con la natura e rispettarla non come te che pensa subito a trarne profitto e perde la magia di mometi unici e indimenticabili. Vai pure per la tua strada, tu ormai hai dimenticato i veri valori della semplicità e della naturalezza.”

Se continuassimo lungo questa strada non andremmo molto lontano, ma nemmeno ci discosteremmo troppo da come vanno le cose oggi nel mondo.

Attaccamento alle proprie convinzioni, giudizio sull’altro e conseguente tentativo di prevaricarlo o di convincerlo.

Diciamo subito che la struttura dell’esperienza umana e della coscienza sembra non consentire la totale libertà dal giudizio, diciamo però che stiamo proponendo una meta-epistemologia, un’epistemologia di livello superiore che sposta il confine verso un meta-confine che consente un maggior grado di libertà e quindi circoscrive un contesto più adatto ad una conoscenza dell’esperienza umana che fornisca maggiori garanzie di validità.

Con il passaggio dalla prima alla Seconda Attenzione, il confine si sposta dal piano del giudizio a quello dell’attenzione, dal piano della “ mente” a quello della disidentificazione, dal piano della cosa a quello della partecipazione tra il modo e la cosa.

Un piano inclusivo e non esclusivo che delinea un mondo dove io posso osservare il giudizio e non subirlo, dove, ad esempio, il confine vero/falso pur rimanendo viene trasceso e incluso nell’ osservazione consapevole.

Un mondo nel quale il piano io osservo la luna: è tonda gira o sta ferma ha le macchie o i mari è bella o brutta è argentata o stregata ecc, viene trasceso nel piano io mi osservo osservare la luna che ai miei occhi appare tonda ferma etc. Stiamo parlando di una scienza dlle coscienza di una Epistemologia della Seconda Attenzione dove il confine vero/falso passa sullo sfondo dal momento che in primo piano vengono i dati raccolti con occhi che vedono se stessi, cioè le ECE confortate dalle IEI.

L’ Omino A risvegliato sulla Via di Damasco della Seconda Attenzione potrebbe allora dire:

“Nel mio lavoro ho calcolato la grandezza del terreni circostanti ed il suo numero di piante da alto fusto, è stato interessante e utile ma impegnativo, per altro non ho nemmeno avuto il tempo di assaporare i colori del bosco. Chiedo a te, che mi sei parso più attento, dimmi cosa hai vissuto?

L’omino B allora, nel rispetto dell’indispensabile ed oneroso lavoro compiuto dall’ Omino A, potrebbe rispondere:

“Io ho ascoltato in silenzio, ho passato molto tempo ad occhi chiusi, quando gli aprivo avevo modo di cogliere la bellezza dei giochi che il sole faceva tra gli alberi e non mi sono nemmeno preoccupato di sapere di che alberi si trattasse. Dimmi tu che vi hai prestato attenzione, potresti spiegarmi in che tipo di zona ci troviamo e quali animali la abitano?

Potremmo allora ritenerci a buon punto. Potremmo infatti, leggere l’azione dei nostri due omini, secondo le indicazioni fornite da Wilber27, come due operazioni assolutamente scientifiche che hanno arricchito la conoscenza del bosco.

Entrambi i nostri due omini hanno usato componenti strumentali, ciascuno ha usato sun suo specifico set di istruzioni, l’uno l’analisi, l’altro l’ascolto grazie al quale possono condividere con un terzo la loro esperienza secondo l’indicazione: “Se vuoi vedere quello, fai questo”.

27 Falzoni Gallerani F. (2008), L’Io Trasparente, vol II, A.R.A.T., Milano.

 

Entrambi hanno raggiunto e condiviso un insieme di comprensioni e visioni del mondo grazie all’utilizzo corretto del loro particolare strumento.

I dati raccolti e la metodologia usata sono a disposizione, potranno essere ripetuti da tutti coloro che vorranno utilizzare la metodologia indicata o potranno essere confrontati con la comunità di tutti coloro che hanno usato quei particolari strumenti.

Se fermassimo qui avremmo soddisfatto però i criteri di scientificità della prima attenzione.

L’ Epistemologia della Seconda Attenzione richiede che non ci si fermi. Qualsiasi sia l’occhio in questione, non possiamo limitarci ad esrcitarlo fino a quando non ci conduca alle necessarie illuminazioni, dobbiamo accedere ad un meta-occhio, che risiede nella stanza dei bottoni, da dove nella Seconda Attenzione, vigila, qui ed ora che le ECE vengano sostenute dalle ICI, cioè che gli occhi che raccolgono i dati non si corrompano sotto l’azione invalidante dell’identificazione, facendo collassare ogni esperienza nel reame impuro della prima attenzione.

Dovremmo a questo punto ammonire i nostri due omini.

Se l’ omino A non vuole sviluppare l’occhio della pancia dovrebbe astenersi dall’entrare nel merito della validità o meno dell’esperienza dei folletti, così come se l’omino B non vuole sviluppare l’occhio della testa dovrebbe rinunciare a dire la sua sulla stesura dell’elenco delle specie di piante presenti sul territorio.

Chi si rifiuta di allenare un particolare occhio, come suggerisce Wilber28, non dovrebbe poi pretendere che la sua opinione su quell’argomento che si rifiuta di indagare abbia valore in quanto garanzia di validità.

Alla domanda dell’omino A su quali siano le prove empiriche dell’esistenza dei folletti omino B, senza entrare nel panico o nell’arroganza, dovrebbe spiegare al suo interlocutore i metodi strumentali che usa per raggiungere quella determinata conoscenza ed invitarlo a vivere l’esperienza personalmente. Se la persona accetta, completa l’apprendimento dei metodi strumentali, e vive l’esperienza direttamente, allora potrà entrare a far parte della comunità di coloro che usano l’occhio adeguato per esprimersi sull’esistenza dei folletti. Da parte sua omino B che vive gli insight connessi alla trascendenza non dovrà pretendere di presentarli come fatti scientifici nel senso stretto del termine, cioè fatti misurabili sul piano materico in quanto questi non possono essere verificati su quel piano.

Egli valorizzerà le ECE raccolte mediante gli insight raggiunti con l’occhio della contemplazione, vale a dire esplicando le proprie IEI e potrà affiancarli, mediante una manovra a tenaglia secondo il suggerimento di Bateson ai dati materici raccolti mediante l’occhio della carne, elaborati, sintetizzati, spiegati, coordinati mediante l’occhio della mente. Se i dati presenteranno uan loro coerenza interna si rinforzeranno a vicenda, se così non fosse, entrambi potranno fornire la base per una conoscenza più ampia che li includa.

Ma invitiamo ora i nostri omini ad un salto nel Modo Ulteriore, a volgere più decisamente lo sguardo su se stessi, i Padroni dei Dati e sulle proprie IEI.

Abbiamo visto il contributo fornito dalle tradizioni mistiche alla questione, continuamo ora ad esamionare cosa ha da dirci in proposito e la filosofia della scienza.

28 Falzoni Gallerani F. (2008),

 

 

Uno sguardo alla Filosofia della Scienza

Agli inizi del secolo scorso nello stesso periodo nel quale Einstein scuoteva il mondo scientifico con il suo articolo sulla relatività Husserl29 elaborava il concetto di riduzione fenomenologica, ponendo le basi a sua insaputa di una nuova epistemologia per la nuova visione che sarebbe emersa decenni più tardi dalle starordinarie acquisizioni della fisica quantistica.

Husserl in contrasto con molti prima di lui e con molti che verranno dopo e in accordo con gli antichi filosofi come ad esempio Platone interrogandosi su come sia possibile una vera conoscenza distingue tra conoscenza scientifica e conoscenza filosofica, ritenendo la prima ingenua ed acritica perché assume come vero ed esistente a priori la realtà esterna, non ponendosi il problema della “possibilità della conoscenza in assoluto” ovvero del fondamento della conoscenza stessa.

La posizione drastica di Husserl pertanto sbarra la strada alla posssibilità della scienza, così come la conosciamo, di giungere ad una vera conoscenza, mentre attribuisce alla conoscenza filosofica questa prerogativa.

Nella visione di Husserl la conoscenza filosofica, in grado di attingere la realtà ultima viene a coincidere in definitiva con la fenomenologia stessa, vale a dire con una conoscenza “purificata” da assunzioni e pregiudizi superflui e fuorvianti.

Ritroviamo, come si vede, in questa visione i germi di quella scienza della coscienza, da più parti perseguita. Una scienza in grado di “mettere tra parentesi” (ovvero sospendere il giudizio, atto da lui definito in greco epochè) tutto ciò che si conosce, tranne che la coscienza stessa. Una coscienza che, tramite l’atto di “puro guardare”, si rivolge sempre ad un oggetto, tramite un atto intenzionale a pensieri o percezioni definiti “cogitationes”.

L’accento sul “puro guardare” e sull’epistemologia fenomenologica che riconduce il conoscere al conoscere i contenuti della coscienza (cogitationes) chiude il cerchio tra oriente e occidente, tra scienza e misticismo, consente di superare quello che è stato definito l’errore epistemologico per eccellenza della scienza occidentale, vale a dire la separazione tra soggetto e oggetto.

Le cogitationes in quanto puri fenomeni di conoscenza assolutamente slegati dall’esistenza, esprimono infatti un concetto ben noto, come sappiamo, alle filosofie fondate sull’esperienza mistica e alle psicoterapie esperienziali fondate sull’unità mente corpo; esse sono riconducibili ai contenuti della mente delle tradizioni meditative o ai corpi sottili delle tradizioni esoteriche, e si arricchiscono grazie ai contributi della psicoterapie esperienziali nelle strutture significanti della gestalt30 o nell’identità funzionale Reichiana31, nei veicoli del Sé Organismico descritti in Biotransenegretica32, nei somatic quanta citati da Hartelius nella sua Quantum Somatic Phenolenology33, nel codice cinetico di Bateson34, nelle strutture enattive di Varela35 e cosi via. Termini che si sovrappongono e coincidono con la nostra definizione di IEI, come vedremo.

29 Husserl E., (2002) , Introduzione generale alla fenomenologia pura, Torino: Einaudi,
30 Perls F. (1976), Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio Ubaldini, Roma.
31 Reich W. (1973), Analisi del Carattere, SugarCo, Milano.
32 Lattuada P.L. (1998), Biotransenergetica, Xenia, Milano.
33 Hartelius G., (2007), Quantitative Somatic Phenomenology, Journal of Consciousness Studies, 14, No. 12, , pp. 24–56
34 Bateson G. (1976).
35 Varela F. J.. 1996 .”Neurophenomenology: A methodological remedy for the hard problem.” in Journal of Consciousness Studies, 3(4):330–349.

 

In particolare l’opera di Varela36, raccoglie ed amplia i concetti della fenomenologia nella Neurofenomenologia derivata da una Embodied Philosophy, vale a dire da una scienza in prima persona con la quale l’osservatore esamina la sua esperienza della coscienza usando metodi coi quali è possibile fare verifiche scientifiche.

La neurofenomenologia sostiene che, per usare le parole di Varela: “L’organizzazione attiva interna non riguarda soltanto la sfera percettiva, ma anche il contesto più ampio delle restanti condizioni mentali quali la memoria, le aspettative, la postura, il movimento e l’intenzione.”37

Questo significa che, come ha dimostrato lo stesso Varela38, quando il cervello comincia a funzionare secondo un modello, cioè ogni volta che compiamo un’azione, abbiamo una percezione, facciamo un gesto, si crea una formazione transitoria di gruppi sincroni di neuroni, cioè le onde prodotte dall’attività cerebrale oscillano insieme in sincronia. Ogni volta che cambia l’azione, l’emozione, o il pensiero, si forma un nuovo modello. Inoltre, azione, emozione, pensiero sono uno. Ad ogni modello cerebrale corrisponde un modello di azione/emozione/pensiero e solo uno.

Ma c’è di più: tali processi sembrano avvenire in una struttura altamente organizzata, l’ organismo, appunto, e sono finalizzati a mantenere e rigenerare nel tempo la propria unità e la propria autonomia rispetto alle variazioni dell’ambiente. (autopoiesi)

Si tratta del principio di auto-organizzazione ripreso da Capra per il quale “in un organismo vivente, il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso”39; inoltre manifesta un elevato grado di autonomia dal momento che non è l’incessante interazione con l’ambiente a determinare la sua organizzazione.

Secondo Capra, i due fenomeni dinamici principali dell’auto-organizzazione sono: auto-rinnovamento e auto-trascendenza.

Per auto-rinnovamento si intende: “ la capacità dei sistemi viventi di rinnovare e riciclare di continuo i loro componenti, conservando l’integrità della loro struttura complessiva.”40

Per auto-trascendenza si intende la “ capacità di superare creativamente confini fisici e mentali nei processi di apprendimento, sviluppo ed evoluzione”41.

Puro guardare, Cogitationes, senso sentito, autopoiesi, auto-organizzazione, sono termini che rieccheggiano l’ Osservazione consapevole, i contenuti della coscienza, le strutture archetipiche, la Coscienza Suprema. Ecco i semi della nuova visione integrale e unificante mettere radici nel dialogho tra scienza e misticismo, proponendo un linguaggio comune che trascenda e includa se stesso in elementi nuovi rispetto ad entrambi.

 

36 Varela F.J., Thompson E., Rosch E., (1992), La via di mezzo della conoscenza, Feltrinelli, Milano.
37 Dalai lama, Goleman D. (2003), Le emozioni distruttive, Mondadori, Milano p. 378
38 Varela F., Maturana H. (1985), Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente, Marsilio, Venezia.

39 Capra F. (1987), Il Punto di Svolta, Feltrinelli, Milano 40 Capra F. (1987).
41 Capra F. (1987).

 

 

Ecco che l’esortazione Cristica, “ama il tuo prossimo come te stesso” o il termine dei nativi Americani Mitakuye Oyasin, siamo tutti fratelli, sostiene e da questo viene sostenuto, il pensiero di Bateson che afferma: “Non esiste evoluzione se non evolve anche chi ci sta intorno, non esiste beneficio se quello che facciamo non è benefico anche per chi ci sta intorno, sia il nostro organismo, il partner, i figli, i genitori, i nostri simili o l’ambiente.42”

Nell’Ecologia delle idee proposta da Bateson43 fondata sullo studio dei sistemi evolutivi: individuo, società ed ecosistema, si afferma che l’evoluzione in quanto gioco giocato tra la casuailtà delle mutazioni e la necessità della sopravvivenza è sempre una coevoluzione di organismo e ambiente, in una progressione dalla molteplicità e dal caos all’unità e all’ordine.

Si tratta di affermazioni che contengono implicite esortazioni quali: partecipazione, condivisione, solidarietà, amore, armonia e schiudono un mondo nel quale l’evoluzione è sempre anche evoluzione della coscienza e si compie in un processo unitario, integrale, transpersonale.

Bateson44 introduce, anche il concetto di regolazione sottolineando il fatto che i processi di auto-organizzaione dell’organismo se lasciati a se stessi tendono a crescere in maniera esponenziale e che lo scambo di informazioni attraverso un processo comunicativo rappresenta un mezzo omeostatico finalizzato a mantenere la stabilità del sistema.

Un processo che però è fondato sulle relazioni, cioò sul modo, piuttosto che sulle cose e sul codice cinetico piuttosto che sul linguaggio.

Il codice cinetico consente di mantenere una certa onestà nelle relazioni dal momento che non può venire falsificato e che tendendo ad esprimere il tutto attraverso la parte, crea ridondanza, vale a dire consente di risalire agli elementi mancanti con maggiore facilità.

Inoltre per Bateson45 ogni sistema evolutivo, cibernetico è anche mentale nel senso che opera sulla base di differenze. La differenza che viaggia nei circuiti mentali come informazione è un idea. Ogni idea è una trasformata cioè una vesrione codificata del sistema che l’ha preceduta, ne consegue che nella mente non si avrà mai il territorio, la cosa in sé, ma solo mappe di mappe organizzate in gerarchie di tipi logici immanenti ai fenomeni.

Si comprende come, l’identificazione con la mappa, tipica della mente conscia, produca quell’errore epistemologico per il quale si produce la separazione della ragione dalle emozioni, dell’ individuo dalla società, dell’ umanità dalla natiura.

A questo proposito Bateson46 parla di finalità cosciente (la prima attenzione) la quale a suo avviso non mira alla saggezza e al benessere comune ma all’individuazione del cammino più breve per raggiungere il proprio fine, ignora la natura sistemica del mondo credendo di avere il controllo del sistema di cui è solo una parte.

42  Bateson G. (1976).

43  Bateson G. (1976).

44  Bateson G. (1976).

45  Bateson G. (1976).

46  Bateson G. (1976).

 

Come affermammo più sopra a propsito della finalità del vero, l’errore epistemologico della prima attenzione, pur esistendo da secoli è tanto più grave ai nostri giorni perché come ricorda Bateson47:” Ora ha a disposizione i potentissimi strumenti della tecnologia coi quali può compiere danni gravissimi”.

Ecco i motivi per i quali l’ ecologia delle idee propone di subordinare il fine al sistema (disidentificazione) ricongiungendo così la coscienza con l’inconscio e la mente individuale con la vasta mente, l’ecosistema, evitando ovviamente di cadere nell’errore opposto: l’abbandono della ragione. Con buona pace dei nostri due omini.

Ecco i motivi per i quali il Modo Ulteriore suggerisce di cogliere quello che chiama il ” versante scordato”, intendendo con questo il vuoto del pieno, l’essenza dell’apparenza, lo zero nei molti, il territorio nelle mappe, l’ombra della luce, la vasta mente nella mente.

Il Modo Ulteriore intravede nella Seconda Attenzione che coglie il versante scordato mediante la disidentificazione, la possibilità di passare attraverso la mappa e avere accesso al territorio, la via maestra per raggiungere la consapevolezza delle IEI attraverso la persistenza del contatto con le ECE.

 

Il Modo Ulteriore

L’ipotesi è che il versante scordato non sia, come un oggetto che si dimentica in un cassetto, qualcosa che si può ritrovare una volta per tutte; il versante scordato ha a che fare con la vera natura della percezione, o meglio, come vedremo dell’attenzione. Il versante scordato è quella componente che non è colta e non può essere colta dalla prima attenzione, il versante scordato è qualcosa di cui non si può dire nulla, ma del quale ci si accorge, quando si entra nella Seconda Attenzione.
Faremo un esempio:

47 Bateson G. (1976).

 

Fig.1

Alla domanda dove è la tua attenzione quando guardi ciò che sta sopra questa scritta, molti potrebbero rispondere al punto nero, altri più attenti, potrebbero dire, al punto nero e al suo margine bianco, altri ancora, più olistici, si spingerebbero oltre il margine bianco e il punto nero per considerare anche il cerchio esterno, altri più sofisticati potrebbero arrivare fino alle scritte sopra e all’intera pagina.

Quanti secondo voi risponderebbero al mio petto, alla mia pancia, alla mia fronte?

Eppure è evidente a tutti che la percezione è un processo circolare che va dal soggetto dell’esperienza all’oggetto e dall’oggetto al soggetto. La prima attenzione, invece, presta attenzione solo a metà del circuito, quello che va fuori, mai a quello che viene verso.

Eppure è evidente a tutti che la percezione è un processo circolare che va dal

Il circuito dell’esperienza è sempre completo, integrale, (è sempre in Transe, come vedremo) ma l’attenzione, la prima attenzione è sempre parziale, coglie solo il versante manifesto e trascura il versante scordato.

 

Prima attenzione  ——– Versante scordato

palcoscenico ——- dietro le quinte

 

Fig.2

Circuito dell’esperienza: Transe Elementare

 

Il modo ulteriore si definisce come quella particolare modalità di conoscenza che coglie nella polarità manifesta la polarità complementare; coglie ad esempio, nella separazione ciò che riunifica e nella riunificazione ciò che separa; in ciò che appare coglie ciò che è nascosto. Allla superficie di ogni contatto, al cospetto di ogni confine, di fronte a qualsiasi evento il modo ulteriore suggerisce lo zero, la scomparsa di ogni identificazione, la pura presenza.

Scomparendo, scompare la separazione tra Sé e l’altro e il confine svela il campo che comprende entrambi: l’essenza del fenomeno.

 

Seconda attenzione ——– palcoscenico

Modo ulteriore —— palcoscenico

 

Fig.3
Circuito dell’esperienza: Transe Elementare

 

Non conosciamo a sufficienza i testi di Tart che parlano di scienza essenziale per affermare che egli intenda qualcosa di simile, da parte nostra siamo a proporre un sistema operativo, il Mpdp Ulteriore che ci sembra funzionale ad una scienza che voglia cogliere l’essenziale ed un Epistemologia fondata sulla Seconda Attenzione.

Vogliamo fornire un contributo verso una scienza della coscienza offrendo un sistema inclusivo e patecipativo, trasversale e transculturale, non strategico ma essenziale.

Inclusivo in quanto, se applicato, completa ogni gestalt, quali che ne siano i contenuti e non richiede pertanto alcuna adesione ideologica ad una visione, una dottrrina, un metodo o un modello.

Partecipativo dal momento che opera alla superficie del contatto tra un evento e il suo confine e consente di cogliere l’altrove che il confine indica, di fare del due l’uno.

Trasversale per via del fatto che attraversa ogni piano dell’esistenza, ogni stato di coscienza, ogni livello di esperienza.

Transculturale perché può essere applicato a qualsiasi contesto culturale partendo da qualsiasi visione del mondo e non richiede di cambiare contesto o visione.

Non strategico in quanto si realizza inesorabimente nel qui ed ora, va pertanto rinnovato in ogni istante e non può essere diluito in protocolli o pianificazioni, obbiettivi o teorizzazioni.

Essenziale, quindi, dato che richiede di esserci totalmente, senza pretesti o attaccamenti, per svelare l’essenza delle cose, quel campo implicato dal quale tutto proviene e tutto ritorna.

Per chiarire con un esempio mutuato dall’ambito della meditazione: il modo ulteriore è consapevole dell’importanza di tenere l’attenzione al punto dove il respiro tocca il corpo, ma opera per cogliere mediante la Seconda Attenzione quel campo che comprende il respiro che tocca il corpo e colui che ne fa l’esperienza, consapevole che la “vera meditazione” è uno stato che risiede oltre la pratica.

In quel campo, dove si compie l’essenziale e respiro, corpo e osservatore sono uno.

 

Legge della naturalezza naturale

Per aiutare nella comprensione del Modo Ulteriore e del suo modo di organizzare la percezione vogliamo qui introdurre il concetto di Dinamica Originaria, vale a dire la dinamica sottostante a qualsiasi evento semplice. Si tratta come sappiamo di una dinamica partecipativa che si gioca incessantemente tra parte e tutto, contenuti e campo, individuo e ambiente, macrocosmo e microcosmo.

Il Modo Ulteriore operando sulle diadi della dinamica originaria: parte e tutto, esplicato e implicato, luce e ombra, interno e esterno, ecc, propone una modello che nell’ombra sappia cogliere la luce, nella luce l’ombra, in ciò che va in alto ciò che scende, in ciò che va dentro ciò che va fuori, nelle parole il silenzio, nel silenzio le parole, nel vuoto il pieno, nel pieno il vuoto. Un sistema operativo che consenta di lasciare che il pieno si svuoti ed il vuoto si riempia, che insegni a dirigere verso dentro l’attenzione mentre si agisce verso il mondo e a guardare fuori mentre si va dentro, a riconoscere cosa viene verso di te mentre tu vai verso qualcosa, a cogliere cosa si muove mentre sei fermo e cosa sta fermo mentre ti muovi.

Immaginiamo un palcoscenico con il sipario chiuso: a un certo punto gli attori escono sulla ribalta e gli spettatori li vedono. In questo caso la dinamica originaria è riconoscibile nella relazione tra attore e contesto. L’interezza della scena, ciò che sta davanti e dietro il palcoscenico costituisce la totalità, gli attori rappresentano la parte. Immaginiamo ora un osservatore che osservi, cioè un soggetto che voglia organizzare in qualche modo la sua percezione dell’evento cui sta assistendo.

Attraverso l’esterocezione potrà vedere gli attori, il palcoscenico, il soffitto del teatro, le poltrone quelle occupate dagli altri spettatori, quelle vuote, potrà anche ascoltare i rumori, le parole, annusare gli odori, toccare i suoi vicini. Attraverso l’enterocezione potrà percepire il suo mondo interno, un mondo fatto di sensazioni, emozioni, sentimenti, stati d’animo, bisogni, desideri, aspirazioni, motivazioni, sogni, pensieri fantasie, immagini, intuizioni, ricordi. Necessariamente questa mole di informazioni in entrata verrà elaborata dalle funzioni connesse all’elaborazione dell’input. Egli incomincerà a pensare, vale a dire a costruirsi una “sua realtà” partendo dalla realtà sensoriale. Potrà identificarsi con uno degli attori e allora commuoversi, agitarsi o rallegrarsi credendo vivendo quelle emozioni come proprie. Potrà anche pensare che sia stupido commuoversi per un semplice spettacolo e allora darsi un contegno dal momento che non sta bene mostrare le proprie emozioni in pubblico, oppure potrebbe ricordarsi delle bollette da pagare e rovinarsi così la serata, se fosse un po’ disturbato potrebbe anche pensare che il suo vicino ce l’abbia con lui e che voglia fargli del male ed allora spaventarsi a morte. Si starebbe in ogni caso movendo secondo il codice della prima attenzione all’interno del mondo della conoscenza lineare della coscienza razionale.

Il nostro osservatore, però, avrebbe anche un’altra possibilità: potrebbe realizzare di esser un centro di autocoscienza in grado di osservarsi percepire e di osservarsi pensare. Disidentificandosi dai contenuti della sua percezione varcherebbe allora la soglia della coscienza unitiva e accederebbe alla nuova comprensione, al mondo della consapevolezza. A questo punto coglierebbe il senso sentito dell’esperienza, avrebbe la sensazione che ciascuno sia al proprio posto a svolgere la propria funzione, si percepirebbe parte dello spettacolo che si sta realizzando, avvertirebbe la sinergia di ogni atto, la sua coscienza potrebbe espandersi fino a comprendere spettatori e teatro, attori e palcoscenico in un tutto dinamico. Potrebbe arrivare a valicare la barriera tra osservatore e cosa osservata fino ad avvertire la scomparsa di spettacolo e spettatore in un flusso interconnesso di eventi osservato dall’osservatore.

Ci sembra di poter affermare che questo percorso per “salti verticali” nel modo di organizzare la percezione avvenga all’interno di ogni circuito di esperienza se si creano nell’osservatore le condizioni giuste.

Condizioni determinate dal rispetto di quella che enunceremo come legge della naturalezza naturale:

In ogni “campo di coscienza” che percepisce, dotato del livello di complessità necessario, se si mantiene la Persistenza del Contatto per un tempo sufficiente, l’organizzazione della percezione inizialmente si svolgerà secondo una modalità lineare nella quale l’osservatore inerente al campo percepirà i dati provenienti dal mondo esterno e dal proprio mondo interiore con una ricchezza e profondità via via crescenti. Si realizzerà poi un salto verso una modalità olistica nella quale l’osservatore osservando se stesso percepire varcherà i confini del proprio campo di coscienza fino a comprendere l’altro e l’ambiente circostante nella sua interezza. Proseguendo nella Persistenza del Contatto anche i confini tra osservatore e cosa osservata si dissolveranno nella pura e semplice essenza.

Ci sono due aspetti da sottolineare, l’uno riguardante il metodo l’altro il processo: per quanto riguarda il metodo stiamo affiancando al passaggio dallo zero (disidentificazione) la persistenza del contatto, vale a dire la capacità di restare e padroneggiare così il circuito dell’esperienza .

Per quanto riguarda il processo stiamo delineando un percorso evolutivo che procede per “salti verticali” dalla conoscenza, alla consapevolezza, all’essenza. Ciascuno di questi salti caratterizza l’accesso a un vero e proprio mondo di energia materia coscienza, ciascuno disposto rispetto all’altro in una progressione verticale caratterizzata da un graduale

incremento di inensità di energia, fluidità di materia, ampiezza di coscienza.

 

Una concezione dinamica degli stati di coscienza: I tre mondi

Per Mondo della Conoscenza s’intende il “luogo” della conoscenza lineare,

dello spettatore che assiste allo spettacolo. In questo primo livello di consapevolezza, l’osservatore osserva. Egli percepisce, sente (l’attore, il palcoscenico, le proprie sensazioni), pensa, cioè elabora i dati che percepisce (sono come l’attore, devo pagare le bollette) e agisce (resta a guardare lo spettacolo, si agita, se ne va).

Il soggetto dell’esperienza dice: io sono questo.

Per Mondo della Consapevolezza s’intende il “luogo” della nuova comprensione, dell’insight. In questo secondo livello di consapevolezza, lo spettatore si osserva osservare (le proprie percezioni, i propri pensieri, l’insieme del processo spettacolo/spettatore).

Il soggetto dell’esperienza dice: io sono.

Per Mondo dell’Essenza s’intende il “luogo” della pura osservazione, in questo terzo livello di consapevolezza, l’osservazione osserva. L’osservatore si fonde con la cosa osservata, lo spettatore e lo spettacolo diventano una cosa sola, “ciò che è”.

Il soggetto dell’esperienza dice: io sono l’essere.

 

I sistemi di coscienza

Agli occhi dell’osservatore che elabora l’esperienza mediante il Modo Ulteriore,si schiude pertanto, una rete interconnessa di Sistemi di Coscienza abitati da sottosistemi, cioè gli Stati di Coscienza Specifici di Sistema, i quali si modificano e trasformano gli uni negli altri, così come le onde nell’oceano. I Sistemi di Coscienza sono i tre livelli di consapevolezza citati: Mondo della Conoscenza, Mondo della Consapevolezza e Mondo dell’Essenza. Per Stati di Coscienza Specifici di Sistema sono invece da intendersi la molteplicità dei Transe, cioè dei modi di organizzare la percezione, vale a dire gli atteggiamenti mentali ed emotivi specifici per ogni livello di consapevolezza.

Con il termine Transe abbiamo qui introdotto il terzo elemento che chiude il cerchio della triade epistemologica che stiamo proponendo: Seconda Attenzione, Modo Ulteriore, Transe.

La triade citata è riconducibile alla triade pensiero, azione, emozione che secondo la neurofenomenologia di Varela, come abbiamo visto, sta alla base dell’oranizzazione attiva interna dell’organismo.

Ricordiamo, azione, emozione e pensiero sono uno, ogni volta che cambia uno cambiano gli altri due e a livello cerebrale si forma un nuovo modello.

Quando il cervello comincia a funzionare secondo un modello, cioè ogni volta che compiamo un’azione, abbiamo una percezione, facciamo un gesto, si crea una formazione transitoria di gruppi sincroni di neuroni, cioè le onde prodotte dall’attività cerebrale oscillano insieme in sincronia in un processo finalizzato a mantenere e rigenerare nel tempo la propria unità e la propria autonomia rispetto alle variazioni dell’ambiente.

In un ottica di scienza della coscienza, il Modo Ulteriore vuole fornire le garaznie operative, legate all’azione, la Seconda Attenzione le garanzie legate all’atteggiamento mentale, al pensiero, il Transe legate all’atteggiamento emotivo, l’emozione.

Nella nostra disamina della visione mistica e della visione scientifica abbiamo incontrato complessità di significati ed un intrecciarsi di modelli che cercano di fornire alla mente delle chiavi di comprensione. Complessità nella quale ci si potrebbe perdere se ci si avvicinasse ad essa in un’ottica di contrapposizione o d’esclusione reciproca.

Nell’affrontare il concetto di Transe, ancora una volta, vogliamo ricordare come ogni chiave serve per aprire una determinata porta, ogni mappa serve per orientarci in un determinato territorio e ciò che veramente conta non sono la chiave o la mappa ma la nostra capacità di varcare la soglia o di fare esperienza del territorio.

Detto questo ci sembra lecito affermare che da qualsiasi punto di vista lo si guardi, il mondo ci appare un insieme di eventi dinamici ed interconnessi, la realtà, di qualsiasi realtà si tratti, dal livello più illusorio totalmente inquinato dalle identificazioni personali, a quello più vero della pura essenza disidentificata , sembra connotarsi come una realtà partecipativa. E’ difficile al giorno d’oggi trovare qualcuno disposto a negare le tesi del contestualismo quantico il quale afferma la dipendenza d’ogni cosa e del suo essere dal suo ambiente complessivo e si fonda sugli esperimenti del fisico John Archibald Wheeler che dimostrano quanto osservatore e fenomeno osservato siano coinvolti in un dialogo creativo nel quale l’atto di osservare gioca un ruolo fondamentale nel decidere che cosa viene osservato. A livello quantistico, allo stato attuale delle conoscenze, infatti, la “realtà” sembra costituita da pacchetti d’onda che saltano da uno stato energetico all’altro in balzi quantici discontinui, nella realtà ordinaria, miriadi di transizioni virtuali, cioè di possibilità realizzantesi contemporaneamente, divengono, la sedia su cui ci sediamo o il piatto nel quale mangiamo. Questo avviene perché, come sintetizza la fisica Danah Zohar48 «nel momento in cui si vede una funzione d’onda quantistica multipossibilistica qualcosa la riduce ad un’effettualità singola e fissa». La teoria quantistica c’insegna che l’atto di osservare produce il collasso della funzione d’onda, cioè fa cristallizzare tutte le possibilità delle particelle virtuali “facendole diventare” la realtà fissa che possiamo vedere e toccare.

Ciò non significa, come sappiamo, che l’osservazione crea la realtà ma bensì che il modo di osservare (cioè lo stato di coscienza) determina l’evento che verrà osservato fornendo forma concreta ad una delle molte possibilità.

 

Il transe elementare

“Sei pronto ad essere spazzato, raschiato via, cancellato, ridotto a nulla? Sei pronto a diventare niente? A sprofondare nell’oblio? Se non lo sei, allora non cambierai mai realmente.”

D.H. Lawrence

La realtà manifesta pertanto è interazione, ogni evento che si affacci sul palcoscenico dell’esperienza presenta invariabilmente delle caratteristiche dinamiche e interconnesse. Questo significa che se vogliamo comprendere l’Io che siamo dobbiamo necessariamente attingere ad una visione dinamica ed interconnessa; allo stesso modo se vogliamo descriverlo dobbiamo usare un linguaggio dinamico ed interconnesso. Il Modo Ulteriore riconosce il circuito dell’esperienza, costituito da ogni evento di cui si possa fare esperienza e da ogni soggetto individuale che possa viverla, come un multiplo dell’evento semplice: il Transe Elementare. Padroneggiare il circuito dell’esperienza viene quindi a coincidere con la Padronanza del Transe.

48 Zohar D. (1990), L’io ritrovato, Sperling e Kupfer, Milano, pag. 34. 25

Il punto di vista filosofico

Dal punto di vista filosofico, speculativo possiamo leggere il Transe Elementare come la relazione inscindibile tra la sostanza, la forma e l’informazione, che lega ogni cosa al suo modo.

Qualsiasi sia lo spettacolo che si stia recitando sul palcoscenico, ogni ipotetico osservatore assisterà ad un circuito di eventi costituito da tre componenti connesse in modo inscindibile: la cosa, il modo e la relazione che le connette.

Il concetto di Transe Elementare ci consente di uscire concretamente, cioè cambiando il nostro modo di chiamare e pensare gli eventi, dalla visione duale di un mondo statico fatto di parti che si relazionano per accedere ad una visione unitiva di un mondo dinamico e interconnesso dove le parti in gioco in ogni evento non sono due ma tre, cioè una. Dove le parti e la loro relazione sono unificate nel Transe, l’unità trinaria che le trascende in un vortice di dinamismo in incessante trasformazione.

 

 Il punto di vista quantistico

Per comprendere meglio le implicazioni multidimensionali del Transe Elementare, il modello ridotto d’ogni evento, abbandoniamo l’ambito filosofico per calarci nella realtà dell’esperienza. La fisica pura ci dice che l’evento semplice che si presenta agli occhi dello scienziato che ne fa esperienza nel mondo osservabile dell’esplicato è l’interazione onda/particella.

Il fisico e premio Nobel Richard P. Feynman49 ci ricorda che tale interazione è riconducibile a tre eventi elementari di base:
a) un fotone si propaga da un punto ad un altro,
b) un elettrone si propaga da un punto ad un altro,

c) un elettrone emette o assorbe un fotone.
Se immaginiamo di rappresentarci graficamente i tre eventi ci possiamo

facilmente rendere conto che le componenti in gioco non sono solo la retta che rappresenta l’elettrone e la linea ondulata che rappresenta il fotone, ma anche la forma che esprime il modo della loro struttura, la connessione che struttura.

Il Transe Elementare dal punto di vista quantistico si definisce così come un modello ritmico, un nuovo aspetto dell’unità trinaria rappresentato da onda, particella e dalla loro interazione.

 

Il punto di vista organismico

Nell’ambito quantistico la lettura del Transe Elementare come modello ritmico, risultato dell’inscindibile interazione tra onda e particella, come ci lascia intravedere la teoria dell’olismo relazionale proposto dalla Zohar, assume i contorni della “più primaria delle relazioni mente-corpo del mondo”.50

Il suggerimento della Zohar ci consente di leggere il Transe Elementare dal punto di vista organismico cogliendo un ulteriore aspetto dell’unità trinaria, quello che lega corpo, mente e spirito.

Il Transe Elementare acquisisce così un versante materico ed un versante mentale interconnessi in modo inscindibile dal connettore universale, lo spirito, o comunque lo si voglia chiamare: il campo, il vuoto, la matrice, l’essenza che tutto pervade. Sul versante materico è riconoscibile come un modello ritmico, sul

versante mentale come uno stato di coscienza, sul versante dell’essenza come il campo, la matrice, il vuoto, lo spirito.

 

49 Feynmann R.P. (1980), QED, Adelphi, Milano. 50 Zohar D. ( 1990).

 

Ci si svela così una realtà dove ogni esperienza appare come un campo olistico, ambito nel quale la staticità dei confini si dissolve nel dinamismo del flusso e per il quale due parti in relazione, due cose in un modo, esprimono una dualità orientata al trascendimento di sé per ricomporsi in un’unità trinaria. Una realtà dove il gioco cosmico della vita, gioco giocato dalla dinamica originaria tra la parte e il tutto, crea il nuovo accostando le parti: modelli ritmici che ad un tempo esistono e non esistono, s’individuano e individuandosi si dissolvono, si dissolvono e dissolvendosi s’individuano; stati di coscienza che attraversano ogni circuito d’esperienza, Transe Elementari che, multipli di se stessi, si rincorrono, si aggregano, s’individuano, si separano, si trascendono.

 

Il punto di vista dinamico

Eccoci allora navigare in un oceano interconnesso di diadi che s’intersecano, si sovrappongono, si comprendono o sembrano contraddirsi. Ecco allora un universo in Transe, percorso da infiniti Transe, come il formicaio da formiche; un mondo dove ogni organismo, dalle cellule, alle foreste, ai pianeti è in Transe, cioè in relazione dinamica, trinaria e interconnessa con ogni parte di sé e con ogni altro organismo, percorso a sua volta da infiniti Transe.

Il punto di vista dinamico ci fornisce una chiave di lettura adeguata per operare in un mondo dove ogni condizione – da un’attacco di panico al potere politico, da un tumore all’amore romantico – in quanto Transe, non esprime uno stato immutabile ma contiene già in sé la direzione e la forza per la sua trasformazione.

Si tratta di un mondo dove vige la regola dell’unità trinaria ( il tre che è uno), un mondo che se percepito incoraggia il Modo Ulteriore, invitando al trascendimento dei dualismi, prefigura la Seconda Attenzione suggerendo lo sguardo oltre i confini.

Un mondo che, ancora una volta, sussurra il vuoto della disidentificazione al soggetto dell’esperienza (Il Padrone della Visione). Egli infatti, leggendo il Transe Elementare da un punto di vista empirico si troverà al centro di una unità trianaria composta da: soggetto-evento-osservazione.

Se la natura dell’evento è trinaria, dinamica e interconnessa e questa può essere considerata un’affermazione scientifica, ne conseguirà che il soggetto e l’osservazione dovranno avere un atteggiamento sinergico e coerente.

Il soggetto dovrà essere in grado di fare del due l’uno, secondo le indicazioni del Modo Ulteriore, l’osservazione dovrà passare dallo zero della disidentificazione per assistere senza interrompere il flusso.

 

Il Vuoto

Ecco allora che il vuoto, l’eterno scordato, ancora una volta bussa alla porta chiedendo attenzione. Il vuoto, infatti, come ci ricordano i fisici Hey e Walters51 non è il luogo dove non avviene nulla bensì “una zuppa ribollente di coppie di particelle-antiparticelle virtuali”; il vuoto, ribadisce la Zohar52, non è vuoto ma
«è piuttosto, la realtà basilare, fondamentale e fondante di cui ogni cosa dell’universo (compresi noi stessi) è espressione». Nell’ambito quantistico il vuoto appare come il campo dei campi, il luogo dove si palesano le molteplici manifestazioni, nel quale si esprimono le potenzialità del vivente, si agitano i diversi Transe, affiorano i contenuti della coscienza.

 

51 In Zohar D. ( 1990).

52 In Zohar D. ( 1990).

Per di più ancora una volta le conclusioni dei fisici coincidono con quelle dei mistici, si ricordi l’Atman, il Sé della tradizione vedanta, il conoscitore ultimo, la pura coscienza substrato dell’intero mondo manifesto, il non nato, eternamente presente, infinito e senza cambiamento.

Oppure si consideri Krishnamurti53 secondo il quale la coscienza è i suoi contenuti e il vuoto è il fondamento, cioè la pura coscienza che si svela oltre la coscienza stessa.

Ci troviamo così, ancora una volta, di fronte al paradosso. Da un lato il vuoto è l’essenza, il puro spirito, la pura coscienza, il Sé, ma dall’altro, il vuoto è anche pieno. Questo significa che per conoscere la realtà ultima bisogna coglierlo ma per coglierlo bisogna svuotarlo dal momento che i saggi d’ogni tempo ammoniscono: per cogliere il vuoto bisogna fare il vuoto, la coscienza appare quando i suoi contenuti scompaiono, la realizzazione del Sé sta nella sua trascendenza, Dio risiede oltre Dio.

Il modello della coscienza indicato dalle diverse tradizioni spirituali come un percorso di ritorno all’uno, un viaggio di riunificazione, re-ligione, appunto, della parte al tutto delinea dal punto di vista evolutivo un Transe Elementare composto dall’unità trinaria: contenuti- coscienza- vuoto.

Triade quest’ultima che sottende una trama nella quale il soggetto dell’esperienza, il nostro Padrone della Visione è invitato a quello che potremmo definire con Jung, un processo d’individuazione, un percorso di graduale completamento dell’Io nel Sé. Completamento che, paradossalmente si compie attraverso il graduale svuotamento del pieno, la purificazione nel vuoto da parte della coscienza dei contenuti della storia personale: il passaggio dallo zero.

 

Il primo confine

Di che trama stiamo parlando?
Abbiamo detto che la storia della conoscenza si è snodata attraverso, nominazione, numerazione, classificazione, misurazione. Stiamo suggerendo la possibilità per una scienza della coscienza di trascendere e includere le categorie precedenti nell’attenzione Un attenzione che come abbiamo visto amplia i suoi confini cognitivi in direzione del’ambiente interno e soprattutto lungo un continuum che espandendo percezione, memoria e apprendimento si estende evolutivamente negli stati transpersonali della coscienza.

Abbiamo visto che tale processo evolutivo può essere scandito per salti verticali lungo un processo che attraversa diversi Sistemi di Coscienza. Ogni Sistema di Coscienza successivo offre un quadro di maggiore intensità energetica, maggiore fluidità materica e maggiore espansione della coscienza tale da rendere più agevole l’accesso alla Seconda Attenzione.

Vogliamo qui ora ricordare come la Seconda Attenzione fornisca maggiori garanzie di contemplazione della “realtà” per quella che è. Ricordiamo qui, con Krishnamurti 54che realtà deriva da res, cosa e che le cose sono in una relazione di reciproco condizionamento.Ogni cosa può essere nominata, numerata, classificata, misurata, mediante la prima attenzione, ma non ci dirà mai nulla sulla verità, dal momento che la verità non è una cosa, essa risiede altrove, nel Mondo dell’Essenza.

53 Krishnamurti J., Bohm D. (1986). 54 Krishnamurti J., Bohm D. (1986).

 

Una scienza della coscienza in definitiva si occupa di verità, di essenza, quindi non può utilizzare gli strumenti della prima attenzione se vuole dirci qualcosa che offra garanzie di validità. Alla verità si accede per insight, l’uomo di verità ci dice Bohm55, vede tutte le cose e nel farlo comprende la realtà. Ricordiamo che comprendere significa abbracciare tutto, cioè fare lo zero e cogliere il campo nel quale si realizzano gli eventi. La realtà sono gli eventi, la verità è il tutto-nulla nel quale si compiono, la realtà è il tamburo, la verità è la vibrazione, il suono, realizzato dal dialogo partecipativo tra il tamburo e il campo che lo compremde, tra il pieno e il vuoto. Allo stesso modo per cogliere la verità la mente deve essere vuota di realtà. Per continuare con la metafora del tamburo, vuota di realtà, non sta a significare che il tamburo in quanto realtà non ci deve essere. Senza tamburo non c’è suono, senza realtà non c’è verità, senza contenuti della mente non ci può essere disidentificazione da essi. Mente vuota significa mente disidentificata dai propri contenuti, mente che coglie i contenuti e il campo, il pieno e il vuoto. In questo modo, il Modo Ulteriore della Seconda Attenzione, ci si può accorgere che l’universo è in Transe, cioè si possono contemplare le cose come sono. Ricordiamo che esite un termine per descrivere l’atto di contemplare le cose come sono: teoria.

La teoria della Seconda Attenzione è contemplazione delle cose come sono, cioè riconoscimento dei condizionamenti che le influenzano reciprocamente, è visione della trama, delle regolarità della loro struttura, delle leggi che ne governano i processi.

Riconsideriamo ora l’evento sottoposto ad indagine secondo la teoria della Seconda attenzione.

La prima cosa da dire è che l’evento è un confine: senza confine non esiste l’evento. Potremmo ridefinire la dinamica originaria in questi termini: nessun confine, tutto, nessun evento, nulla. Rappresentiamola con un cerchio:

 

Fig.4
Il primo confine

I mistici potrebbero descrivere questa condizione con termini quali: Amore,Tutto, Dio, Essenza, Zero, Nirvana, Tao, Nagual, Akasha, Coscienza Suprema, la nuova scienza userebbe termini quali: Vuoto Creativo, Coscienza Transpersonale, Ordine Implicato, Matrix, Campo, Olomovimento, Flusso interconnesso.

55 Krishnamurti J., Bohm D. (1986).

 

 

Potremmo aggiungere che questo sia il luogo della verità, l’altrove che sta oltre ogni mappa, il luogo di cui si può fare esperienza mediante la Seconda Attenzione, di cui si può dire cosa non è, a cosa assomiglia, come raggiungerlo ma di cui non si può dire nulla.

Oltre questo luogo, al momento in cui il primo confine viene tracciato inizia la realtà: l’oggetto della scienza, il regime della prima attenzione.
La scienza della coscienza ha la presunzione di occuparsi del dialogo partecipativo tra verità e realtà per gettare un occhio oltre la siepe della realtà, nei territori della verità: il regime della Seconda Attenzione.

Il momento in cui viene tracciato il primo confine assume di conseguenza un importanza fondamentale dal momento che la posizione che assumeremo nei confronti del primo confine influenzerà la nostra visione del mondo riguardo a tutti gli altri confini. Vorremmo sottolineare che questo è il luogo dove nasce la mente individuale, l’io, il giudizio, il primo condizionamento e il conseguente attaccamento, la madre di tutte le identificazioni.

Crediamo che una delle prime garanzie epistemologiche che uno scienziato della coscienza dovrebbe offrire sia la esternazione della sua posizione sul primo confine, l’errore sul quel fonda la sua teoria. Dal momento che ciascuno di noi, in quanto cosa tra cose, soggetto reale tra soggetti reali, oggetto reale tra oggetti reali è condizionato dalla propria imprescindibile posizione nel mondo, dal momento che in quanto condannati alla parzialità, non possiamo avere la pretesa di essere imparziali, ci resta, in quanto esseri umani, prima che scienziati della coscienza, il dovere morale di, buona o cattiva che sia, vedere la nostra parzialità e disidentificarci da essa mediante la Seconda Attenzione piuttosto che rimanerne identificati indugiando nella gabbia della prima attenzione.

Da parte nostra vogliamo tracciare il primo confine del dialogo partecipativo tra tutto e nulla, nominando l’evento semplice. Che raffigureremo con un punto.

 

Fig.5

L’evento semplice

 

L’evento semplice sta a definire ogni atto di esperienza, si tratti del Big bang, di Dio, della torta di mele, del mio fegato, della costellazione del Leone o dell’amore coniugale.

Facciamo notare che nominare Dio, o l’amore o il Big bang è facile, basta un istante, ma che i contenuti che questi termini esprimono sono di una complessità e di un valore così inesorabilmente superiore ad ogni nostra possibilità di comprensione tali da imporre come ulteriore garanzia epistemologica per lo scienziato della coscienza, l’obbedienza all’umiltà.

Ridurremo il campo di indagine sull’evento semplice alla questione che più ci riguarda, il dialogo tra l’individuo e il suo ambiente, il microcosmo organismico e il macrocosmo multiversico.

 

La Dinamica Originaria

Il secondo confine che vogliamo tracciare è quello della Dinamica Originaria, affermando che sia macrocosnmo che microcosmo sembrano obbedire ad una legge trinaria.

Stiamo affermando che l’evento semplice è un evento incessante, interconnesso di natura partecipatoria e trinaria animato da una Dinamica Originaria che si esprime mediante polarità e ritmo.

 

Fig. 6
La Dinamica Originaria

 

Abbiamo chiamato Transe l’evento semplice, partecipatorio e trinario.
Diciamo il Macrocosmo è in Transe, diciamo il Microcosmo è in Transe.
La Dinamica Originaria, la trama, la struttura del processo degli eventi è ungioco giocato da due polarità e dalla loro interazione mediante modelli ritmici: il principio maschile, il principio femminile, e le infinite modalità della loro unione e della loro separazione.

 

Fig. 7 L’unità trinaria

 

Tracciamo ora un terzo confine suggerendo che tutte le infinite possibilità siano riconducibili a due aspetti archetipici di base: armonia o disarmonia, risonanza o interferenza per usare un termine mutuato dalla fisica quantistica.

Diciamo che a livello microcosmico organismico l’armonia ha una sua forma e la disarmonia ha una sua forma le quali estendono il loro isomorfismo su tutti i livelli che si vogliano prendere in considerazione.

Sul versante soggettivo l’evento disarmonico assumerà una connotazione di malessere, un senso di blocco, di mancanza di fluidità, di fatica e contrasto con le cose come sono. Un senso di distanza da se stessi e dal proprio codice interno, la percezione di essere imprigionati in un circolo vizioso in preda ad emozioni distruttive quali paura, risentimento, invidia, gelosia, insoddisfazione e così via.

Sul piano clinico, oggettivo l’evento disarmonico assumerà caratteri di sintomatologia patologica, all’osservazione dei diversi distretti organismici si noteranno evidenze quali: asimmetrie diffusa, contrazioni croniche, opacità, presenza di ammassi concentrati, addensamenti, intrusioni, interruzioni , scarsa mobilità, assenza di pulsazione e vitalità.

In una parola il blocco della dinamica originaria e la conseguente interferenza tra modelli ritmici produrrà un isomorfismo del malessere, chiaramente riconoscibile nella fenomenologia organismica, indicativo di quello che stiamo chiamando: transe cronicizzato.

Blocco Disarmonia Dinamica Originaria

Interferenza

Fig.8

Transe Cronicizzato: Isomorfismo del malessere

A sua volta l’evento armonico sul versante soggettivo assumerà una connotazione di benessere accompagnato da un senso di fluidità e leggerezza, di scomparsa a se stessi e contemporaneamente di adesione piena al proprio codice interno. La percezione interiore sarà di pace e armonia, sembrerà che tutto sia perfetto così e si compia senza sforzo, che ogni cosa si metta a posto da sé e che tutti gli eventi concorrano in un circolo virtuoso orientato al bene comune. Si avvertirà la mente vuota e il cuore leggero unitamente all’affiorare di pensieri ed emozioni positive quali la fiducia, l’amore, la compassione, l’accettazione e così via.Sul piano clinico, oggettivo l’evento armonico assumerà caratteri di buona salute e pieno compimento, all’osservazione dei diversi distretti organismici si noteranno evidenze quali: luminosita’, fluidita’, brillantezza, vivacita’, armonia, liberta’, rispetto, sinergia, condivisione, pulsazione e risonanza.

In una parola il rispetto della dinamica originaria e la conseguente risonanza tra modelli ritmici produrrà un isomorfismo del benessere, chiaramente riconoscibile nella fenomenologia organismica, indicativo di quello che stiamo chiamando: transe equilibrato.

 

Fig. 9
Transe equilibrato: isomorfismo del benessere

 

Una cartografia organismica

Sia che l’oggetto dell’indagine appartenga all’ambiente esterno (macrocomo multiversico) o all’ambiente interno (microcosmo organismico), sia che i dati provengano dall’ambiente esterno (macrocosmo multiversico) o dall’ambiente interno (microcosmo organismico), l’oragismo si caratterizza come il luogo delle operazioni, lo spazio dove le Evidenze Cliniche Esplicite (ECE) e le Inerenze Essenziali Iimplicite (IEI) convergono.

Sarà nell’organismo pertanto che l’esperienza potrà venire letta secondo una dimensione qualitativa e qualitativa. I dati raccolti potranno ad esempio venire letti in base al loro rispetto o meno della dinamica originaria e alla loro aderenza agli isomorfismi citati.

A livello organismico i contenuti delle ECE e delle IEI sono organizzati su diversi livelli sottosistemici.

I sottosistemi microcosmici del Sé organismico che potremmo riconoscere allo stato attuale delle conoscenze, tracciando una serie di sottoconfini sono: particlelle subatomiche, atomi, sottomolecole organiche, dna, cellule, tessuti, organi, sistemi, organismo. Le ECE e le IEI altro non sono che le informazioni che le citate strutture inviano alla coscienza.

Con il termine Veicoli Microcosmici, tracciamo un’altra serie di sottoconfini per indicare alcune diverse modalità di organizzare l’informazione all’interno del Sé organismico: le costellazioni orgainismiche.

I cinque corpi citati, provengono dalla tradizione mistica, si pensi ai Kosha56 (lett. involucro o guaina) i cinque corpi della scuola filosofica dell’ Advaita Vedanta che rivestono l’ Atman, l’essenza immortale fatta di pura beatitudine, oppure alla tradizione ermetica57o alla teosofia di Besant58 e Leadbeater.59

Il cosidetto corpo o veicolo fisico organizza e invia le informazioni sotto forma di sensazioni.

Il corpo o veicolo energetico organizza e invia informazioni sotto forma di sensazioni sottili quali battiti, pulsazioni, flussi, ritmi, formicolii, ecc.

Il corpo o veicolo emotivo organizza e invia informazioni sotto forma di stati d’animo sentimenti, emozioni, bisogni, desideri, ecc.,

 

56 Vivekacūḍāmaṇi. Traduzione e commento di Raphael, Ed. Asram Vidya, Roma
57 Bardon F., (1978), Iniziazione all’ermetica, Astrolabio, Roma.
58 Besant A., (1990), Unità essenziale di tutte le religioni, I Dioscuri, Genova.
59 Besant A., Leadbeater C.V., (1962) Cenni sulla morte, Società Teosofica Italiana, Roma.

 

Il corpo o veicolo mentale organizza e invia informazioni sotto forma di visioni del mondo, paradigmi, ricordi, immagini, pensieri, ecc.

Il corpo o veicolo spirituale o mentale superiore organizza e invia informazioni sotto forma di contenuti transpersonali, insight, intuizioni, visioni, etc.

La suggerita cartografia su cinque livelli, ci consente di organizzare la fenomenologia organismica secondo costellazioni che abbracciano il Sé nella sua totalità psico-fisica e ci forniscono luoghi e forme dell’armonia o della disarmonia, della fluidità o dell’interruzione, della cronicizzazione o dell’equilibrio e in ultima analisi, dell’identificazione o della disidentificazione. Sono disponibili peraltro nella storia delle tradizioni mistiche, degli studi sugli stati di coscienza, delle acquisizioni empiriche delle psicoterapie esperienzaiali diversi modelli in grado di fornire una standardizzazione ai dati che convergono dalle costellazioni organismiche

 

Contenuti Microcosmici

Sensazioni Sensazioni sottili

Stati d’animo, sentimenti, emozioni, bisogni, desideri, ecc.

Visione, del mondo, paradigmi, ricordi, immagini, pensieri.

Contenuti transpersonali: insight, intuizioni, visioni , etc

Veicoli Microcosmici

Corpo fisico Corpo energetico

Corpo emotivo Corpo Mentale

Corpo spirituale o mentale superiore

Fig. 10 Costellazioni Organismiche

 

Da parte nostra proseguiamo integrando la cartografia organismica suggerita in una cartografia più ampia che comprenda i sistemi di coscienza citati dal momento che la coscienza del Padrone dei Dati, elabora le informazioni ricevute in base al sistema di coscienza attivo.

 

Cartografia dei sistemi di coscienza

Anche la cartografia dei Sistemi di Coscienza attinge alle tradizioni citate e subisce l’influenza dei tre mondi di Eccles60, in particolare della tripartizione da lui suggerita del mondo della coscienza in Outer Sense, Inner Sense, Pure Ego.

.
Abbiamo proposto dei sottoconfini tracciando un percorso evolutivo della coscienza che procede per salti verticali da un Mondo della Conoscenza dove il salto da compiere è dalla dimensione reattiva della coscienza istintiva a quella riflessiva della coscienza razionale, a un Mondo della Consapevolezza dove il salto in gioco va dalla dimensione riflessiva della coscienza razionale a quella dell’osservazione tipica della coscienza intuitiva, a un Mondo dell’Essenza dove il passaggio che si schiude si snoda dall’osservazione della coscienza intuitiva all’essere della coscienza transpersonale.

Procedendo sul percorso si assiste ad un graduale aumento di complessità che produce un incremento del livello energetico, una maggiore fluidità sul piano materico e ad un’espansione della coscienza, condizioni che tendono a favorire l’accesso alla Seconda Attenzione.

 

Sistemi di coscienza

Mondo della Conoscenza

Inconscio/Coscienza
Coscienza istintiva/coscienza razionale

Attenzione

Prima Attenzione

Seconda Attenzione

Mondo della Consapevolezza

Coscienza/consapevolezza Coscienza intuitiva

Mondo dell’Essenza

Coscienza transpersonale Consapevolezza/essenza

 

Sottosistemi della Coscienza

  • Coscienza unitiva/Non duale
  • Non duale
  • Coscienza Intuitiva
  • Casuale
  • Psichico
  • Coscienza Razionale

 

 

Attenzione

Prima Attenzione

Fig. 11 Sistemi di Coscienza

 

Potremmo procedere oltre integrando la mappa dei Sistemi della Coscienza con i livelli della coscienza propsti da Wilber,61avremmo così a disposizione una cartografia di sottosistemi della coscienza come da schema seguente:

60 Eccles, J. (1973), Brain, Speech, and Consciousness: The Understanding of the Brain., McGraw-Hill Book Company
61 Wilber K. (1995), Sex, Ecology, Spirituality, The Spirit of Evolution, Shambhala, Boston U.S.A.

 

  • Razionale
  • Mitologico
  • Coscienza istintiva
  • Magico
  • ArcaicoCartografia dei Dualismi

 

Seconda Attenzione

Fig. 11 Sottosistemi di Coscienza

 

E’ ora possibile integrare le costellazioni organismiche e i suoi veicoli con il pecorso evolutivo della coscienza organizzandoli in una cartografia che prenda in considerazione i diversi distretti organismici.

Proponiamo qui di seguito una lettura della fenomenologia organismica e delle sue costellazioni secondo una cartografia che prenda in considerazione i diversi distretti organismici fondandosi sulla millenaria tradizione dei chakra e le sue elaborazioni successive ad opera delle Psicoterapie Esperienziali ed in particolar modo da parte di Reich62 e Lowen.63

Il termine Chakra, 64 come è risaputo proviene dal sanscrito e significa “ruota”, ma ha molte accezioni tra le quali quella di “plesso” o vortice. È un termine con il quale nella filosofia induista si descrive la fisiologia energetica della forza vitale. Nella tradizione occidentale vengono identificati con il nome di Centri di Forza. In occidente se ne ebbe menzione per la priva volta nel testo Theosophia Practica di Johann Georg Gitchel65nel XVIII secolo , ma raggiunsero la notorietà all’inizio del secolo scorso con la traduzione di due testi indiani Sat-Cakra-Nirupana e il Padaka-Pancaka operata da Sir John Woodroffe.66

Reich e Lowen propongono una lettura pscio-corporea fondata su sette diaframmi disposti lungo l’asse corporeo dalla pelvi al vertice del capo che coinvolgono in quella che definiscono identità funzionale: strutture muscolari, atteggiamenti emotivi e abitudini mentali.

Operando una sintesi ed un elaborazione secondaria dei modelli citati sulla base della nostra esperienza clinica che conta oltre trentamila ore di lavoro nell’arco di ventotto anni ci sentiamo di proporre una cartografia di sette dualismi fondamentali. Tali dualismi, coincidono in termini psicologici con la Hierarchy of Needs, la scala dei bisogni di Maslow67 e in termini topografici sono sovrapponibili ai Chakra e ai diaframmi Reichiani e delineano un percorso evolutivo della Coscienza ritracciabile nel Sé Organismico.

L’ ipotesi è che le diverse costellazioni organismiche (mediante le ECE e le IEI che in esse convergono grazie ai veicoli microcosmici) oltre che indicarci armonie e disarmonie mediante l’isomorfismo del malessere e del benessere, siano in grado, in base ai differenti luoghi nei quali si manifestano nell’organismo, di dirci qualcosa sul percorso evolutivo della coscienza del soggetto in questione ed in particolare sul suo grado di identificazione o disidentificazione con i contenuti della propria storia personale.

 

  1. 62  Reich W. (1973), Analisi del Carattere, SugarCo, Milano.
  2. 63  Loven A. (1982), Bioenergetica, Feltrinelli, Milano.
  3. 64  Aivanhov O.M.,(1998), Centri e corpi sottili aura, plesso solare, centro hara, chakra, Edizioni Prosveta
  4. 65  Gitchel J. G., (1723), Theosophia Practica.
  5. 66  Avalon A., Il Potere del serpente, Ed. Mediterranee, Roma
  6. 67  Maslow A. (1971), Verso una Psicologia dell’Essere, Astrolabio Ubaldini, Roma.

 

 

La proposta è di tracciare sette confini: Vivo/Muoio, Piacere/Dolore, Vinco/Perdo, Amo/Odio, Lascio/Tengo, Giudico/Osservo, Io Sono/Sono Io.

Procedendo dalla base della colonna al vertice del capo, tali confini tracciano degli ordini di energia/materia/coscienza organizzati secondo una sequenza evolutiva.

Come sappiamo ogni confine indica o preclude. Preclude se ci si identifica con i suoi contenuti operando nella prima attenzione, indica se lo si trascende, disidentificandosi dai suoi contenuti mediante la Seconda Attenzione.

Ogni dualismo è caratterizzato dall’’identificazione con una determinata costellazione di bisogni e viene superato quando la disidentificazione consente l’accesso al rispettivi Ordine dell’Amore, vale a dire, un salto verticale a quel livello di energia/materia/coscienza che era bloccato dall’identificazione. Procedendo dal basso all’alto si incontrano così, come nella Piramide di Maslow, o nei livelli di Wilber, dualismi e identificazioni sempre meno primarie e limitanti, si realizzano condizioni nelle quali aumenta il livello di energia, di fluidità e di espansione della coscienza e pertanto di libertà dall’identificazione.

Non è questa la sede per la presa in esame dettagliata dei dualismi e degli strumenti per trascenderli, ci vogliamo qui limitare a sottolineare la loro funzione topica al servizio dell’Epistemologa della Seconda Attenzione e di una scienza in prima persona.

Gli Ordini del Confine e gli Ordini dell’Amore organizzano le costellazioni organismiche in una cartografia che presenta diversi mondi ologarchicamente strutturati e topicamente individuabili e isomorficamente rappresentabili.

Il mondo del confine vivo/muoio, ad esempio presenterà sensazioni di contrazione, chiusura, precarietà, così come emozioni di paura o insicurezza e pensieri di diffidenza.

Verrà trasceso se e quando l’ordine dell’amore per l’esistenza riuscirà ad attivare l’energia sufficiente ad andare verso la vita, alla ricerca del piacere. E così via.

La dinamica originaria, in definitiva, si ripresenta ad ogni confine, è inerente ad ogni dualismo in corrispondenza del quale le costellazioni organismiche ci danno informazioni standardizzabili, circa, il soggetto dell’esperienza, il nostro Padrone dei Dati. Le ECE e le IEI organizzate nelle costellazioni organismiche ci parleranno di armonia o disarmonia, identificazione o disidentificazione, benessere o malessere, bisogni o qualità, conflitti o risorse, Sistemi e Sottosistemi di Coscienza.

 

Ordini del Confine

Io Sono/Sono Io Giudico/Osservo Lascio/Tengo Amo/Odio Vinco/Perdo Piacere/Dolore Vivo/Muoio

Ordini dell’amore

Io sono-Essenza
Io vedo-Consapevolezza Io mi esprimo-Creatività

Io amo-Amore

Io posso-Potere
Io sento-Piacere Io esisto-Esistenza

Fig. 12

 

Cartografia dei dualismi

Le garanzie

Ora se i confini che abbiamo tracciato: evento semplice, dinamica originaria, isomorfismo del malessere, transe cronicizzato, isomorfismo del benessere, transe equilibrato, costellazioni organismiche, ordini del confine, hanno una loro garanzia di validità, possiamo chiudere il cerchio.

Una scienza della coscienza potrebbe, mediante l’Epistemiologia della Seconda Attenzione, grazie ai suoi strumenti operativi su azione, pensiero, emozione (Modo Ulteriore, Seconda Attenzione, Padronanza del Transe) estendere la sua giurisdizione su quell’area alla superficie del contatto tra realtà e verità, per dirci con umiltà e consapevolezza qualcosa sul Mondo dell’Essenza, sulle leggi che lo reggono e sugli strumenti per rispettarle. Dovrebbe farlo chiedendo prima di tutto al Padrone dei Dati, che dovrà essersi necessariamente proposto come soggetto dell’esperienza in prima persona, di fornire le sue garanzie di disidentificazione.

Garanzie che potrebbero articolarsi secondo un dimensione storica, una epistemologica e una esperienziale.

Le garanzie storiche potrebbero comprendere su un piano documentale, le diverse fonti tradizionali e più recenti a sostegno della proprie affermazioni, ma anche su un piano personale oltre ai classici curriculum vitae e studiorum, le esperienze di vita gli incontri, gli insegnamemti, che hanno contribuito in modo più significativo, a fornirgli gli elementi per sostenere le proprie tesi.

Le garanzie epistemologiche sono state oggetto di questo lavoro sotto la definizione epistemologia della Seconda Attenzione.

Le garanzie esperienziali, potrebbero caratterizzarsi come la dimensione riconducibile in qualche modo a costanti quantificabili, dal momento che l’affiancamento delle ECE con le IEI fornirà un materiale facilmente confrontabile con le mappe di riferimento.

Vogliamo con questo dire che l’indagine dovrà comprendere necessariamente l’oggetto e il soggetto, vale a dire le Evidenze Cliniche Esplicite (ECE) e le Inerenze Essenziali Implicite (IEI).

Sia che l’oggetto dell’indagine appartenga all’ambiente esterno (macrocomo multiversico) o all’ambiente interno (microcosmo organismico), sia che i dati provengano dall’ambiente esterno (macrocosmo multiversico) o dall’ambiente interno (microcosmo organismico), il Padrone dei Dati dovrà essere in grado di dimostrare la sua Padronanza del Transe, vale a dire la sua dimenstichezza nel cogliere il campo che comprende e unifica oggetto e soggetto integrando nei dati la presentazione delle Evidenze Cliniche Esplicite (ECE) e l’esternazione delle Inerenze Essenziali Iimplicite (IEI).

Risulta evidente che i confini qui tracciati sono arbitari e non hanno alcuna pretesa di universalità, si tratta di alcune IEI qui esternate per rendere esplicite le mappe con le quali abbiamo cercato di delineare un percorso in un terrirorio.

Il suggerimento è che un Padrone dei Dati che voglia fornire garanzie esperienziali di validità, potrebbe includere tra i dati le sue IEI, vale a dire sensazioni, emozioni, bisogni, aspirazioni, desideri, paure, pensieri, intuizioni, sogni, visioni, raccolti rigorosamente qui ed ora secondo l’Epistemologia della Seconda Attenzione.

L’ Epistemologia della Seconda Attenzione mette a disposizione un metodo di osservazione fondato sul Modo Ulteriore, una fenomenologia stato-specifica, fondata sul Sé Organismico e sul senso sentito nei suoi diversi livelli psico-fisici, una cartografia che suggerisce strutture archetipiche grazie alle quali organizzare i dati raccolti, le ECE e le IEI e riconscere dove sia posizionato sul territorio il Padrone dei Dati, per esempio rispetto al grado di disidentificazione, o all’isomorfismo del malessere, o all’applicazione del Modo Ulteriore, o alla Padronanza del Transe e relazionarsi di conseguenza.

Questo consentirà, qualora se ne avverta l’esigenza di elaborare i dati raccolti secondo logiche quantitative o qualitative affiancando con la manovra a tenaglia che Bateson68 suggeriiva i dati dell’esperienza con dati materici raccolti con metodi scientifici standard.

Allo stesso modo altri lettori che operino per una scienza della coscienza potranno integrare i suggerimenti qui descritti all’interno delle proprie mappe e degli specifici metodi di osservazione in modo da attivare sinergie utili all’incremento di una consocenza che voglia fornire garanzie di validità.

Sembrerà forse poco, ma va ricordato che la verità ha a che fare col vuoto e la saggezza con il non giudizio, sembra inoltre che l’essenziale sia invisibile agli occhi, la ricerca di certezze una tentazione illusoria oltre che figlia della paura e che le esperienze più autentiche sono incommensurabili e irripetibili.

 

References

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