ITI - Integral transpersonal Institute

Sul Transpersonale (6)

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Sul Transpersonale (6)

Facciamo la pace?

 

di P. L. Lattuada M.D., Ph.D.

Dove sta la differenza?

Ho mal di stomaco, sarà stato il gelato che ho mangiato ieri sera, ho mal di testa prenderò un Moment, ho mal di schiena, passerà. Sono ansioso e non riesco a capire il perché. Chi si ferma?
Avete mai sentito qualcuno dire ho mal di pancia, adesso mi fermo, lo ascolto e vado a vedere dove mi porta, qual è la storia che vuole raccontarmi, cosa mi chiede, dove vuole andare?

Tanto per incominciare il mal di stomaco, il mal di testa, il mal di pancia non esistono, ma semmai esiste uno stomaco, una pancia, una testa nei quali si stanno realizzando dei processi psicobiologici che io avverto come dolorosi.
Dove sta la differenza? Viene da lontano.

Gli antropologi ci insegnano che la nostra società è monofasica a proposito di realtà, mentre esistono numerose società, per lo più arcaiche, cosiddette polifasiche, cioè che operano su molteplici piani di realtà.(1) Questo vuol dire che il nostro mondo odierno funziona secondo un modello duale di contrapposizione tra gli opposti, crediamo nell’esistenza di una “realtà” normale” che si contrappone a “realtà “ “patologiche” o “irreali”.

Le società arcaiche, invece, ci lasciano la disattesa eredità di un modello circolare, esse credono nell’esistenza di diverse realtà le quali dipendono dal punto dal quale guardiamo il mondo, cioè dal nostro “Stato di Coscienza”. “ Il mondo è ciò che sogni” dicono li Shuar. La “realtà normale, come ci ricorda C. Tart, (2) per la nostra società è la cosiddetta” razionalità completa”. Le società polifasiche trascendono la dimensione razionale negli stati meditativi, estatici, sciamanici, onirici. Stati che la moderna ricerca sugli stati di coscienza definisce Transpersonali.

Potrebbe sembrare a questo punto che stiamo riproponendo un’ulteriore contrapposizione quella tra razionale e “transpersonale”, ma non è così.
La notizia è che il modello transpersonale, ci fornisce strumenti per trascendere i dualismi riunificandoli, i conflitti comprendendoli, i problemi dissolvendoli.

Il cerchio infatti comprende la linea non si contrappone ad essa, allo stesso modo la sfera comprende le tre dimensioni non ne esclude una a scapito dell’altra.
Io in realtà non esisto
Ma cosa significherebbe in soldoni per la nostra società attuale il passaggio da una dimensione razionale ad una transpersonale?

La nostra cultura, figlia della ragione è immersa nel mondo della spiegazione, della logica lineare, degli obbiettivi da raggiungere. L’uomo moderno è identificato con il proprio io e tutto intorno a lui coopera perché le sue identificazioni vengano rinforzate. Identificazioni significa credere di essere un medico, un politico, un artigiano, un commerciante e comportarsi come se così fosse. E ancora, identificazione significa credere di essere un vincente o un perdente, uno di destra o di sinistra, un pauroso o un coraggioso, un emotivo o un depresso e comportarsi come se così fosse. E ancora, identificazione significa credere nell’importanza dei nostri desideri, dei nostri bisogni, dei nostri obbiettivi, dei nostri successi od insuccessi e comportarsi come se tutto ciò fosse importante.

Ma come, gli obbiettivi? I risultati? La motivazione? La mission? Se ti stai facendo queste domande sei fuori strada. Nessuno ti ha detto che devi buttarle a mare, stiamo parlando di identificazione, stiamo dicendo che non hanno proprio nessuna importanza. Stiamo dicendo che “Tu in realtà non esisti”, “Io in realtà non esisto”, ma esiste qualcosa che mi comprende e trascende ed esistono stati di coscienza nei quali è possibile rendersi conto

di ciò. Stiamo dicendo che esiste un palazzo all’interno del quale la stanza del nostro piccolo, piccolo villaggio globale tecnocratico-informazionale-cibernetico è contenuta. Truman show o Matrix ne costituiscono adeguata metafora.
Il dettaglio sostanziale

Stiamo dicendo che la politica mondiale attuale, il luogo dell’arte di vivere in società, trascurando questo “dettaglio sostanziale” assume agli occhi della visione transpersonale, connotazioni grottesche. Quanti di noi assistendo alle disavventure di Truman non hanno fatto il tifo per lui, perché si accorgesse dell’inganno? Quanto grottesco e irreale appariva ai nostri occhi il suo “realissimo dramma personale”.

Come è possibile realizzare la pace mondiale se la nostra mente ragiona per contrapposizioni logiche lineari che per loro stessa natura tracciano confini? La dove c’è un confine, c’è e ci sarà sempre chi sta dall’altra parte. E chi sta dall’altra parte è e sarà sempre un po’ meno uguale, un po’ meno normale, se non addirittura sbagliato, malato, nemico.

Fin che non ci renderemo conto che i confini che la nostra mente razionale ha tracciato sono fasulli, difficilmente realizzeremo la pace, né dentro né fuori di noi.
Fin che gli Israeliani continueranno a credere di essere ”davvero” ebrei e i palestinesi continueranno a credere di essere ”davvero” musulmani, finché anonime moltitudini continueranno a credere che Allah sia l’unico vero Dio o Gesù l’unico vero Salvatore, finché i “comunisti” continueranno a credere di essere ” davvero” comunisti e i “fascisti” di essere ” davvero” fascisti , o i “moderati” moderati e i “liberisti” liberisti continueremo a combatterci.

E allora? I comunisti dovranno forse diventare fascisti o i musulmani convertirsi al cristianesimo? I deboli dovranno forse rassegnarsi ad essere discriminati o i potenti rinnegare se stessi?.
Certo che no.

La via d’uscita è oltre la mente razionale, oltre le identificazioni, oltre i confini.
Oltre le identificazione con le nostre credenze, le nostre dottrine morali, i nostri ruoli. Dov’è la novità?

Non c’è.
La Filosofia perenne, infatti, il versante scordato della storia scritta dai mistici di ogni tempo, dalle antiche tradizioni spirituali attraverso l’esperienza interiore e l’esplorazione degli stati della coscienza, ammonisce inascoltata da millenni, che la via è nel cuore, oltre la mente.
La prospettiva transpersonale emergente è figlia delle arcaiche culture polifasiche, rappresenta il fronte attuale del millenario fiume della Filosofia Perenne, Essa non è pertanto un’ ideologia tra le altre, ma una prospettiva trascendente e transculturale che recupera e ripropone l’esperienza interiore di ordine trascendente quale strumento di conoscenza; essa non si contrappone a nessun’altro sistema di pensiero filosofico ma ne filtra la dimensione spirituale, unitaria, mistica, transpersonale appunto.
Il movimento transpersonale afferma che è possibile e necessario trascendere la dimensione razionale per fare esperienza della vera natura della realtà, delle umane potenzialità e divine possibilità. Si occupa dei diversi metodi – Tecnologie del sacro, secondo la definizione di Grof (3) – che nelle diverse culture arcaiche e tradizionali così come in quelle emergenti possano favorire tale esperienza. Non si preoccupa del nome che viene dato a Dio o della sua esistenza, non ti dice cosa fare o cosa non fare , cosa è giusto o cosa è sbagliato. Non si preoccupa di spiegare la fede con la ragione o di negare la ragione con la fede. Si occupa di comprendere la vera natura di fede e ragione Si occupa di come funzioni, di come puoi fare e di cosa succede quando lo fai.

Un contributo

Volendo considerare il contributo che la prospettiva transpersonale può offrire alle nostre società opulente oberate dal peso della pienezza e della quantità, posiamo partire da alcune riflessioni.
La dialettica politica “democratica” in occidente, fin dai suoi esordi ottocenteschi si è sempre giocata sulla contrapposizione tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, socialisti o capitalisti. Ancora una volta: dov’è la differenza? Non c’è. E ce ne stiamo rendendo conto sempre di più ora che, con la graduale scomparsa del proletariato, della miseria nera, dell’analfabetismo, con l’avanzare inesorabile dell’invincibile armata dei mercanti globali e dei loro sistemi informazionali, tutti sembrano parlare la stessa lingua. Inoltre allo sporadico dissenso ora, non più la grezza barbarie dei ferri è riservata, ma bensì la raffinata berlina dell’esclusione.

La prospettiva transpersonale ci consente di renderci conto che destra e sinistra, ad esempio, rappresentano null’altro che una delle polarità della mente razionale, una delle cronicizzazioni del conflitto intrapsichico tra rigidità e oralità.

A questo punto, se ascoltiamo attentamente possiamo sentire le urla di disapprovazione che si levano sia dai banchi della sinistra che da quelli della destra: “Non è vero, noi siamo i paladini della legalità e della libertà loro sono solo dei comunisti di merda”. “Ma questo è disprezzo per le masse popolari, è una provocazione, ci batteremo perché non passi lo squallido tentativo del padronato di metterci sullo stesso piano di quei bastardi di fascisti.”

La mente unitiva, transpersonale risponde che è necessario svegliarsi dal sogno che la dialettica politica si regga sul conflitto. La cronicizzazione del conflitto non è mai la soluzione, il conflitto si risolve quando lo si trascende scoprendo l’unità che lo sottende, il problema si risolve quando si dissolve in un processo che ne libera il suo potenziale creativo.

“Se non farete del due l’uno non entrerete nel Regno” (4) ricorda Cristo, ma noi ce lo siamo dimenticati. La visione transpersonale vuole ricordarcelo, in accordo con tutti coloro comunisti o fascisti, cattolici o animisti, laici o prelati, gialli o verdi, ricchi o poveri disposti a immolare il proprio ego-ismo, la propria importanza personale sull’altare della consapevolezza e della compassione.

  1. AA.VV., Paths beyond Ego, F.Vaughan e R. Walsh ed.
  2. C.Tart, Stati della Coscienza, Astrolabio, Roma
  3. S. Grof, Oltre il cervello, Cittadella, Assisi
  4. Vangelo di San Tommaso, Macro Edizioni
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