ITI - Integral transpersonal Institute

Sul Transpersonale (4)

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Sul Transpersonale (4)

Dialoghi con Grof

P.L. Lattuada M.D., Ph.D.

Ribollita e crostini
Agli inizi degli anni novanta ebbi l’onore di essere invitato dal dott. Massimo Rosselli direttore del centro di Psicosintesi di Firenze a tenere una relazione ad un importante convegno internazionale dal titolo Psicoterapie e Culture. Tra i relatori c’erano personalità quali Paul Watzlawick, Tobie Nathan, Raymond Pierce e niente meno che Stanislav Grof, l’idolo di tanti giovani medici e psicoterapeuti ricercatori sugli stati di coscienza come me.
Quando terminai la mia relazione tra le persone che vennero a parlarmi vidi un omone che attendeva pazientemente il suo turno. Quando il gruppetto si diradò egli si avvicinò, mi strinse la mano complimentandosi per la mia presentazione affermando che quanto avevo detto avrebbe potuto dirlo lui, tanto le nostre posizioni concordavano. Da parte mia detti uno sguardo al bedge che portava sul petto per conoscere il suo nome e un emozione calda mi dilagò nel petto, sul cartellino si poteva leggere: Stanislav Grof M.D.
Quella sera cenammo insieme, Grof, sua moglie Christine, Marlene, mia ex moglie ed io.
Ribollita, crostini, chianti e transpersonale.
I pranzi e le cene dei due giorni successivi proseguirono sull’onda della sinergia e della condivisione.
Qui di seguito voglio offrirvi una sintesi degli argomenti trattati in quei magici momenti fiorentini.
Stan era rimasto particolarmente colpito dal concetto di Transe, così come veniva descritto in Biotransenergetica1 e volle saperne di più.
Il Transe
Passammo dal contestualismo quantico, al collasso della funzione d’onda, dalle transizioni virtuali ai campi morfogenetici, scomodammo Bohm e Krishnamurti, Sheldrake e la Pert, Capra, Wheeler o Feynman. Navigammo per la foresta Amazzonica o le grandi pianure Siberiane citando sciamani e tecnologie del sacro delle diverse tradizioni. Un’ onda empatica di risonanza sembrava accompagnare le nostre parole rendendo immediata la comprensione del concetto di Transe: era ad entrambi chiaro: quando vivi un esperienza armonica ti accorgi che tutto intorno a te è dinamico ed interconnesso, l’ universo è in transe, ogni organismo, dalle cellule, alle foreste, ai pianeti è in relazione dinamica e interconnessa con ogni parte di sé e con ogni altro organismo.

Stan concordava, da più parti stavano affermandosi nuovi concetti, adatti a sostenere una visione integrale dell’esistenza che non ferma, separa, cataloga, diagnostica, combatte, analizza, giudica, ma che osserva e lascia fluire, si affida e rispetta le leggi naturali; opera in direzione dell’amore e della consapevolezza rinunciando ad aggrapparsi a certezze e spiegazioni.

La psicologia transpersonale apparteneva pienamente a questo nuovo mondo emergente e Stan, stimolato dalle mie interrogazioni ne ripercorse le sue linee essenziali:

La psicologia transpersonale
-Qual è l’innovazione che la psicologia transpersonale ha portato nel mondo della scienza psicologica?-

gli chiesi.
Stan iniziò citando il famoso psicologo americano Abraham Maslow il quale aveva chiamato psicologia transpersonale la quarta forza in psicologia, dopo il comportamentismo, la psicoanalisi freudiana e la psicologia umanistica.

1 Disciplina psico-spirituale concepita da chi scrive e da Marlene Silveira agli inizi degli anni ottanta.

Nella prima metà del secolo scorso, la psicologia e la psichiatria americana e europea, infatti erano state dominate esclusivamente dal comportamentismo e dalla psicoanalisi. Fu la psicologia umanistica di Abraham Maslow e Anthony Sutich che nacque come reazione alle inadeguatezze e limitazioni delle due prime forze a cercare di correggere la tendenza del comportamentismo ad ignorare la coscienza e l’introspezione e a formulare teorie sulla psiche umana partendo esclusivamente dall’osservazione del comportamento, in particolare dall’osservazione del comportamento di animali come ratti e piccioni. La psicologia umanistica, inoltre mise l’enfasi sulla necessità di superare la tendenza dell’analisi freudiana di estrapolare tutti i dati dallo studio della psicopatologia e incluse individui normali e eccezionali come soggetti di studio. Il focus degli studi umanistici furono i valori umani più elevati e le tendenze a perseguirli: i meta valori e le meta motivazioni di Maslow in direzione dell’ autorealizzazione del Sé.

Grof aggiunse che la psicologia umanistica costituì anche un vasto ombrello per lo sviluppo di nuove e rivoluzionarie forme di psicoterapia, chiamate psicoterapie esperienziali, come la terapia della Gestalt, la bioenergetica o la tecnica Alexander.
La naturale evoluzione delle psicoterapie esperienziali condusse alla psicologia transpersonale, la quale introdusse una dimensione fino ad allora assolutamente trascurata, cioè il riconoscimento della spiritualità come un legittimo e importante campo della psiche umana.

Questa costituì una radicale differenza dalla psicologia accademica che aveva eliminato la spiritualità come una forma di superstizione, pensiero magico e primitivo, immaturità psicologica o patologia. Un altro importante aspetto della psicologia transpersonale, secondo Grof è lo studio dell’intero spettro dell’esperienza umana, inclusi gli stati non ordinari di coscienza e le diverse forme di esperienze mistiche. La psicologia transpersonale infatti è stata profondamente influenzata dalle esperienze e dalle osservazioni provenienti dagli studi sugli stati di coscienza non ordinari, come quelli che avvengono durante le pratiche sciamaniche, i riti di passaggio degli aborigeni, gli antichi misteri di morte e rinascita, le sessioni psichedeliche e le diverse forme di pratiche spirituali (le diverse scuole di yoga, Buddhismo, Taoismo, Sufismo, misticismo cristiano, ecc.).

Allora chiesi:
-Quale ritieni sia stato il tuo personale contributo alla psicologia transpersonale?
E Stan Rispose:
– Il mio personale contributo alla psicologia transpersonale (a parte avergli dato il nome) viene da quattro decadi di sistemica esplorazione del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non ordinari di coscienza.
-Puoi dirmi qualcosa di più sugli stati non ordinari di coscienza?
Gli stati olotropici
– Ho speso più di quarant’anni a condurre ricerche sugli stati non ordinari di coscienza-prima in Cecoslovacchia all’Istituto di Ricerche Psichiatriche di Praga e poi negli Stati Uniti al Centro di Ricerche Psichiatriche del Maryland a Baltimora-Il mio primo interesse è stato quello di mettere a fuoco come essi possano contribuire alla comprensione della natura della coscienza e della psiche umana. Dal momento che la mia formazione fu di psichiatra clinico, ho prestato particolarmente attenzione al potere curativo, trasformatore ed evolutivo di queste esperienze. Per questo intento, il termine stati non ordinari di coscienza è troppo vasto e generale. Questo include un’ ampio spazio di condizioni che hanno poco o nullo interesse dal punto di vista terapeutico, mi riferisco a quella varietà di processi patologici – come traumi cerebrali, intossicazioni di veleni chimici, infezioni o processi degenerativi e circolatori cerebrali, i quali possono certamente produrre cambiamenti mentali profondi che potrebbero venire inclusi nella categoria di “stati non ordinari di coscienza”.
Nel mio lavoro ho messo a fuoco un ampio e importante sottogruppo di stati non ordinari di coscienza che si differenzia significativamente dal resto e rappresenta un’ incalcolabile fonte di nuove informazioni sulla psiche umana in salute e in malattia. Queste posseggono anche un notevole potenziale terapeutico e trasformativo.
Dal momento che credo fermamente che esse meritino di essere distinte dal resto e messe in una speciale categoria, ho coniato per esse il termine olotropiche. Questa parola composta letteralmente significa “orientato verso l’unita” (dal greco holos = intero e trepein = in movimento verso qualcosa). Questo suggerisce che nel nostro stato di coscienza ordinario ci identifichiamo solo con una piccola frazione di chi

realmente siamo. Negli stati olotropici, possiamo trascendere i ristretti confine del ego corporeo e reclamare la nostra piena identità.
Negli stati olotropici, la coscienza è modificata qualitativamente in un modo molto profondo e fondamentale, ma non è grossolanamente impedita come nelle condizioni causate organicamente. Noi restiamo pienamente orientati spaziotemporalmente e non perdiamo completamente il contatto con la realtà quotidiana. Allo stesso tempo, il nostro campo di coscienza è invaso da contenuti di altre dimensioni dell’esistenza in un modo molto intenso ed avvolgente. Noi sperimentiamo cioè simultaneamente due realtà molto differenti, “ abbiamo ogni piede in un mondo diverso”.

Gli stati olotropici sono caratterizzati da drammatici cambiamenti di percezione in ogni area sensoriale. Quando chiudiamo gli occhi, il nostro campo visivo può essere invaso da immagini provenienti dalla nostra storia personale e dall’inconscio individuale e collettivo. Possiamo avere visioni e esperienze che ritraggono vari aspetti dei regni botanici e animali, della natura in generale e del cosmo. Quando apriamo gli occhi, la nostra percezione dell’ambiente può essere illusoriamente trasformata da vivide proiezioni di questo materiale inconscio. Questo può essere accompagnato da un ampio spettro di esperienze che coinvolgono altri sensi, diversi suoni, sensazioni fisiche, odori e gusti.

Le emozioni associate con gli stati olotropici coprono uno spettro molto ampio che tipicamente si estende oltre i limiti della nostra esperienza quotidiana, sia nella natura che nell’intensità. Essi si estendono da sensazioni di rapimento estatico, paradisiaca benedizione e pace che superano ogni comprensione a episodi di terrore abissale, angoscia di morte, disperazione totale, senso di colpa divorante e altre forme di inimmaginabile sofferenza emotiva. Forme estreme di questi stati emotivi uguagliano la descrizione dei regni celestiali o infernali descritti nelle scritture delle grandi religioni del mondo. Un aspetto particolarmente interessante degli stati olotropici è il suo effetto sui processi di pensiero. L’intelletto non è danneggiato ma funziona in un modo significativamente differente dal suo modo quotidiano di funzionamento. Mentre potremmo non essere in grado di contare sulla nostra capacità di giudizio per le faccende quotidiane, possiamo essere letteralmente inondati da notevoli valide informazioni su una varietà di questioni. Possiamo raggiungere insight psicologici profondi sulla nostra storia personale, le nostre dinamiche inconsce, difficoltà emotive e problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare straordinarie rivelazioni riguardanti vari aspetti della natura e del cosmo che trascendono ampiamente il nostro background educativo e intellettuale. Comunque, di gran lunga i più interessanti insight che diventano disponibili negli stati olotropici ruotano intorno a questioni filosofiche, metafisiche e spirituali. Noi possiamo sperimentare sequenze di morte e rinascita psicologica e un vasto spettro di fenomeni transpersonali, come la sensazione di unità con altre persone, con la natura, l’universo e Dio. Potremmo scoprire che sembrano essere memorie di altre incarnazioni, incontri con potenti figure archetipiche, comunicazioni con esseri disincarnati, visite a numerosi paesaggi mitologici. Le esperienze olotropiche di questo tipo sono la chiave per la comprensione dei rituali e della vita spirituale dell’umanità, dallo sciamanesimo e le cerimonie sacre delle tribù aborigene, fino alle grandi religioni del mondo.”

La Biotransenergetica
Ascoltavo Stan e la mia mente andava al ricordo degli insegnamenti universitari, alle frasi che capitava di sentirsi riferire quando si accennava alla psicologia trans personale. “ ah si quelli che parlano con gli spiriti”, oppure ai consigli che ricevetti al momento di preparare la documentazione per il Riconoscimento Ministeriale della nostra Scuola di Formazione in Psicoterapia Transpersonale, “mi raccomando dott. Lattuada, tolga quei termini come “amore”, “energia”, “spirito”, sono poco scientifici”. Più pensavo a tutte quelle situazioni nelle quali la Biotransenergetica sarebbe stata criticata più sentivo nascere dentro di me la forza e la consapevolezza per proseguire il cammino.
Pensavo a quante volte mi ero trovato ad affermare, con la sensazione di non essere compreso, che

l’esperienza degli archetipi, siano essi mitologici o legati alle forze della natura, non si esauriva come pretende la cultura psicologica dominante negli aspetti emotivi, percettivi e cognitivi.

La Biotransenergetica sostiene a gran voce che ogni esperienza interiore si svolge sulla totalità del campo di coscienza, comprendendo quindi oltre agli aspetti psicologici anche quelli fisici e quelli spirituali. Al cospetto delle parole di Stan mi sentivo come l’esploratore che al ritorno da territori selvaggi, dopo aver condiviso le sue avventure con orecchie sorde e scettiche menti, tanto da arrivare a dubitare della sua

stessa esperienza, finalmente incontrava qualcuno che era stato là dove lui era stato, aveva visto e sentito ciò che lui aveva visto e sentito. Sì, l’eroe in me avrebbe trovato la forza per affermare in modo forte e chiaro il valore della biotransenergetica, una disciplina autenticamente transpersonale con profonde radici nelle antiche tradizioni spirituali, in grado di insegnare a riconoscere la sacralità dello slancio creativo del vivente in ogni sua manifestazione e conformarsi alle sue leggi. L’eroe in me avrebbe estratto la spada del logos e sconfitto il drago dello scetticismo scientista, avrebbe disseminato con maggior vigore il germe dell’esplorazione delle dimensioni della coscienza con l’intento di realizzare la consapevolezza che si svela oltre i processi di pensiero della mente ordinaria. Aveva chiaro come la Biotransenergetica parlasse di unità di coscienza non per un vezzo intellettuale ma per esperienza diretta, erano ormai svariate migliaia le ore di lavoro clinico che fornivano garanzie di validità ad una prassi fondata sull’ascolto compassionevole, l’osservazione consapevole, il contatto con le forze della natura e le innumerevoli potenzialità che da esse si sprigionano, la capacità di restare al cospetto degli eventi e la padronanza per espandere la propria coscienza fino a comprenderli. Gli sarebbe stato più agevole creare le condizioni per la comprensione che un mal di testa o uno sguardo invidioso, le nubi del cielo o il boccone sullo stomaco, l’attacco di panico o il lupo della steppa, la memoria degli antenati e l’ipertensione, la foresta e la colite, i geni e il pianoforte, l’acqua del torrente o il fremito sessuale, i pugni chiusi o le pietre del selciato, la dea del vento o lo spirito dei saggi di ogni tempo, appartengono allo stesso flusso interconnesso di eventi, alla stessa manifestazione che alcuni chiamano coscienza, altri vita, Dio o mondo materiale.

11th EUROTAS Conference
E’ l’onda lunga di quelle chiacchierate fiorentine che ancora oggi sostiene quell’eroe che in me, come in ciascuno di noi, timidamente azzarda il coraggio di presentarsi al mondo e di offrire all’Italia e a Milano in particolare, l’onere e l’onore di ospitare la 11th EUROTAS Conference, vale a dire il convegno annuale dell’ European Transpersonal Association. L’organizzazione dell’11th Conference dal titolo Oltre la Mente: da una cultura del dominio verso una cultura della condivisione, ormai in avanzato stato di organizzazione vedrà la presenza di 115 relatori provenienti da oltre trenta paesi tra i quali, come ospiti d’onore l’eminente scienziato Ervin Laszlo e Stanislav Grof stesso che terrà due presentazioni magistrali.

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